Charlotte Gainsbourg, Rest e la magnificenza dell’intimità

La Melancholia del pop autoriale, una cantautrice dimenticata, un capolavoro

Premessa 1: Charlotte Gainsbourg è una delle donne più sensuali che calpestano questa rozzissimo pianeta Terra.

Premessa 2: la lingua francese è tanto indisponente quando parlata da uomini quanto sensuale (e in modo del tutto indipendente dalle frasi pronunciate: varrebbe anche un “inserisci credenziali della rete WiFi” perché l’effetto sia lo stesso) quando emessa da bocche femminili.

Inutile quindi star lì a sottolineare più di tanto quanto l’incrocio tra la musa di Lars Von Trier e il canto sia un win scontato, un trionfo dello spesso latitante buon gusto e buon senso. Tanto più che quello che anima Rest non è il tipico slavato cantautorato francese: a me, personalmente, anche soltanto leggere o scrivere cantautorato francese accende nel cervello l’interruttore “Qualcun m’a Dit”, non esattamente un patrimonio musicale per cui valga tantissimo la pena scaldarsi.

Nella fattispecie, in questo quinto studio album della londinese trapiantata a Parigi, c’è una quantità gigantesca di spunti musicali, di nostalgie e di influenze ottimamente amalgamate e interiorizzate: molto più che nel già interessante Stage Whisper, precedente opera (2011) che priorizzava coordinate alternative/brit con estremizzazioni -financo ottime- nel rock da FIFA di Trick Pony. Quello che anima Rest, e che al di là delle tante penne autoriali che hanno contribuito (tra cui un certo McCartney) è autentico sforzo comunicativo della Gainsbourg, è un ricercato mix di generi che si amalgamano con una naturalezza inspiegabile, e che potrebbe definirsi, in un non necessario sforzo di catalogazione, come una sorta di art-pop elettronico a tratti in preda di una gigantesca tristezza, a tratti di una acida ed esasperata euforia.

Capita, durante i saliscendi sia sonori che emotivi della tracklist, che glaciali digitalismi -che potrebbero star tranquillamente su un disco di Helen Marnie o dei suoi Ladytron- si armonizzino con beat che ricordano le precedenti collaborazioni con Beck. O che il triste ricordo della sorella defunta si incarni in un pezzo, Kate, che riesce ad essere al tempo stesso straziante e orchestralmente glorioso, e che viceversa un tributo a Sylvia Plath diventi un ignorantissimo rockettino dance anni 90. Capita che il main single finisca per essere un accattivante love child di sonorità di basso moroderiane e da colonna sonora di Blade Runner. O che i delicatissimi sussurri che cominciano in Dans vos Airs (dove nel ritornello la Charlotte enuncia qualcosa che per un illetterato della lingua di Baudelaire come me sembra “baccalà”, ma che suona ugualmente bellissimo) continuino ad avvolgersi sul piano per sfogarsi, infine, sulla chiusura da Iron Butterfly di Les Oxalis.

Quel che poi rimane di Rest, al termine di ascolti più o meno approfonditi, è quella sensazione di completezza dell’esperienza e al tempo stesso di leggerezza che pochissimi lavori, pur di altissima qualità, possiedono. Fondamentalmente un album personalissimo -autobiografico, quasi “privato”- di testi e brani di estreme intensità e intimità, che scorre via in modo a tratti sofferto, ma per lo più liberatorio. Come una confidenza, una confessione, un racconto vis a vis. Qualcosa che noi malati fruitori di musica fondamentalmente triste consideriamo alla stregua di un meraviglioso regalo personale. Godetevelo dunque, e alzate un calice di francesissimo cognac al vostro uditivo voyeurismo.


ABBIAMO PARLATO DI…

Charlotte Gainsbourg – Rest
Pop Elettronico
Because Music, 2017

01. Ring-a-Ring o’ Roses
02. Lying with You
03. Kate
04. Deadly Valentine
05. I’m a Lie
06. Rest
07. Sylvia Says
08. Songbird in a Cage
09. Dans vos Airs
10. Les Crocodiles
11. Les Oxalis

Riccardo Coppola

Riccardo Coppola

Sulla linea di confine tra un matematico pragmatismo e una sognante fascinazione per le malinconie musicali e i sofismi esistenzialisti e/o fantascientifici. Suono ogni tanto, scrivo spesso, parlo troppo.
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About Riccardo Coppola

Sulla linea di confine tra un matematico pragmatismo e una sognante fascinazione per le malinconie musicali e i sofismi esistenzialisti e/o fantascientifici. Suono ogni tanto, scrivo spesso, parlo troppo.

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