Chi o cosa cazzo è Billie Eilish?

Panegirico inaspettato della freak che ha conquistato tutti gli adolescenti e Dave Grohl

C’è un zona d’ombra paesaggistica che coinvolge gran parte del Piemonte, della Lombardia e dell’alta Liguria in cui, a perdita d’occhio e in ogni direzione, non si vede un cazzo. Era questo il paesaggio effettivo e umorale che stavo attraversando, poco dopo l’alba, su un treno per una indesiderata trasferta lavorativa. Passata la ridente città di Fossano il treno si è riempito come un uovo di adolescenti festanti in cerca delle proprie sbaciucchiate liceali sulla costa ligure, lontano dall’industria chimica dell’hinterland. Stavo facendo il raffinato ascoltando Philip Glass su consiglio di un libro di Carlo Boccadoro, quando due ragazzine di 14 anni scarsi hanno preso il posto del mio ombrello e della mia borsa per il pc Amazon Basics sulle poltroncine adiacenti. Per affettarmi il cuore a colpi di gap generazionale mi hanno rivolto, in un armonico duetto, un “mi scusi” e un “mille grazie”. La più scafata delle due ad un certo punto ha condiviso un auricolare con l’amichetta, intenta nella lettura di Topolino: pronte all’ascolto dei Maneskin, prima. Con poca convinzione. Poi, molto più prese, di Billie Eilish.

È lì che ho ceduto. Ho dovuto trovare una risposta al dubbio mostruoso che si era recentemente aggiunto ai già presenti (1. Perché il Palermo ha smantellato la squadra dopo la finale di Coppa Italia del 2011; 2. come sta e cosa fa oggi Pierluca, mio collega universitario che a un certo punto, nel 2012, inaspettatamente e definitivamente, sparì nel nulla) nella mia personale trinità delle grandi domande prive di risposta: chi o cosa cazzo è Billie Eilish? Perché ne parla Rolling Stone come del miglior disco del pianeta di sempre? Perché i genitori delle sue coetanee, tipo Dave Grohl o Flea, stanno diventando suoi brand ambassador? Perché vedo schizzare ovunque il nome di una che fino ad oggi avevo solo distrattamente sentito mentre facevo tirare missili sotto la traversa a CR7 negli allenamenti del menù di FIFA? Qual è la vera ragione del suo mostruoso appeal sui giovincelli? Soprattutto: sono troppo vecchio per questa merda?

E non ero neanche da solo

E quindi via, a fondo dentro il florilegio di punti esclamativi del titolo dell’introduzioncina e poi a capofitto dentro la prima vera traccia, bad guy. Poi xanny. Poi ancora you should see me in a crown, quella di FIFA. E nei meandri fumosi del mio cervello appannato dal sonno cominciavano a delinearsi ragioni, mentre cominciavo a fare su e giù con la testa in maniera possibilmente meno decorosa delle pre-adolescenti, temporanee dirimpettaie. Il tiro di Billie Eilish è qualcosa che poco ha a che fare con il piagnonismo che tipicamente si addice alle giovini popstar costruite con i mattoncini, per sfondare, da case discografiche e famiglia (si tenga sempre ben presente che B.E. ha madre compositrice, padre attore e fratello produttore, ha 15 milioni di follower su Instagram a prima release e ha una linea di abbigliamento a suo nome, in generale è tanto fatta da sé quanto lo è il figlio di Luca Cordero di Montezemolo).

Billie Eilish, per dire, ha lo stesso tono stucchevole e seccato della Lorde degli esordi, quella vocalità mezza sospirata di chi ti fa intendere che sia veramente brava (e lei su disco lo sembra, anche se dal vivo pare lo sia molto meno) come se ti stesse facendo un favore, limitandosi per un 80% buono del playtime a smozzicare frasi a metà strada tra il lascivo e l’annoiato a morte. Ha un tono che, specialmente sulla seconda metà insolitamente acustica dell’album (c’è anche un pezzo con accompagnamento di solo ukulele), ricorda Elena Tonra dei Daughter, un’altra donna indie dalla vocalità devastata dalle paturnie, impegnata da mezzo decennio a declinare la sua depressione in musica per lo più lieve quanto un pranzo di Ferragosto a Bari vecchia. Billie questi aspetti li possiede, innegabilmente, e non potrebbe essere altrimenti considerato l’immaginario adolescenziale e totalmente (sc)emo dei testi, dove il suicidio potenziale e le storie d’amore tossiche sono sparse con frequenza pari alla parola “italiani” nei discorsi del Capitano. E chiaramente questo la fa vincere a mani basse con il pubblico suo coetaneo, che non aspetta altro che la legittimazione del dare alle proprio beghe da idioti a ricreazione una devastante rappresentazione grafica piena di sangue o meglio ancora di petrolio che cola dagli occhi.

Ma la wildcard che gioca Billie (o chi per lei, verosimilmente il fratello), che le permette di sfondare con chi ha smesso di vergare lacrime sui diari col lucchetto, come Grohl o il sottoscritto, sta nel rendere mostruosamente accattivanti le sue lamentele da viziatella: tutti i singoli tirati fuori fino ad ora hanno infatti l’assoluto pregio di aggiungere al poppino rarefatto dell’album degli elementi di cafonaggio estremo, dai vocoder prettamente industrial dell’intro di bury a friend alla trap neanche troppo in incognito di you should see me in a crown, dal giretto elettronico insulsissimo di bad guy al sarcasmo di wish you were gay, che ha già raggiunto l’obiettivo di guadagnarsi gli strali di una sempre estremamente autoironica comunità LGBT.

Dovranno dunque farci l’abitudine quelli che bazzicano i licei, dove questa talentuosa love daughter di Marilyn Manson e Amy Lee rischia di fare stragi e creare una nuova guerra dei cloni con le Air Jordan, le felpone squatter e i capelli color terza maglia 2018/2019 dell’Atalanta. Ma facciamocelo andare bene: ormai anche quelli che si mettevano la matita e le maglie dei My Chemical Romance ce l’hanno fatta, lavorano, possibilmente si mettono anche le cravatte. Allo scempio estetico, ai video con i ragni in bocca sopravvivremo. Almeno questa volta la musica che ci sta in sottofondo è di un paio di categorie superiori, e possiamo metterla in coda a John Coltrane anche noi vecchi di merda, sempre alla ricerca di un guilty pleasure da coltivare.


ABBIAMO PARLATO DI…

Billie Eilish
WHEN WE ALL FALL ASLEEP, WHERE DO WE GO?

Pop/Elettronica, Interscope, 2019

01. !!!!!!!
02. bad guy
03. xanny
04. you should see me in a crown
05. all the good girls go to hell
06. wish you were gay
07. when the party’s over
08. 8
09. my strange addiction
10. bury a friend
11. ilomilo
12. listen before i go
13. i love you
14. goodbye

Riccardo Coppola

Riccardo Coppola

Sulla linea di confine tra un matematico pragmatismo e una sognante fascinazione per le malinconie musicali e i sofismi esistenzialisti e/o fantascientifici. Suono ogni tanto, scrivo spesso, parlo troppo.
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About Riccardo Coppola

Sulla linea di confine tra un matematico pragmatismo e una sognante fascinazione per le malinconie musicali e i sofismi esistenzialisti e/o fantascientifici. Suono ogni tanto, scrivo spesso, parlo troppo.

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