Gone Is Gone: atmosferiche dimostrazioni della dignità dei supergruppi

Il pronosticabile Mastodon-stoner in mezzo ad inaspettate finezze: “Echolocation” spiega che a volte la somma può valere quasi quanto le parti

Mi approcciavo ai Gone Is Gone con il solito titubante snobismo con il quale si squadrano tipicamente i supergruppi. È una scommessa sempre facile: per loro basta non esagerare con un estremo o con l’altro delle identità coinvolte, smussare gli angoli, sfumare le tinte, amalgamare i gusti per produrre l’ennesimo sfavillante esempio di come l’unione di superstar sia inevitabilmente inferiore della somma delle parti. Esiti sempre metaforicamente simili alla proverbiale inconcludenza dei team sportivi di all-stars, o all’indistinto marroncino che viene immancabilmente fuori quando si mischia il pongo delle tonalità più brillanti.

Per il progetto di Tony Hajjar -batteria, At the Drive-In– invece le cose mi son parse leggermente diverse e stranamente incoraggianti, fin dalle prime dichiarazioni d’intenti. Nell’EP eponimo c’era un pugno di singoli acchiapponi e di buone melodie. Non c’era metalcore (è il 2016, è ora: ditemi che ce lo siamo lasciati alle spalle). Soprattutto c’era un’alchimia innegabile tra le chitarre di Troy Van Leeuwen (le cui dita sono tipicamente impegnate a creare i desertici panorami dei Queens of the Stone Age) e l’amabilmente sgraziata vocalità di Troy Sanders (che, full-time, si sgola sui pittoreschi quadretti dei Mastodon).

L’appena arrivato album d’esordio, “Echolocation“, è una raccolta di composizioni variegate, spontanee, particolari e inusitatamente notturne. Lo lascia intuire subito la (perfetta) apripista “Sentient”: il buon Troy dimentica la sua astiosa ferocia, si rilassa, scopre un cantato a larghi tratti clean, a volte addirittura appena sussurrato; timidi synth e sparute note di basso nel frattempo accennano un’abbozzata base, poi trionfalmente fatta a pezzi da un riff violentemente sferragliante. Fulcro tematico e musicale dell’album (e al tempo stesso momento di svolta), “Dublin” estremizza tale ieratica inquietudine facendo risuonare oceanici riverberi chitarristici e percussioni che sembrano colpi di asce e catene, mentre Sanders racconta (addirittura in falsetto) di abbandoni, smarrimenti e definitivi esistenziali riscatti.

E per quanto nel resto della tracklist non si raggiunga la teatrale atmosfericità dei due precedenti esempi, è sorte comune a gran parte dei brani quella di esplorare qualcosa di totalmente nuovo per tutte e quattro le individualità coinvolte. Ed è un assoluto plus la spontaneità e il divertimento con i quali la cosa sembra accadere, tra un’elettronicissima cover dei Portishead e un dittico di strani ma riusciti pezzi (“Slow/Fast Awakening”) che ripropongono le stesse lyrics e lo stesso tema, prima in un tronfio crooning, poi in un acceleratissimo stoner-punk.

Purtroppo -o per fortuna, giusto per evitarmi il 9 di gennaio di cominciare l’oziosa e insulsa almanaccatura dei papabili dischi dell’anno- per circa un terzo del disco il freno a mano appare tirato almeno per metà. E se qualche pezzo abbastanza telefonato si riesce a salvare grazie a un guitarwork sempre fine e sapientemente effettato, di almeno un paio di episodi -paradossalmente, quelli quasi totalmente Mastodon come “Gift” o “Pawns”- se ne poteva fare volentieri a meno. Peccato. Nel complesso, comunque, “Echolocation” è un ottimo esordio di un side project che meriterebbe sicuramente un futuro. Anche se le statistiche non giocano a suo favore (tipo i Killer Be Killed: esistono ancora i Killer Be Killed?). E anche se quell’orrenda copertina ricorda un po’ troppo l’altro infausto esempio degli Audioslave, durato tre album per miracolo ma soprattutto per soldi. Chissà perché i supergruppi sono affascinati dai pietroni dorati in mezzo al nulla.


ABBIAMO PARLATO DI…

Gone Is Gone – Echolocation
Stoner / Alternative Rock
Rise Records, 2017

01. Sentient
02. Gift
03. Resurge
04. Dublin
05. Ornament
06. Pawns
07. Colourfade
08. Roads
09. Slow Awakening
10. Fast Awakening
11. Resolve
12. Echolocation

Riccardo Coppola

Riccardo Coppola

Sulla linea di confine tra un matematico pragmatismo e una sognante fascinazione per le malinconie musicali e i sofismi esistenzialisti e/o fantascientifici. Suono ogni tanto, scrivo spesso, parlo troppo.
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About Riccardo Coppola

Sulla linea di confine tra un matematico pragmatismo e una sognante fascinazione per le malinconie musicali e i sofismi esistenzialisti e/o fantascientifici. Suono ogni tanto, scrivo spesso, parlo troppo.

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