Quella notte all’Heysel. Impossibile dimenticare

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Il giorno più triste della storia bianconera. La notte che ha cambiato il calcio.

 

Quando sentii per la prima volta la parola “Heysel” ero una ragazzina, e chiesi a mia madre cosa fosse successo in quel posto dallo strano nome, avendo appena seguito in tv un’intervista a Platini. Il giornalista gli chiedeva pareri su una partita che “non si sarebbe dovuta giocare“.

Mi venne spiegato cosa accadde, e alcune cose non le capivo. Da ragazzino vedi lo sport in un modo totalmente innocente e non concepisci parole come “hooligans” o “caricare la folla“. Non capisci come possano essere morte tante persone in uno stadio. Fai sempre più domande e la più frequente, a cui non ricevi risposta, è “perché?”. Perché tante persone, arrivate allo stadio per coronare il sogno di vedere la propria squadra del cuore giocarsi la finale della Coppa die Campioni, hanno vissuto l’incubo più nero incontrando la morte?

Sulla tragedia che ha sconvolto il mondo del calcio, il cui peso si fa sentire ancora bruciante ogni 29 maggio, sono state spese tante parole. Accuse, scuse, giustificazioni, tentativi di spiegare qualcosa che forse poteva essere evitato.

Da questo fiume di parole, che ancora oggi non si arresta, la corrente mi porta uno dei libri più toccanti che siano stati scritti sull’argomento.

Quella notte all'Heysel in media rex

Emilio Targia, che quella notte infernale era all’Heysel, ha deciso di raccontare la sua esperienza. A distanza di trent’anni il ricordo è vivido. Fa male e va a pungolare una ferita ancora aperta. Con le sue parole semplici e delicate, ricordando le sensazioni e l’emozione che solo un ragazzo che ama profondamente la sua squadra conosce, riesce a descrivere con incredibile umanità e delicatezza tutto ciò che accadde, con l’acutezza di un giornalista e allo stesso tempo l’emozione di un tifoso.

Nessun dettaglio viene risparmiato, dalla ricerca al cardiopalma dei biglietti (quasi introvabili) per la partita, alla gioia immensa e l’agitazione per la partenza verso quello che sarebbe stato, per un’unica notte, il tempio del calcio. La maestria nel raccontare, porta il lettore a provare le stesse sensazioni del narratore, cosicché quando si arriva nella zone dello stadio, si arriva quasi a provare la stessa emozione che prova lui.

Ma, già al momento di entrare all’interno dello stadio si inizia a percepire che qualcosa non sta andando per il verso giusto, tanto che Emilio e il suo amico riescono all’ultimo a cambiare settore, rinunciando ai biglietti del settore Z in favore di quelli M N O. A posteriori, una vera fortuna, che l’autore però non rimarca e non definisce neanche tale, perché il suo cuore è rimasto lì, sulla zolla di prato davanti al settore Z, dove suoi connazionali hanno perso la vita, nell’incubo che è seguito al sogno.

Pochi minuti dopo, l’inferno.

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I tifosi inglesi, che occupavano la zona centrale della curva e la parte adiacente alla tribuna d’onore, cominciano a inveire contro i tifosi juventini con cori e sfottò, per passare poi alla pioggia incessante di lattine, bottiglie, calcinacci, bastoni. Un vero e proprio assalto che di lì a poco sarebbe sfociato in tragedia.

Il racconto di Targia è preciso, sentito e accorato, ma mai vittimista.  Mantiene una visuale, nonostante tutto, oggettiva, senza per questo soffocare le emozioni o farsi prevaricare da esse.

Un libro consigliato caldamente a tutti i lettori, sportivi e non. Per chiunque voglia saperne di più attraverso il punto di vista di chi ha vissuto la tragedia. Il consiglio è dato sopratutto per abbattere il muro di ignoranza che, su questa vicenda, è ancora alto.

Per andare oltre le tante, troppe parole a vanvera che gli vengono dedicate per circostanza ogni 29 maggio.


ABBIAMO PARLATO DI

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Emilio Targia – Quella Notte All’Heysel
Sperling & Kupfer, 2015
192 pagine

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