Che poi il disco di Bugo non fa nemmeno schifo

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Cristian Bugatti: Bugo e un album privo di brutte intenzioni

Che l’affaire Morgan-Bugo sia tutta una montatura è un sibillino dubbio che ci siamo posti un po’ tutti. Di sicuro alla lunga Bugo ricorderà di essere stato preso a male parole da un pazzo furioso conclamato, e di avere avuto una settimana in cui non si è parlato che di lui. Cosa che, malgrado qualche pezzo iconico tipo “C’è Crisi” o “Io Mi Rompo I Coglioni”, è probabilmente stata fatta solo da parte dei suoi parenti al momento della sua nascita.

Bugo mette sulla copertina del suo nuovo disco di inediti una camicia a fiori e il suo nome per intero, come se volesse per la prima volta mettersi a nudo dopo decenni di cazzate inenarrabili e rare cafonate rock. Ed effettivamente il disco intimo lo è, e contiene anche una discreta quota ballate, sia a tema amoroso che nostalgico (il duetto un pelo stucchevole con Ermal Meta su “Mi Manca”). Peccato che il numero di pezzacci inascoltabili superi in numero i momenti da accendino e renda, alla fine, il disco, se non mediocre, quantomeno medio.

Il meglio alla fine Bugo lo ha sempre dato e lo da, tuttavia, nelle minchiate. E per fortuna queste non mancano, tra dichiarazioni d’amore che fanno i conti con la realtà (“ti voglio bene, tanto bene, troppo bene, anche se vali niente come una birra analcolica“), ulteriori argomentazioni a tema liquido (“senti che musica che c’è, ma i gusti sono gusti, conosco uno che gli piace fanta e whiskey“) e clamorose anticipazioni del tracollo dell’Ariston (“ci vuole poco a diventar famosi, basta un vaffanculo in TV“).

Nulla che rimarrà, nessuna nuova giustificazione per uno status di artista di culto, cosa per il quale Bugo a onor del vero non si è mai sbattuto più di tanto. E che forse nemmeno gli interessa. Un dischetto da sentire in macchina per farsi due risate, e riconoscere che un minimo di sensibilità artistica il buon Christian ce l’ha. Perché avrà cannato Endrigo ma la cover di “Le Brutte Intenzioni”, traccia 2 in scaletta, è bella quasi quanto l’originale.

Riccardo Coppola

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Sulla linea di confine tra un matematico pragmatismo e una sognante fascinazione per le malinconie musicali e i sofismi esistenzialisti e/o fantascientifici. Suono ogni tanto, scrivo spesso, parlo troppo.

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