Hexed: E’ tempo di campeggiare ancora sulle rive del lago Bodom.

La recensione del decimo album dei Children of Bodom

In un mondo in cui gli artisti sono brand e le band sono grandi multinazionali, la qualità del prodotto musicale scarseggia mentre salgono le vendite di merchandising. Così, dopo gli sci dei Metallica ecco la birra dei Children of Bodom, prodotta utilizzando l’acqua del lago che dà loro il nome. C’è un però. Stavolta la nuova uscita della band finlandese è di qualità, “Hexed” risulta finalmente davvero un buon disco, dopo una serie di timidi lavori, tra l’insipido ed il banale. Ciò che colpisce, a primo impatto, è la produzione, davvero di livello eccellente, un lavoro organico e pulito. Tutti gli strumenti all’interno del mix risultano perfettamente bilanciati, i riff delle chitarre in primo piano quanto basta ed il caratteristico basso distorto e graffiante che taglia sulle giuste frequenze. Undici brani, 44 minuti e brani come “Glass houses” e “ Kick in the spleen” che scorrono furenti, a bpm altissimi. Non spicca un brano in particolare, ma nulla sembra fuori posto.

La cover artwork non è nulla di imprescindibile, anzi. Ecco l’ennesimo tristo mietitore incappucciato con una mannaia più affilata che mai, il decimo per la precisione. Ma è tradizione, e stavolta il colore dominante scelto è dalle tinte violacee. Cambia lo stile, più un affresco/dipinto che un disegno da DC Comics americano, ha un sapore black metal. Un po’ un plagio di “The Satanist” dei Behemoth, ci mancava solo che Alexi Laiho avesse donato il proprio sangue per favorire la pittura della copertina stessa, cosa che appunto fece Adam Nergal.

Dal punto di vista prettamente tecnico e musicale, ciò che colpisce un ascoltatore più attento (magari un po’ feticista), che va a controllare ogni cambio di formazione della band finlandese, bisogna dire che il talentuoso frontman Alexi Laiho si è sempre circondato di musicisti formidabili. Ne avrà assoldati a dozzine di turnisti, in quello che nel tempo è diventato quasi il proprio progetto solista, ma sempre dei funamboli con gli strumenti.

Ed i pezzi all’interno di “Hexes” non risultano brutte copie, scarti degli esordi e riciclaggio sporco di vecchie idee, bensì per la prima volta dal 2005 (da “Are you dead yet?”) si ha l’impressione di un lavoro genuino e fatto con sentimento. Restano i riff neoclassici, melodici, assoli tecnicissimi, riff intricati, e quella rabbia un po’ infantile che contraddistingue da sempre i Children of Bodom. Magari si potranno susseguire nel tempo le generazioni di fan che li seguono, magari scaleranno per fascia d’età, ma il moniker resta indelebile. I ragazzi di Lake Bodom, nel bene e nel male, sembrano proprio non invecchiare.


ABBIAMO PARLATO DI…

Children of Bodom – Hexed
Alternative Metal
2018, Nuclear Blast

01. This Road
02. Under Glass and Clover
03. Glass Houses
04. Hecate’s Nightmare
05. Kick in a Spleen
06. Platitudes and Barren Words
07. Hexed
08. Relapse (The Nature of my Crime)
09. Say Never Look Back
10. Soon Departed
11. Knuckleduster

Matteo Galdi

Ho un brano adatto per ogni momento della giornata, ho ogni ricordo importante legato ad una band o ad un disco. Il giorno della laurea mi sono presentato in completo, ma indossavo i calzini degli Iron Maiden che per fortuna non hanno carpito l’attenzione della commissione. Suono il basso in una band satanica, pagana e splatter. Anche se in fondo sono orgogliosamente “prog snob” e vi guardo tutti dall’alto verso il basso, voi che ascoltate solo indie. Amo scrivere, sopratutto di musica, vivo di concerti. Apprezzo l’arte in tutte le sue forme. Proprio per questo amo la Carbonara ed il tiro a giro alla Del Piero.
Matteo Galdi

About Matteo Galdi

Ho un brano adatto per ogni momento della giornata, ho ogni ricordo importante legato ad una band o ad un disco. Il giorno della laurea mi sono presentato in completo, ma indossavo i calzini degli Iron Maiden che per fortuna non hanno carpito l’attenzione della commissione. Suono il basso in una band satanica, pagana e splatter. Anche se in fondo sono orgogliosamente “prog snob” e vi guardo tutti dall’alto verso il basso, voi che ascoltate solo indie. Amo scrivere, sopratutto di musica, vivo di concerti. Apprezzo l’arte in tutte le sue forme. Proprio per questo amo la Carbonara ed il tiro a giro alla Del Piero.

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