Jack Savoretti: “Quando l’amore brucia l’anima”

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“Sleep No More”, ennesima conferma del talento poetico di Jack Savoretti.

 

Un vero viaggio nelle tortuosità insonni del lacerante amore, quello racchiuso nel quinto album dell’italo-inglese Jack Savoretti, “Sleep No More”. Un amore per la moglie (l’attrice Jemma Powell, complimentoni) e per la sua musica. Profondo, proprio come quello di Johnny Cash per June Carter, e parimenti ricco di bruciante ispirazione. Una passione che lo ha sostenuto e sospinto in avanti nei momenti più ardui, imponendogli di non arrendersi e di non rinunciare mai alla creatività e alla coerenza, neanche quando lo scoglio dei concerti nei bar e nelle pizzerie sembrava insormontabile. E di cicatrici, l’artista nato a Londra ma originario di Genova e con Portofino nel cuore, ne ha collezionate diverse nel lungo periodo di gavetta. Del resto, il titolo del precedente disco (“Written In Scars”, 2015) che lo ha promosso a livello internazionale non era per nulla casuale.
Ed oggi, a neanche un anno di distanza, da quelle ferite scaturisce una nuova musicalità calda e ancor più intensa, perfettamente in bilico tra il cantautorato più colto e la raffinatezza pop, accessibile a tutti ma mai melensa, tanto da poter accompagnare con credibilità e coinvolgimento chi ascolta nel percorso che parte nostalgicamente dai ricordi di una gioventù passata insieme (“When We Were Lovers”), attraversa la paura di perdersi (“Deep Waters”) e la consapevolezza di appartenere all’altra metà (“I’m Yours”, “Only You”), e giunge infine ad una sorta di arrivo nella concezione più matura di un rapporto di coppia, la cui forza si misura soltanto tramite le lotte affrontate per mantenerlo saldo dinnanzi alle difficoltà della vita (“Lullaby Loving”).

Ancora una volta la carta più valida è la versatilità di Savoretti, capace di passare tranquillamente dal rock più esagitato al folk autunnale grazie all’intonazione tagliente à la Tom Waits e il piglio poetico à la Tim Buckley.
E ciò che fa veramente piacere è poter appurare che, sebbene sia passato diverso tempo da “Blackrain” e le hit mainstream oggi sgorghino con più facilità, il trentenne londinese è riuscito a conservare negli anni un’identità e un personale stile, pur espandendo lo spettro delle sonorità determinanti che vanno dal moderno Paolo Nutini ai classici Bryan Adams e Simon & Garfunkel. A questo giro però si va anche oltre, fino a giungere a rivendicare le proprie radici paterne con quel fischio di morriconiana memoria nella title-track, che riapre il discorso lasciato aperto l’anno scorso da “Broken Glass” e che costituisce indubbiamente, insieme a “Troubled Souls”, il fulcro e il miglior episodio di un disco comunque privo, nelle sue dodici tracce, di punti deboli.

In definitiva, “Sleep No More” è l’ennesima conferma di un musicista in continua crescita esponenziale, su cui è oggi più che mai facile scommettere nella veloce acquisizione di rango primario nell’odierno sistema musicale.
Voce ruvida e tagliente, scrittura poetica e potente, rudi accordi di chitarra e una compattezza generale da vero concept album che rende omogeneo il linguaggio sonoro ogni anno che passa più variegato. In poche parole, ottima musica. Musica vera, tirata fuori direttamente dalle corde più intime del cuore. Merce estremamente rara oggigiorno. Chapeau.


ABBIAMO PARLATO DI…

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Jack Savoretti – Sleep No More
Folk Rock
BMG Chrysalis, 2016

01. When we were lovers
02. Deep Waters
03. I’m Yours
04. Helpless
05. We are bound
06. Tight Rope
07. Troubled Souls
08. Only You
09. Sleep No More
10. Any Other Way
11. Start Living the moment
12. Lullaby Loving

Giulio Beneventi

Giulio Beneventi

Carpenter, Bowie e Bukowski hanno fatto di me il 90% di quello che sono oggi. Per il resto ci hanno pensato le sigarette, il Four Roses e i manuali di giurisprudenza.
Mai uscito vivo dagli anni Novanta, da sempre sulla breccia con Coltrane e un paio di vinili sottobraccio, mi sento a mio agio scrivendo solo a bocca piena, dopo trenta piegamenti di riflessione e una buona dose di gentil cinismo.
Giulio Beneventi

About Giulio Beneventi

Carpenter, Bowie e Bukowski hanno fatto di me il 90% di quello che sono oggi. Per il resto ci hanno pensato le sigarette, il Four Roses e i manuali di giurisprudenza.
Mai uscito vivo dagli anni Novanta, da sempre sulla breccia con Coltrane e un paio di vinili sottobraccio, mi sento a mio agio scrivendo solo a bocca piena, dopo trenta piegamenti di riflessione e una buona dose di gentil cinismo.

2 commenti

  1. Ottima disamina Giulio, grazie mille!! Non solo hai saputo cogliere l’immediato collegandolo al suo passato (come solo chi ha seguito le sue vicende può fare) ma ne hai fatto un quadro descrittivo col cuore e non con le solite istillate parole delle varie recensioni spesso fredde e impersonali. Condividiamo sulla #jacksavorettiitalianfanpage

  2. Riassunto Veramente eccellente che apre la curiosità di chi lo ha appena scoperto e l’orgoglio di chi invece già lo ascolta da tempo

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