Dischi Che Escono – 12/11/2018

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Dieci dischi da recensire quando vuoi fare lo sborone (05/11/2018 – 11/11/2018)


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Salmo
Playlist

Hip Hop, Sony

L’highlight
Stai Zitto

Per chi apprezza
Avere meno di 16 anni.

Dai Mauri, ci stai allegramente perculando tutti. Guarda che ti ho sgamato eh? Il titolo dell’ultima traccia è “Lunedì” e sono sicuro, che allo scoccare della mezzanotte del 12 novembre 2018, appunto lunedì, appunto oggi (era venerdì mentre scrivevo), farai uscire a sorpresa il vero successore di quel capolavoro del rap contemporaneo che è “Hellvisback”.

E dire che si parte bene…

Il primo singolo “90 MIN”, critica sociale da record di ascolti su Spotify, porta un vento ebbro di contagiosa tamarranza. “Stai Zitto” (feat. Fibra) si eleva sul resto con le citazioni rock a Soundgarden e Slayer. A proposito, io Araya & co a 18 anni li ascoltavo e scopavo con gli assoli ignoranti di King in dolce sottofondo, “Tiè”! Ah, questo è pure il titolo di un intermezzo strumentale che fa il verso ai RATM e all’hardcore. “Ricchi e Morti” dice che lo fai solo per i soldi e, sentendo il resto del disco, tendo a darti ragione. Un’ultima mina in compagnia di Nitro su “Dispovery Channel” e il resto del disco “No Comment”. Non quello di Nitro, purtroppo.

…ma si finisce male, molto male.

Troppa “Musica per Bambini”. Non quella di Rancore, purtroppo. Fra un’indecente smielata trap con Sfera e una poppata di latte Rancid con Coez, non c’è riflessione: tutto esteriorità, ricerca del consenso più ampio e svuotamento dei contenuti. E riempimento dei miei coglioni. Lebon, hai fatto con la tua musica quello che il tuo amico Salvini fa con la politica. Ho fiducia che lunedì mi smentirai e ti voglio bene lo stesso.

“Perdonami”, perdonami, perdonami la rima: questa non è merda d’artista, è roba che cagherebbe una merda di artista. – Davide Bragagna


Bruce Springsteen
Land Of Hope And Dreams Live On Broadway (Singolo)

Elettronica/Techno/Dance, Take Me to the Hospital

L’highlight
il disorientamento dei “booh” sul finale

Per chi apprezza
la connessione tra Broadway e Controguerra

Con tutti questi antipasti, arriverò al piatto completo già sazio. Fatto sta che qui abbiamo un Bruce Springsteen che ha il suo perché. Perché è a Broadway da oramai non ricordo più quanti anni, se 2, 3 o solo uno. Fatto sta che Bruce, per prendere una boccata d’aria tra la trecentomilionesima replica del suo spettacolo e la cinquecentomilionesima, prende un comodo aereo per sorseggiare un Crodino a Roma. Un po’ come me, che per prendere una boccata d’aria da lavoro me ne vado comodamente a Controguerra a sfondarmi di ottimo Montepulciano. Ma abito a Bologna. Ed è questo ciò che mi lega a Springsteen: il fatto che la terra della speranza e dei sogni ogni tanto è rifugiarsi da qualche parte in maniera insensata. Fatto sta (giusto per riprendere un intercalare utilizzato a sproposito a inizio recensione) che di curiosità ne ha suscitata un po’. Se non altro per quei “Booh” che si percespiscono a fine esecuzione. O gli americani si sono rincoglioniti più del solito, o è una ovazione di approvazione a me sino ad ora sconosciuta. Ma che diavolo ne so, io, che mi sono perso per i vigneti del teramano? – Andrea Mariano


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Coldplay
Fix You live in Buenos Aires (Singolo)

Pop, Parlophone

L’highlight
Beh, il brano è bello a prescindere

Per chi apprezza
l’effetto Papa

L’effetto Papa. E non è un Barbatrucco, né tantomeno un Papatrucco. Ma il signor Chris Martin ha un riverbero così forte, in questa anticipazione del live album dei Coldplay che verrà pubblicato a dicembre, che in confronto il buon Francy parla sottovoce nelle omelie domenicali, quando si affaccia alla finestra di San Pietro. Tra l’altro: Martin con l’effetto papa-riverbero, Bergoglio argentino, Coldplay che annunciano il Live In Buenos Aires. Coincidenze? Non credo. Però prego. Che non sia un live (eccessivamente) di merda. – Andrea Mariano


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The Beatles
The Beatles (50th Edition Remaster Boxset)

La bellezza in musica, Apple / Universal

L’highlight
Long, Long, Long, Take 44, da brividi

Per chi apprezza
Ricordare, ricordare quel novembre (non il cinque)

Beatlesiani, a raccolta. Su, su, via quel broncio e tirate fuori il portafogli, a ‘sto giro è per un motivo degno. Lo so, sono cento e fischia pippini. C’est la vie. Ne eravate consapevoli, quando avete scelto la via: noi cultori della buona musica siamo oggetto di benedizione e maledizione. E siamo mucche floydiane da mungere, specie nelle ricorrenze. Ma ripeto, fidatevi del sottoscritto, questa volta è per una pia causa. Sì, questa volta ne vale la pena. Perché il Bianco dei Beatles, quello leggendario, quel doppio magico apice tra gli apici dei Fab, compie 50 anni e viene ristampato in un nuovo mix curato nuovamente dal pargolo Giles Martin e con l’aggiunta di un fiume di demo, take, provini (circa 27 demo acustici e 50 session takes, molti dei quali mai emersi prima), più i celebri Esher Demos a casa di Harrison, per un qualcosa come più di 5 ore di musica che ricostruiscono la Storia. E, ripeto, per una volta davvero, ne vale la pena. Del resto, se pure quella cafonata di “Wild Honey Pie” suona scintillante, è proprio il caso di acquistare. Chiamate Babbo Natale in anticipo. – Giulio Beneventi


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Fleet Foxes
First Collection 2006 – 2009

Folk, Sub Pop

L’highlight
Mykonos

Per chi apprezza
Lo storicismo moderno

Tutti bravi a dire “a me piacciono i Beatles”, a fare gli appassionati colti e spendaccioni mettendo un bel boxset da 100€ e passa per fare bagn emozionare le donne che portate in salotto. Bravi. Siete coltissimi. Perché non vedo tutto lo stesso bordello da parte degli aficionados indie-underground attorno a questa prima raccolta dei Fleet Foxes? Staremo forse considerando il self-titled della band che fu una volta di Josh Tillman meno nobile del White Album? Stiamo forse dicendo che i 10 anni non vanno celebrati come si celebrano i 50? Spendeteli sti 65 dollari che la Sub Pop ne ha sicuramente più bisogno della Apple Music: nel pacchetto anche un EP conosciuto (“Sun Giant”, qualitativamente superbo), un EP meno conosciuto (il primissimo, del 2006) e un disco di b-sides dimenticate finora, e che verosimilmente lo saranno di nuovo tra un paio di settimane. – Riccardo Coppola


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Jeff Goldblum and the Mildred Snitzer Orchestra
The Capitol Studios Session

Jazz, Universal

L’highlight
I Wish I Knew (How It Would Feel to Be Free)

Per chi apprezza
Le cafonate delle celebrity

Anche le celebrità dovranno pur fare qualcosa tra una ripresa e l’altra, forse giusto un poco (ma un pochino) avvantaggiate da qualche spicciolo in più da investire nel proprio vero o presunto talento, e da una audience già costruita. Queste robe qua, poi, diventano delle trappole irresistibili: quando vedi che, dopo aver fatto il cattivo di Thor ed essere stato in un processo per fare inghiottire i dinosauri dalla lava, Jeff Goldblum ha pubblicato un live album jazz, non puoi che sentire che cosa ne esce fuori. Ed esce fuori un disco jazz onestamente, assolutamente, inequivocabilmente mediocre, dove il buon Jeff può però legittimamente permettersi di agghindarsi come un Saul Goodman del pianobar e prendersi la scena più per gli scambi di battute e le movenze da pagliaccio che per le sue parti sui tasti. Ma va bene così. Adesso, come dice la mia fidanzata ogni sera quando si spengono le luci, vediamo che sta facendo la Ferragni. – Riccardo Coppola


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J Mascis
Elastic Days

Alternative Rock, Sub Pop

L’highlight
I went dust

Per chi apprezza
Non cambiare mai

J Mascis non è mai invecchiato. Gli anni gli hanno reso piu radi e più bianchi i capelli una volta meno radi ma quasi ugualmente bianchi, forse il passare del tempo ha solo estremizzato la mortale malinconia dei suoi vent’anni. Quella che abbiamo avuto tutti e che non abbiamo mai messo in musica, che abbiamo annegato nelle responsabilità e nel buon senso. Ma il buon J è sempre lì, che sia per i Dinosaur Jr o per questa quasi indistinguibile, solo un poco più acustica, deviazione solista: a fingere che il grunge sia ancora trendy, che si possano ancora rimorchiare le ragazze con una chitarra scordata e non offrendo Spritz, che i risvoltini e la camicina a maniche corte dentro i pantaloni siano solo una versione in potenziale della solida, calda e immarcescibile flanella a quadroni. Sempre lì, a biascicare romanticismi su canzoni di trenta secondi che accelerano a caso, con assoli di chitarra acutissimi e sgradevoli che spuntano dal nulla. Nulla crea e nulla distrugge J Mascis, men che meno questo dolcissimo alternative rock di cui si fa menestrello, stantio per definizione e proprio per questo autentica, strappalacrime manifestazione di resistenza. – Riccardo Coppola


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Cranio Randagio
Come Il Re Leone

Rap, Cranio Randagio

L’highlight
Estate E Sto Qua

Per chi apprezza
Vivere e lasciar morire

A chi mi chiede oggi cosa penso di questo artista, di questo rapper atipico che non esponeva tatuaggi da spaccone o sciocchi cliché, e cosa avrebbe potuto fare se solo la colpa di dover portare sulle spalle il peso di una vita storta non lo avesse reso probabilmente stanco di tutto, sommerso dal petrolio come un gabbiano in attesa di volar via, sinceramente non saprei bene cosa rispondere. In modo tristemente conciso potrei affermare che sarebbe stato sicuramente meglio di almeno 3/4 della musica odierna, quello sì. Più vero, più sostanzioso e trasparente. Più vivo, paradossalmente. Questo Ep postumo, uscito a due anni da quella triste serata, macchiato di brividi e di lacrime, mi conferma che Vittorio, praticamente mio coetaneo, era evidentemente un prescelto, predestinato a riempire una casella che ancora non c’era e che forse ora mai più ci sarà. Era orgoglioso di quello che aveva costruito, e forse anche di quello che aveva già letto del suo (breve) futuro prossimo. Un’anima rara che donava pezzi di anima in musica, a testa alta, come appunto un re leone, randagio, consapevole. Insomma, c’è solo da tacere rispettosamente dinnanzi all’ascolto e tanto da metabolizzare duramente. Le uniche parole che vorrei aggiungere è che mi ci rivedo in certi pezzi, rivedo una parte della mia vita che non dimenticherò mai (e non voglio dimenticare) ma che spero non si ripeta più. Il disco di Cranio mi ha ricordato quanto io sia fortunato e, semplicemente, mi ha fatto sentire un poco meno solo. Chapeau fratello, ovunque tu sia. E grazie. – Giulio Beneventi


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Sabrina Carpenter
Singular Act I

Pop, Hollywood Records

L’highlight
Paris

Per chi apprezza
I pareri contrastanti

Da quando ho iniziato a frequentare assiduamente la palestra, ho imparato a conoscere i gusti musicali di quelli che lì dentro si allenano, ci mangiano, ci vivono. Non potete immaginare che strazio sia doversi fare chilometri e chilometri sul tapis-roulant con davanti una TV sintonizzata su R101 ogni santo giorno. Il pop finisce per sprecarsi, ma fermi tutti: c’è da fare una bella distinzione. C’è il pop, quello che ti piace perché ogni tanto male non fa e poi c’è il pop malvagio, quello alla Sabrina Carpenter per intenderci. Passerò per cattivo, per bruto, ma Singular Act I è una lasagna, senza “sa”: una lagna. Un beat monotono ed una voce storpiata dall’auto-tune sono i pilastri di un lavoro presuntuoso, che dà il meglio di sé in un cestino dell’indifferenziata. L’unica nota positiva di cotanta banale musica commerciale è la cantante, la Sabrina – non quella della nuova serie Netflix – Carpenter. Se prima ho manifestato il lato maligno del mio carattere, ora è il turno di quello dell’uomo superficiale: che topa. Ma poiché mi piace curiosare nell’internet alla ricerca di pareri contrastanti, con mio grande stupore noto una critica decisamente a favore di questo Singular Act I, alla quale rispondo con un sonoro e fragoroso “sticazzi”. – Francesco Benvenuto


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Emery
Eve

Post-Hardcore, BadChristian

L’highlight
Le bestemmie di Buffon

Per chi apprezza
Questionare le proprie credenze per riaffermarle con violenza

Fino a poche ore fa, per me, Emery era solo l’allenatore ex Atletico e PSG che adesso sta facendo buone cose sulla panchina dell’Arsenal. Hanno fatto bene all’Arsenal, a prenderlo, dopo troppo tempo a elargire cure geriatriche gratuite a Wenger. Ho fatto male io, su Spotify, a sentire sta roba, forse spinto soltanto dalla copertina dell’album: sti qua fanno Christian post-hardcore (sì, quella scemenza che andava 15 anni fa in cui si alternavano voci super-emozionate e scream come fosse intelligente) e mettono in copertina una tizia decisamente nuda con un crocifisso addosso. E poi parlano di Gesù. E poi urlano di Gesù. E che cazzo. – Riccardo Coppola

Il Branco

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Siamo senz'altro scontrosi e antisociali, tuttavia a volte abbiamo degli interessi in comune. E scriviamo a più mani i nostri articoli.
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