Dischi Che Escono – 17/12/2018

dischicheescono_1000x350-dce-11062018

10 dischi per accompagnare i prossimi “anche a te e famiglia (10/12/2018 – 16/12/2018)


dark-polo-gang-british-dce1106

David Bowie
Glastonbury 2000

Pop, Parlophone

L’highlight
Ma come si fa a scegliere

Per chi apprezza
La musica

Oggigiorno, perduto nella crisi dei valori dell’anno domini duemiladiciotto, il genere umano è ormai solito recarsi annualmente in quel circo variopinto per vip che risponde al nome di Glastonbury per assistere con cocktail di costo brianzolo in mano e Rolex da comunista al polso alle indecenti esibizioni di bestie e pagliacci ricche di talenti (le monete). Ogni anno solita tragedia, tanto che ormai non ci si fa più caso. Eppure, sarà difficile da credere, ma ai tempi delle divinità crudeli e meschine c’è stato un nobile periodo in cui su quell’indegno palco più brandizzato degli U2 e RHCP messi assieme si alternavano anche signori musicisti.
Persino il Signore, colui che creò in sei giorni e sessanta anni di scarto un nuovo modo di intendere la voce e il settantesimo tornò a riposarsi sul pianeta Marte. E niente, questo dischetto è un lussureggiante reminder di ciò che è splendidamente stato e mai più si ripeterà. Provate a ribeccarvi Kanye West che canta Bohemian Rhapsody, dopo questo ascolto. – Giulio Beneventi


Elisa ft. Calcutta
Se piovesse il tuo nome (Singolo)

Indie, Universal

L’highlight
Il piovere di imprecazioni

Per chi apprezza
Squarciare il velo di Maya

Persino gli esseri senzienti meno decerebrati attorno a me si sono spesso chiesti quale sia la più corretta e calzante definizione di indie, perlomeno qui in Italia. Questioni al pari di un dibattito delle Sezioni Unite, lo so, lo so. Valeva la pena indagare, dunque. Ebbene, vi devo confessare che ogni ricerca svolta non ha avuto esito positivo. Stavo per rinunciare quando sono giunto all’improvviso ad una svolta. Decisiva, pure. Oh sì, vi comunico che oggi finalmente negheremo le nostre vacue menti al cosmo aleatorio. Il tutto grazie a Calcutta e al suo odierno e ancor più selvaggio sotterramento della dignità. Già, fu prestando dolorosamente orecchio all’inutile (e devo dire musicalmente fastidiosa) cianciata canterina a cui si è (ri)abbandonato con Elisa (lo dicevo che era fastidiosa), ancor più imbarazzante di una polaroid con un Brave assieme ad una Michielin, che mi venne rivelata la Buona Novella. Anche se, lasciatemelo dire, non è un cazzo buona. Eccovela, that’s it: l’indie è semplicemente l’anticamera del pop più becero, rannicchiato al caldo di due accordi di merda di chitarra acustica con un maglioncino erede della camicie di flanella, troppo pigro e moscio per vestirsi di fronzoli e sdolcinatezza, ma subito pronto a digievolversi in un qualcosa ancor più brutto di un Raichu selvatico. E vabbè, ora la smetto di drogarmi. Basta che spegnete quella cazzo di radio. Cià. – Giulio Beneventi


the-charlatans-totally-eclipsing-dce-1106

Charlotte Gainsbourg
Take 2 (EP)

Pop, Because Music

L’highlight
Bombs Away

Per chi apprezza
Tette e chitarre

L’attrice franco-britannica Charlotte Gainsbourg torna a mettere in mostra anche la propria indole da musicista, rilasciando il nuovo EP dal titolo Take 2. Nonostante la musica francese mi vada abbastanza di traverso, fatta ovviamente eccezione per quella che di francese ha ben poco dei Daft Punk, questo leggero pop senza eccessivi estetismi mi è riuscito ad intrattenere discretamente. Forse ha contribuito la breve durata complessiva delle cinque tracce, di cui ben due in versione live, ma ciò che contraddistingue la lingua d’oltralpe è sempre questa immanente eleganza. Qualcuno la ricorderà per Nymphomaniac di Lars Von Trier, film nel quale si sono visti decisamente molti suoi lati – probabilmente tutti – ma il salto verso un’arte più coperta e fatta di parole ben più articolate dei semplici “Ahh Sì, ancora” sembra non mettere Charlotte Gainsbourg troppo in difficoltà. Se ascoltato senza grandi aspettative, può riservare alcune gradite sorprese. – Francesco Benvenuto


megadeth-killing-is-my-business-dce-1106

Jack Savoretti
Candlelight (Singolo)

Pop, BMG

L’highlight
L’ascolto

Per chi apprezza
Savoretti, Jack Savoretti

Ho come l’impressione che il Savoretto Nazionale ci sia rimasto dannatamente sotto con l’intera filmografia del buon Giacomo Bond. Partorisce perciò a lume di candela una papabile ed elegantissima sigla con licenza di uccidere, di nobile testosterone di stampo Connery, condita di archi, mood maschio à la Cash, basso posato ma strappamutande, con fischio morriconiano a sigillare il tutto. E sono subito fiumi di squirting che Roger Moore levati proprio. – Giulio Beneventi


Lykke-Li-so-sad-so-sexy-dce-1106

Rival Sons
Feral Roots (Singolo)

Post Rock, 42

L’highlight
Gli intrecci acustica-elettrica

Per chi apprezza
Chi sa fare il suo mestiere

C’è un buffone che conosco che sostiene che i Rival Sons sono una versione ridotta dei Greta Van Fleet. Un po’ come quelli che dicono che la pizza di Roma è meglio di quella di Napoli, o che il tocco di Dybala è più magico di quello di Del Piero. Succede. Esiste gente di questo tipo. Ringrazio il tempo festivo e colorato che mi rende più buono, che mi permette di non curarmi di loro. Mi dispiace solo che manchino 15 giorni alla fine dell’anno, e di trovarmi forse a dovere riaggiornare le mie già cementate Top musicali del 2018 con questa Feral Roots: è una roba mai sentita dai figli rivali, un folkettino di matrice blues, calmo calmo se si fa eccezione per il taglientissimo ritornello, per l’andamento quasi progressivo delle chitarre che si intrecciano sul bridge. Sentitelo, e fatevi insegnare cosa significa tradurre la competenza e il mestiere in un rock che non sia una ruffiana baggianata per masse giovani. – Riccardo Coppola


Lykke-Li-so-sad-so-sexy-dce-1106

The Decemberists
Traveling On

Indie/folk americano, Capitol records

L’highlight
Midlist Author

Per chi apprezza
Il sound folk americano

“Traveling on” è il nuovo Ep dei The Decemberists, che ricompre il ruolo di ottimo compendio all’ottimo ultimo disco “I’ll be your girl”. Torna quindi l’americanissimo indie/folk della band di Portland, che in quanto a ballate davanti al caminetto sa il fatto suo, e chissà quanti taglialegna ha accompagnato nei freddi inverni nordamericani in quel di Orogon. “Midlist author” poi è una gemma, quelle tastiere e quei cori armonizzati ricordano i quattro di Liverpool. Meno folk e più rock rispetto all’alta media dei brani dei The decemberists fatti di violini e chitarre acustiche, di chitarroni acustici e grancassa. Ma anche in questo sound più moderno rimane l’impronta fortemente americana della band, come in “Tripping along”, in una versione con tutta la band al completo.
E poi nel disco si respira l’aria natalizia. Ed è uscito a DICEMBRE. Si, fa ridere. – Matteo Galdi


megadeth-killing-is-my-business-dce-1106

Scandinavian Star
Solas

Musica ambientale/sperimentale, Posh Isolation

L’highlight
Relic

Per chi apprezza
Ciò che apprezza

Che io abbia dei gravi, gravissimi problemi nel distinguere il bello dal brutto è un dato di fatto. Il tirare in mezzo il detto che “bello è ciò che piace” non è altro che un escamotage per portare acqua al mio mulino. Perché per attribuire l’aggettivo di bello a Solas, il nuovo album del progetto Scandinavian Star ci vuole del coraggio ed anche tanto: un lavoro talmente atipico da essere sicuramente difficilmente digeribili ai tanti, fatto di tanta musica ambientale. Ogni nota, ogni suono manda con la mente alla natura, viaggiando tra quelli che sembra essere l’infrangersi delle onde sugli scogli ed un vento costante ed incessante. Solas è il classico lavoro da affiancare al concetto di “musica sperimentale”, dove però da sperimentare c’è esclusivamente il gradimento di chi ascolta. Ciascun brano degli otto presenti è a sé. Parlando per similitudini, Solas mi ricorda una confezione di caramelle “tutti i gusti +1” rese famose dal maghetto Potter: nella confezione, fatta di tanta roba buona, prima o poi ti capita quella al gusto cerume. Sta a voi però decidere quale sia delle otto. – Francesco Benvenuto


Lykke-Li-so-sad-so-sexy-dce-1106

AABU
Abbiamo ancora bisogno di urlare

Alternative Rock, Autoproduzione

L’highlight
Ti voglio bene

Per chi apprezza
Arrendersi alla realtà

Mi viene parecchio da ridere a pensare che – come mi racconta il comunicato stampa – questi qui hanno condiviso il palco con gli Ex Otago. Vorrei vedere le facce dei sedicenni sbaciucchioni che si sono trovati sbattute in faccia queste vagonate di rock nerissimo ed esistenzialista, con riffoni a metà tra Stoner e grunge e testi che hanno una fiducia nel futuro pari a quella che i concittadini della band hanno in Filippo Inzaghi. Gli AABU sono un po’ la versione dei FASK che sorge spontaneamente dopo sei mesi di governo del cambiamento. Almeno musicalmente non è in peggio. – Riccardo Coppola


Lykke-Li-so-sad-so-sexy-dce-1106

Lei, (NO) Innocence
Innocence

Elettronica, A Buzz Supreme

L’highlight
Purple

Per chi apprezza
Scegliere la propria playlist per i pornazzi

Nei primissimi anni 2000 cercavo soft-porno vintage di infima qualità sui canali regionali. Il più delle volte al buio e col muto attivo, in qualche rarissimo caso con il volume a una, due tacche. Le colonne sonore il più delle volte erano fatte di jazz scadentissimo da centro commerciale. I Lei, (NO) Innocence, che già sono particolari dal nome (sono due uomini), hanno fatto l’opera d’associazione inversa e hanno deciso non di dare una colonna sonora a dei porno, ma di usare i porno come sottofondo visivo per la loro musica, o per i loro dj-set, annunciatamente vietati ai minori. Porno vintage, in bianco e nero. L’effetto è – come da intenzioni – claustrofobico e straniante, perché il collettivo di bologna non suona xilofoni e sax ma raccoglie varie suggestioni analogiche, le ammanta di glitch, le ricopre di sussurri da film horror. Roba – specialmente se abbinata al video – da far sentire l’ascoltatore sporco dentro, e da far sembrare i lavori più cupi di Trent Reznor estratti di una recita di Natale di terza elementare. Cose strane cui buttare uno sguardo: di cose di questo genere dalle nostre parti sono veramente in pochi a farle, e probabilmente se ce ne fossero di più ci sarebbe un po’ da preoccuparsi. – Riccardo Coppola


dark-polo-gang-british-dce1106

American Football
Silhouettes (Singolo)

Math rock, Big Scary Monsters

L’highlight
Troppa roba per essere scritta tutta

Per chi apprezza
Gli album self-titled

Un nome così brutto per una band non si poteva scegliere, secondo me. Eppure, come ben dovremmo sapere, l’abito non fa il monaco. Dopo una prematura scomparsa e solo un album alle spalle (un gioiello, di album), gli AF sono tornati con una manciate di idee a ronzargli in testa. Dopo un disco post-reunion -non propriamente riuscito al meglio-, ne giungerà un altro tra qualche mese. Che si chiamerà esattamente come i precedenti due: American Football. Fantasia senza eguali.

Il singolo d’antipasto, in ogni caso, è decisamente particolare. Una canzone da 7 minuti che non sembra neppure richiamare troppo il passato. Eppure, posso dire di essermene innamorato al volo. Tanta tenerezza, chitarre che emanano freschezza… e tristezza. Sfido anche il più duro a non sciogliersi di fronte un brano simile. Se siete in cerca di roba particolarmente triste, questo gruppo è ciò che fa per voi. – Jacopo Morosini

Il Branco

Siamo senz'altro scontrosi e antisociali, tuttavia a volte abbiamo degli interessi in comune. E scriviamo a più mani i nostri articoli.
Il Branco

Latest posts by Il Branco (see all)

About Il Branco

Siamo senz'altro scontrosi e antisociali, tuttavia a volte abbiamo degli interessi in comune. E scriviamo a più mani i nostri articoli.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *