Ed Sheeran: due nuovi singoli is megl’ che one

Ed Sheeran è tornato con i brani “Castle On The Hill” e “Shape Of You” che di fatto anticipano il terzo lavoro discografico.

 

Il volontario esilio dai social durato oltre un anno è infine terminato. Il cantante britannico idolo dei più giovani Ed Sheeran ha infatti ufficialmente interrotto il silenzio-radar all’alba del gennaio appena cominciato e oggi, alle 5.00 del mattino precise, è tornato a diffondere la sua musica: come avrete già letto, su tutte le piattaforme sono stati lanciati online non uno, ma ben due singoli, “Castle On The Hill” e “Shape Of You”, due nuovi composizioni che mostrano sonorità profondamente diverse, quasi diametralmente opposte.

Questo era l’ultimo messaggio che da tempo immemore campeggiava sulla sua pagina Facebook:

“Prenderò una pausa dal telefono, dalle email e dai social network per un po’ – aveva scritto nell’ultimo post pubblicato nel 2015 – gli ultimi cinque anni sono stati magnifici, ma a un certo punto ho scoperto di aver guardato il mondo attraverso uno schermo, e non coi miei occhi. Il terzo album è in arrivo ed è la cosa migliore che abbia fatto fino ad ora. Ci vediamo il prossimo autunno, e grazie per essere stati incredibili.”

Seguì il nulla. Poi eccoci: “Visto che sono stato assente per un po’, ecco qui due singoli al posto di uno”. Potete immaginarvi il delirio, l’oceano di visualizzazioni e la cascata di liquidi femminili (e non solo). “Che meraviglia”, “Ed ti prego ingravidami, è da un’eternità che aspetto”. Una vera sciabolata a ciel sereno, peggio di quella che la principessa Beatrice ha riservato al roscio.

Che dire, navigando nell’iperspazio del web anche ad una apprezzabile distanza dai covi di fans disperati che condividono il tema celeste del nuovo periodo artistico (il primo era arancione, quello del precedente album “X” verde), il profumo di umori corporei è bello consistente e il giudizio generale pare oscillare nel privilegiato spettro degli eminenti capolavori. Non ci resta che ascoltare e capire se è davvero così.

“Castle On The Hill” presenta delle venature curiosamente Green Day stile “Still Breathing” e un approccio U2esco ma, nel bene e nel male, è indubbiamente Ed Sheeran al 100 %, con semplici accorgimenti di produzione (affidata a Benny Blanco) che spingono verso i lidi dei moderni (ahimè) Maroon 5 e Justin Bieber, senza mai eccedere oltre il baratro dell’over-produced. Questo per dirvi: se già apprezzavate Sheeran, allora vi garberà sicuramente (nonostante il suo chorus diabeticamente classic pop), anche perchè oserei ravvisare anche una sorta di crescita vocale accompagnata da una stretta alle caretteristiche che hanno reso il rosso cantautore l’idolo delle folle e un soggetto approvato anche da vecchi illustri colleghi, come Van Morrison (mica cazzi). Se prima invece vi faceva schifo, di certo il pezzo in questione non si prende la briga di farvi cambiare idea. Anzi, non vi considera proprio per nulla. Quindi continuate pure per la vostra strada lontana dal castello e non rompete troppo le balle.

Per “Shape Of You” il discorso è totalmente diverso, proprio come lo sono le sonorità scelte.
Il leggero déjàvu che rimanda a “Cheap Thrills” di Sia e Sean Paul diviene ben presto fastidioso e non si redime per nulla nel ritornello, richiamando la stessa identica modalità di furto perpetrata da James Arthur nei confronti della candida Adele (mai sentita “Someone Like You”?). E di certo non è un bel vanto. Mi pare sia un ovvio (ma goffo e spompo) tentativo di ammodernarsi con spunti estranei che non condivido sotto ogni punto di vista. E improvvisamente ho compreso la politica della scelta doppia dell’uscita: una canzone del genere da sola di sicuro non sarebbe MAI bastata a fronteggiare l’attesa che si era creata nel tempo o, peggio, avrebbe rischiato di far fare all’autore solo una figura non molto edificante di eiculatore precoce, qualitativamente parlando. Perchè, non prendiamoci in giro, in questi quattro minuti scarsi non si riesce a trasmettere nulla di interessante, se non per osmosi la voglia di andare a farsi qualche shot al bar come i protagonisti della canzone per dimenticare tutto.

In sintesi, fare una recensione completa di due nuovi brani (con ogni probabilità fuorvianti rispetto all’orientamento che avrà il nuovo album) è più che prematuro e può dare soltanto un’idea generale, quindi mi tengo le vere cartucce per l’intero progetto discografico bluetto, apprezzando per ora i riferimenti inclusi ad Elton John (“Driving at 90 down those country lanes / singing to “Tiny Dancer”) e Morrison (“Put Van The Man on the jukebox /And then we start to dance”). Diciamo che le aspettative hanno subito una drastica modifica nella forma, senza però avere un completo tracollo. Niente di celestiale, anzi. Un so far, so good moderato, al 50 %. Poteva andare peggio, no?

Giulio Beneventi

Giulio Beneventi

Carpenter, Bowie e Bukowski hanno fatto di me il 90% di quello che sono oggi. Per il resto ci hanno pensato le sigarette, il Four Roses e i manuali di giurisprudenza.
Mai uscito vivo dagli anni Novanta, da sempre sulla breccia con Coltrane e un paio di vinili sottobraccio, mi sento a mio agio scrivendo solo a bocca piena, dopo trenta piegamenti di riflessione e una buona dose di gentil cinismo.
Giulio Beneventi

About Giulio Beneventi

Carpenter, Bowie e Bukowski hanno fatto di me il 90% di quello che sono oggi. Per il resto ci hanno pensato le sigarette, il Four Roses e i manuali di giurisprudenza.
Mai uscito vivo dagli anni Novanta, da sempre sulla breccia con Coltrane e un paio di vinili sottobraccio, mi sento a mio agio scrivendo solo a bocca piena, dopo trenta piegamenti di riflessione e una buona dose di gentil cinismo.

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