Divide: il romanticismo social di Ed Sheeran

“Now I’m playing for the people, dad, and they know me
With my beaten small guitar, wearing the same old jeans”

Con giusto due frasi ti rendi subito conto che Ed Sheeran non è esattamente come gli altri ragazzetti popstar che puntano allo squirting facile solo con balletti, ciuffo testato gravitazionalmente e playback molesto. No, vi è un indefinito quid pluris che scorre nella sua musica commerciale e che si avverte in modo quasi familiare, addirittura in maniera evidente nelle nuove composizioni di “÷ (Divide)”, ossia l’album della maturità (secondo la matematica regola aurea) e chiusura ipotetica della prima trilogia presso Asylum Records. Difficile però l’operazione di identificazione: penso che sia qualcosa di strettamente connesso all’onestà artistica del fiorente cantautore del Suffolk e all’immedesimazione più pura con i miliardi di followers. Mi piace chiamarla lirica o arte dell’ordinarietà, che interpreti più illustri in passato su esempio battistiano hanno portato a grandezza, seppur con risultati economici inequivocabilmente più limitati.
E, per una volta, vedo la razionalità dietro un boom modaiolo, riuscendo in parte a comprendere (compatire?) la pazzia isterica per il ventiseienne degna di una pallida Beatlemania, che si estende anche ai coetanei e ai diversamente giovani, portati religiosamente anche al non uscire il venerdì sera per ascoltare attentamente le fresche canzoni davanti ad una infausta pizza patatine e wurstel. Vedo più che altro il motivo: quando inserisci il cd nello stereo, il racconto biografico più e più volte pregno di immagini che si articola nei suoi dodici segmenti pare magicamente appartenerti o, quantomeno, descriverti nel tuo vivere quotidiano. Pura e semplice immedesimazione. È qualcosa che la generazione attuale sul baratro del nichilismo ha avuto modo di conoscere poco e che perciò apprezza molto. Il ritorno a casa in stile Cameron Crowe (“Castle On the Hill”) o la precoce perdita di persone care (“Supermarket Flowers”), le sbronze con gli amici e i dilemmi amorosi che tutti abbiamo provato (“Happier”, giusto per citarne una), tutti aspetti che mostrano credibilmente come il britannico roscio, prima di essere un assiduo collezionatore di dischi di platino e l’artista più ascoltato di sempre su Spotify, sia in realtà un ragazzo come tutti, nel bene e nel male.

Quella di Ed Sheeran è però anche una musica social, che punta per sua natura alla maggiore condivisione possibile. Per questo, oltre al folk e alle ballatone sentimentali di casa (pregevole il solo di chitarra prestato da John Mayer su “How Would You Feel”, by the way), è sempre più ricca di input azzardati che vanno da accenni di efficace rap a pericolosi tentativi di aggiornamento per stare al passo coi tempi tiranni. A volte funziona e anche piuttosto bene: basti ricordare la splendida apertura acustica e il crescendo di “Eraser”, il ritmo atipicamente cadenzato di “Dive” o le sfumature gaeliche di “Galway Girl” che tanto fanno pensare ad un Van Morrison modernizzato in maniera non banale. Altre decisamente no: il timore è che proprio questi aspetti negativi ed eccessivamente snaturalizzati finiscano per prevalere sul classicismo romantico (quello di “Perfect” e delle eredi di “Thinking Out Loud”, per intenderci), come avviene in tutte le favole realistiche. Cioè che, in altre parole, il ragazzo in futuro perda troppo di vista la sua essenza particolare o osi troppo nell’abusata arte del miscuglio. Avvisaglie (troppo) pericolose, del resto, ce ne sono già adesso in scaletta e, guarda caso, corrispondono all’apporto di produttori hit-maker più invadenti quali Benny Blanco e Steve Mac: “Shape Of You”, con il suo ritmo ridicolmente discotecaro su cui mi ero già mestamente espresso, è il chiaro emblema dell’errore in questione; “New Man” il degno corollario. Molto saggia comunque la scelta di relegare alla sola versione deluxe canzonette immature quali “Barcelona” e “Bibia Be Ye Ye”, degne del peggior musical de La Sirenetta.

Ad ogni modo, nel totale, credo di poter affermare senza particolari remore che la qualità generale del nuovo lavoro di Ed Sheeran – che piaccia o meno – sia oggettivamente sufficiente (specie se teniamo conto della situazione del pop attuale) e si faccia più volte apprezzare, persino sotto l’apatica pioggia insistente di Torino. Sono sincero, in via preventiva mi aspettavo infinitamente di peggio. Probabilmente anche per questo, per una volta, depongo i coltelli affilati di critica ed evito di fare il solito cagacazzi in materia, concludendo che se tutti gli idoli dei teenagers del mondo fossero di questo rango, in fondo il panorama odierno non sarebbe poi così tragico. Anzi.


ABBIAMO PARLATO DI…

ed sheeran

Ed Sheeran – ÷ (“Divide”)
Folk Rock
Asylum – Atlantic, 2017

01. Eraser
02. Castle On The Hill
03. Dive
04. Shape Of You
05. Perfect
06. Galway Girl
07. Happier
08. New Man
09. Hearts Don’t Break Around Here
10. What Do I Know?
11. How Would You Feel (Paean)
12. Supermarket Flowers

Giulio Beneventi

Giulio Beneventi

Carpenter, Bowie e Bukowski hanno fatto di me il 90% di quello che sono oggi. Per il resto ci hanno pensato le sigarette, il Four Roses, i vinili di Coltrane e i manuali di giurisprudenza. Mi sento a mio agio scrivendo solo di notte, dopo trenta piegamenti di riflessione e una buona dose di gentil cinismo.
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About Giulio Beneventi

Carpenter, Bowie e Bukowski hanno fatto di me il 90% di quello che sono oggi. Per il resto ci hanno pensato le sigarette, il Four Roses, i vinili di Coltrane e i manuali di giurisprudenza. Mi sento a mio agio scrivendo solo di notte, dopo trenta piegamenti di riflessione e una buona dose di gentil cinismo.

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