Bruno Mars e la sua nuova magia da 24 carati

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Bruno Mars: il re dell’Uptown Funk torna con “24K Magic”, il suo disco meno commerciale di sempre. Ma il pericolo retromania è dietro l’angolo.

 

A Peter Gene Hernandez, meglio noto come Bruno Mars, vanno riconosciuti alcuni meriti. Primo: siamo di fronte ad un performer di tutto rispetto, con un’estensione vocale da brividi e una presenza scenica come non se ne vedevano dai tempi dei migliori Prince e Michael Jackson (da cui, secondo il parere di molti, avrebbe ereditato il timbro vocale). Secondo: le sue hit le abbiamo cantate tutti, ma proprio tutti; non provate a negarlo.

La causa di tanti colpi di fulmine su scala mondiale (pubblico maschile incluso) è piuttosto facile da individuare. Le ricorderete sicuramente, ma nel dubbio date una rispolverata a “Just the Way you are”, “Grenade”, “Locked out of Heaven”, “When I was your Man”: sono tutte canzoni irresistibilmente sexy, smaliziate, che possiedono il tocco tipico di chi la materia grezza del pop da classifica la sa plasmare a proprio piacimento. Bruno Mars non è il tipo di cantante che si aggrega alle mode del momento. Bruno Mars al massimo può dettarle, le mode. Ad oggi, le copie di dischi vendute dal trentunenne ammontano a 12 milioni; traguardo più che meritato per uno dei pochi personaggi dello showbiz contemporaneo in grado di coniugare forma e sostanza con una credibilità encomiabile. Senza hipsterose pretese di sperimentazione e senza bisogno di una schiera infinita di produttori al proprio seguito.

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A sei anni dal fortunato “Doo-Wops & Hooligans” e a quattro dalla consacrazione con “Unhortodox Jukebox”, Bruno Mars consolida la sua presenza monumentale nella scena pop con il nuovo “24K Magic”. Non vi traggano in inganno il vocoder e le influenze smaccatamente disco del singolo omonimo: “24K Magic” è il disco più “black” e meno spudoratamente commerciale dell’artista. Ebbene sì, ascoltando le otto tracce in scaletta sentirete la mancanza di nuova, ennesima erede di “Grenade”, eccome se la sentirete. Ma niente paura: l’album non vi risparmierà basi funky/r&b su cui sculettare (“Chunky” e “That’s What I Like” su tutte) e romanticissime ballate alla Stevie Wonder (“Versace on the Floor”, “Too Good to Say Goodbye”). Il tutto enfatizzato da uno sfarzosissimo tripudio di synth.

Senza rimpiangere le pur apprezzabili virate pop rock di qualche anno fa, vi ritroverete a ballare tra le mura del salotto, immaginandovi Re e Regine del dancefloor in una chiccosa serata revival a tema. Con tanto di lustrini, paillettes e capelli in stile afro. Proprio in questo dettaglio sta l’unico vero ed innegabile limite dell’artista hawaiano: la sua musica, nonostante la bravura di cui sopra, è retromania pura, che nulla aggiunge a quanto fatto dai suoi padri ispiratori.

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Tiriamo quindi le somme. Qualche decennio fa sarebbe stato solo uno tra i tanti? È altamente probabile. Ma ricordate che siamo nel 2016 e in questi tempi di magra, pericolosamente foraggiati da X-Factor e simili, artisti come Bruno Mars riescono nel difficile e ingrato compito di dare una bella scossa di vitalità ad un panorama pop sempre più sterile ed imbolsito. Scusate se è poco.


ABBIAMO PARLATO DI…

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Bruno Mars – 24K Magic
Pop/Funk/R&B
Atlantic, 2016

01. 24K Magic
02. Chunky
03. Perm
04. That’s What I Like
05. Versace On The Floor
06. Straight Up & Down
07. Calling All My Lovelies
08. Finesse
09. Too Good To Say Goodbye

Marco Belafatti

Marco Belafatti

Il suo habitat ideale è al confine tra il cantautorato più tenebroso e il folklore nordeuropeo. Si dice che scriva le sue recensioni al lume di candela, nel cuore della notte. Di giorno veste i panni di un umile docente di scuola secondaria. A volte sorride.
Marco Belafatti

About Marco Belafatti

Il suo habitat ideale è al confine tra il cantautorato più tenebroso e il folklore nordeuropeo. Si dice che scriva le sue recensioni al lume di candela, nel cuore della notte. Di giorno veste i panni di un umile docente di scuola secondaria. A volte sorride.

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