Letlo Vin, “Love was Real”: Nuove strade e risvegli

Tra richiami alla tradizione americana e un piglio sincero e personale, il cantautore milanese ci racconta il suo secondo album.

Si definisce un act Folk’n’Roll con lo spirito del soul e della musica gospel: Letlo Vin, giunto al suo secondo lavoro in studio, ha racchiuso in “Love Was Real” una raccolta di ballate cariche di preziosissimo intimismo. Ci siamo fatti raccontare la genesi dell’album.


Il disco d’esordio, Songs for Takeda, era una raccolta di canzoni dedicate ad un amico scomparso. A più di quattro anni di distanza, qual è stata la scintilla creativa che ti ha portato a scrivere Love Was Real? E al tempo stesso, come mai c’è voluto così tanto per un secondo album?

Tra il 2015 e il 2017 ho vissuto uno dei momenti più intensi della mia vita: la fine di un amore e di un tipo di lavoro durati entrambi 15 anni mi hanno risvegliato dal torpore fisico ed intellettuale in cui inconsapevolmente ero finito. “Love was real” vuole dare un senso ed una narrazione a quel periodo. Ci ho messo tanto perchè ho sempre bisogno di metabolizzare le canzoni e non le faccio uscire finchè non le sento come dei “classici”.

Sempre facendo un paragone con l’esordio, si può notare già dall’apertura del nuovo album che hai avuto intenzione di abbracciare sonorità un po’ più variegate, rispetto all’acustica più intima dei tuoi primi pezzi. Quali sono state le sperimentazioni che hai voluto portare avanti con questo album?

Con “Love was real” mi sono lasciato guidare dall’istinto, che in queste cose è la scelta migliore. E l’istinto mi ha detto che per raccontare quello che avevo dentro avrei avuto bisogno di più colori, perchè le sensazioni erano molteplici. In “Songs fo Takeda”, il mio primo album, è una questione di vita (Letlo Vin) o di morte (Takeda). Bianco o nero. Qui è solo questione di vita, la cosa più bella e incasinata che ci sia!

Per quanto riguarda la realizzazione “pratica” dell’album, ti sei occupato personalmente di tutto o hai avuto altri musicisti a collaborare con te?

Come per il primo album, ho registrato voci e chitarre in completo isolamento (questa volta a Londra) e al mio ritorno ho fatto ascoltare le canzoni alle stesse persone con cui ho suonato in precedenza. Ho la fortuna di avere dei signori musicisti nonchè fantastici esseri umani. Primo fra tutti Gianluca Buoncompagni, che dire bassista sarebbe riduttivo. Lui è quello alza o abbassa il pollice sulle canzoni che scrivo. Quindi prendetevela con lui! Segue Lorenzo Raimondi, (ora impegnato nel suo progetto solista RAI), che ha suonato alcune chitarre elettriche ma sopratutto ha curato la produzione dell’elettronica presente nel disco. E poi Carlotta Limonta, Marcella Casciaro e Carla D’amore, fantastiche cantanti. E Simeone Pozzini, sublime pianista e amico da sempre. E Giacomo Vaghi, l’uomo che ha infine miscelato il tutto fino all’eccellenza.

A partire dal tempo passato del titolo per arrivare al sound delle linee di chitarra, posso dire che si sente un evidente sostrato di malinconia nell’album. Quali sono le tematiche che hai voluto trattare coi tuoi pezzi, e le storie che hai voluto raccontare?

In questo disco ho provato ad analizzare a fondo le cause della fine di un amore. L’insonnia mi ha aiutato molto nella composizione delle canzoni. Molte di queste sono sogni che ho catturato e messo in musica. Spesso i sogni sono storie surreali con un significato fortemente metaforico.

C’è molto nei tuoi brani, specialmente nelle soluzioni vocali che adatti, del folk rock statunitense. C’è qualche cantautore cui ti ispiri particolarmente per quanto riguarda il tuo stile di canto? O qualche artista che ha influenzato più di ogni altro la tua crescita musicale, da ascoltatore prima ancora che musicista?

Non credo che quello che ho ascoltato abbia un granchè influenzato l’uso attuale della mia voce. In passato avrei dato di tutto per cantare come Springsteen e ne usciva una pessima copia. Quando ho iniziato ad evitare di impostare la voce è uscito quello che sono veramente.
E’ chiaro che se cresci con Ray Charles, Sam Cooke, Bruce Springsteen, Johnny Cash e Van Morrison è difficile che tu vada a cantare come un neomelodico napoletano!

In un impeto di fedeltà al formato fisico, questo tuo disco verrà anche pubblicato in vinile. L’album è comunque disponibile in digitale dal 25 Gennaio 2019. In generale, senza entrare troppo a fondo nella diatriba sulle percentuali garantite da Spotify, pensi che essere un cantautore indipendente oggi, ai tempi dello streaming ubiquo e selvaggio, sia più facile o più difficile rispetto – diciamo – a dieci anni fa?

Credo che sia più facile, perchè dopo ogni rivoluzione la voglia di fare e di crescere è sempre più forte. Il fatto stesso che il mio disco possa essere apprezzato da una persona che abita dall’altra parte del mondo è di per sè galvanizzante!

Hai già in programma delle date live per portare in giro i pezzi di Love Was Real?

Assolutamente sì: il concerto è la parte che amo di più di tutto questo. Per ora abbiamo tre date programmate (22 febbraio Alessandria, 6 aprile Milano, 15 aprile Cremona) ma se ne stanno aggiungendo altre. Questa band poi è tutto quello che ho sempre desiderato: c’è spazio per il soul, per il gospel, per il rock e per il folk. Manca solo il neomelodico ma non credo ci rimarrete male!

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Riccardo Coppola

Riccardo Coppola

Sulla linea di confine tra un matematico pragmatismo e una sognante fascinazione per le malinconie musicali e i sofismi esistenzialisti e/o fantascientifici. Suono ogni tanto, scrivo spesso, parlo troppo.
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About Riccardo Coppola

Sulla linea di confine tra un matematico pragmatismo e una sognante fascinazione per le malinconie musicali e i sofismi esistenzialisti e/o fantascientifici. Suono ogni tanto, scrivo spesso, parlo troppo.

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