La forza di Calcutta a Latina

Calcutta a Latina: come passa il tempo quando ci si diverte.


Quello di Calcutta a Latina non è stato un concerto. È stato un evento. La prima volta di Edoardo D’Erme in uno stadio non poteva essere altrimenti. A Latina, in una città che non è certo una grande città, Calcutta ha lanciato il cuore oltre l’ostacolo senza snaturarsi, mantenendo la sua immagine e riuscendo a dar vita ad uno show che ha rispecchiato perfettamente l’immagine che Edo ha saputo costruirsi in questi anni.

Andiamo con ordine. Sono arrivato allo stadio di Latina attorno le 4 per ritirare il mio ticket (non fan) ed aspettare seduto sotto la tribuna coperta con la birra che si scaldava in fretta (Tommy Para tvb). Ed è stato proprio mentre eravamo in fila per ritirare il biglietto che sentiamo un “prova” provenire da dentro lo stadio e la mia donzella, la cui prontezza nel riconoscere le voci farebbe impallidire qualsiasi concorrente di Sarabanda, riconosce subito Tommaso Paradiso, che poi duetterà con Calcutta sulle note di Oroscopo. Mentre giravamo attorno allo stadio per andare verso l’ingresso di nostra pertinenza, passiamo davanti l’entrata del prato: tanta, troppa gente assiepata davanti l’ingresso, con ancora le porte chiuse e la sensazione che l’ossigeno, pur essendo all’aperto, stava per esaurirsi. Questo è l’effetto che ha fatto Calcutta a Latina, ribadito anche dal proprietario dell’hotel dove abbiamo soggiornato che ha affermato di non conoscerlo “ma questo ha bloccato Latina“. Una bella soddisfazione, eh Edo?

Tra sudori, fumo di sigaretta, sciarpe rosse del concerto ultra-sintetiche e un djset che spaziava da I Will Survive a Sold Out, si fanno le 18.30 e puntualissima entra sul palco Mèsa, mentre il parterre è già pieno a metà e le spalle della gente iniziano a fumare. Mèsa ci dà dentro con la sua voce, anche se a tratti sembra che voglia imitare la sua collega più navigata Levante. Passa un’ora e sale Francesco De Leo: i fedelissimi della transenna lo osannano, lo applaudono, anche se le melodie di De Leo, più indie che mai, non sono esattamente quelle che servono per scaldare l’ambiente. La bomba arriva però alle 20.30, quando il Francioni di Latina era già abbastanza pieno: arriva Frah Quintale, che ho visto per la quinta volta quest’anno e che per la quinta volta mi ha lasciato a bocca aperta. Frah non ne sbaglia una, la sua voce in live è anche meglio del disco ed anche in tribuna lo conoscono (non tutti). Quintale ha anche impreziosito la sua scaletta col nuovo singolo Stupefacente e ci ha anche regalato un duetto con quel tipo un po’ strano un po’ saggio che è Giorgio Poi (che sarà anche il chitarrista per la performance di Calcutta).

La bomba arriva però alle 21.50, spaccando il secondo. L’atmosfera è quella giusta: il pubblico freme, viene scaldato dai video di Pierluigi Pardo che pubblicizza fintamente la sua Acqua Parda ma che in realtà è lì solo per supportare Calcutta. Si spengono le luci e sale sul palco Edoardo, che saluta il pubblico e attacca subito con Briciole, Kiwi e l’incredibile Orgasmo. Il concerto però, a costo di ripetermi, non è solo un concerto. Non c’è solo Edoardo, con la sua band, con le quattro coriste (ognuna con una lettera sulla maglietta a formare la parola C-O-R-O): c’è il maxi-schermo dietro di loro, usato sapientemente per costruire una narrazione unica per la serata (che definirei anche storytelling), dove video e inquadrature giocano con le animazioni create da Calcutta in pieno stile Calcutta e che danno forza alla voce di Edoardo per tutto il concerto. Per dare l’idea, le animazioni su Nuda Nudissima ci fanno capire che Edoardo è team lato B, mentre su Rai Dodo si diverte a suonare l’ukulele alternandosi a finestre di Windows 95 che crashano e schermate del Televideo che solo i più vecchi come il sottoscritto riescono a ricordarsi.

Credit: Giuseppe Maffia.

La costruzione del concerto, scritto e diretto da Calcutta, come si legge sui titoli di coda (sì, c’erano i titoli di coda, come se fosse un film), è perfetta: il quartetto della morte è stato sicuramente quello posizionato a metà concerto, con Nuda Nudissima, Cosa Mi Manchi A Fare, Oroscopo (su cui è entrato Tommaso Paradiso con tanto di occhiali, cappellino e canottiera mimetica) e Del Verde (su cui c’è anche stata una proposta di matrimonio), dove la gente cantava, piangeva, saltava, si abbracciava sulle note di un Edoardo che non ha saputo nascondere l’emozione neanche quando ha chiesto a tutto lo stadio di salutare sua nonna con un “ciao, nonna!”, ma che è riuscito a reggere la pressione e che ha saputo dare spettacolo come un vero professionista.

Prima del concerto alcuni dubbi della gente aleggiavano sul Francioni di Latina. Chi aveva già visto Calcutta dal vivo esprimeva la sua preoccupazione riguardo al fatto che Edoardo potesse presentarsi più o meno sobrio sul palco, se riuscisse a cantare o anche solo a parlare. E se seguite Calcutta su Instagram avrete anche visto la sua ansia pre-concerto, un’ansia però gestita magistralmente anche quando si è trattato di fare Saliva e Amarena solo chitarra e coro. L’emozione è venuta tutta fuori sull’ultimo pezzo, Pesto, urlato più che cantato da tutto lo stadio, mentre la telecamera indugiava sul viso di Calcutta, visibilmente emozionato come ammesso da lui subito dopo, ma comunque impeccabile dal punto di vista vocale.

Dodo e Calcutta

Questa data ha però sancito la crescita di Calcutta, ha dimostrato a tutti che non è più (solo) il solito cazzone che canta e biascica, che non si prende sul serio. Tutt’altro. Il concerto è stata una botta di vita per tutti coloro che amano Calcutta, con i suoi testi ora espliciti ora senza senso, con le sue melodie che ti entrano in testa. Di sicuro Edoardo se lo ricorderà a lungo, anche in vista della data del 6 agosto all’Arena di Verona, così come se lo ricorderà chi era presente, me compreso. A supporto di quanto scritto, a fine concerto sono uscite le nuove date di Evergreen, il primo vero tour che vedrà Calcutta portare un po’ di indie, un po’ di abbracci sparsi e la voglia di fargli tante coccole in giro per l’Italia a partire dal 2019. Un abbraccio.

Alessandro Naimo

Alessandro Naimo

Cerco di appassionarmi al marketing per sopravvivere. Spazio dalle arancine alla musica agli Happy Three Friends. Terrone dentro, morbido fuori.
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