Fetch the bolt Cutters: del perché Fiona Apple è la più brava e incazzata artista in circolazione

Se chiudessimo in una gabbia Bill Cosby, Harvey Weinstein e Fiona Apple, chi vincerebbe?

A parte le battute, dopo 8 anni Fiona Apple è tornata con un nuovo imponente album come solo lei sa fare.

Fetch The Bolt Cutters è un lavoro audace, un disco non sicuramente facile all’ascolto e soprattutto un album pieno di rabbia sgorgante e voglia di parlare. 13 brani che esprimono tutta l’incazzatura e l’orgoglio femminile con il tono raffinato ed eclettico cui l’artista newyorkese ci ha abituato.

Il titolo dell’album fa riferimento alla serie tv The Fall con Gillian Anderson nei panni di un’investigatrice di crimini sessuali: la frase emerge nella scena in cui la protagonista entra in una stanza dove una donna è appena stata stuprata e torturata e, dalla voce della Apple stessa, “fa riferimento al non aver paura di parlare”.

Definire Fetch the bolt cutter un disco femminista sarebbe riduttivo. In primo luogo perché qui non amiamo gli “-ismi”, in tutte le loro declinazioni, in secondo luogo perché il disco affronta il tema del sopruso e dall’abuso a fondo ed in profondità; senza lasciare fuori nessuno. Certo è innegabile, come ha dichiarato la stessa cantante, che i primi destinatari dei messaggi racchiusi in questo suo nuovo disco siano innanzitutto le donne vittime e gli uomini carnefici che spesso hanno approfittato di posizioni di potere, tant’è che una cinica e sbeffeggiante dedica la Apple l’ha indirizzata, parlando al New Yorker, proprio ad Harvey Weinstein e aveva addirittura pensato di metterlo in copertina, raffigurato stampellato e in tutto il suo squallido decadimento. Simpatica Fiona.

Un album minimale, ma elaborato allo stesso tempo. Registrato interamente in casa, con l’accompagnamento del batterista Amy Aileen Wood, del bassista Sebastian Steinberg e del chitarrista David Garza, è sorto un lavoro intricato, con percussioni e basso preponderanti e incalzanti sopra i quali Fiona Apple ha dato sfogo a tutta la sua magnifica capacità e fantasia vocale. 13 tracce che non annoiano, che sicuramente necessitano di una serie di primi ascolti approfonditi prima di poterle godere appieno, ma che si rivelano poi in tutta la loro forza trascinandoci via, facendoci incazzare e innamorare. Rimane sullo sfondo una certa aura lo-fi sicuramente voluta e ricercata e che trova alcuni accenni fin dalla copertina, che dal primo sguardo mi ha ricordato immediatamente Crooked Rain, Crooked Rain e altre copertine dei Pavement, per la scelta del font, della crudezza e della tecnica del collage.

Un disco potente, che a tratti è jazz, a tratti è folk, a tratti romantico, a tratti disperato, ma soprattutto incazzato nero: “well, good morning! You raped me in the same bed your daughter was born in”. Strofe che tolgono il fiato, senza patetismi e semplificazioni e che ci ricordano perché tutti noi dovremmo incazzarci come non mai.

Fiona Apple ha definito questo il suo disco più personale, quello per cui si è ritagliata la totale libertà nelle scelte, da quelle stilistiche a quelle contenutistiche. Un fiume di parole soppesate minuziosamente su basi musicali minimali e altrettanto curate.

Ora la sparo grossa; lo pensavo da un po’, ma ora mi sbilancio: Fiona Apple è la più grande artista femminile del panorama musicale attuale. Parole forti eh?!….aspettate di ascoltare il disco, saprete anche voi chi uscirebbe vivo da quella gabbia e degli altri due… beh, nessuno sentirebbe la mancanza.

 

Marco Ceretto Castigliano

About

Cresciuto a suon di Pearl Jam e Alfred Hitchcock, cerco di fare della mia vita un racconto, spesso senza capo né coda e senza prendermi troppo sul serio. Poggiata la penna vesto i panni dello speaker radiofonico.

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