“L’amore e la violenza vol.2” – I Baustelle e l’originalità dell’amore

L’amore di Bianconi in 12 tracce, alla maniera dei Baustelle.


Sarebbe troppo facile iniziare la recensione de “L’amore e la violenza vol.2” parlando di sperma. Com’è stato troppo facile, a parere di chi scrive, aprire così la presentazione romana dell’ultimo album dei Baustelle, ma questo è un altro discorso. Il punto di questo incipit è che i Baustelle non sono una band banale, non sono banali i loro testi, non sono banali le loro melodie o i loro arrangiamenti. Fa strano quindi sapere che Bianconi ha deciso di scrivere un intero album sull’amore, il tema più abusato, più pop di tutti. Ma non fa strano sentire il disco, che di banale non ha quasi niente.

Dell’amore se ne può parlare in infiniti modi, tutti diversi tra loro. E parlando d’amore vale tutto. Vale la distruzione o la rinascita, il sentirsi liberi o in catene, l’amare razionalmente, dare senza ricevere, aspettare solo per soffrire, vale la consapevolezza di amare pur sapendo che finirà. E ne L’amore e la violenza vol.2 i Baustelle hanno inserito tutto questo, e anche di più. Se è vero  che quasi tutti gli album dei Baustelle contengono racconti e non canzoni, è altrettanto vero che l’ultimo lavoro del trio Bianconi – Bastreghi – Brasini è tutto basato sull’immaginazione e sulla capacità di immedesimazione di chi ascolta. “Violenza” e “La musica elettronica” sono forse le due canzoni che riescono più di tutte a rendere l’idea, ma basti pensare a brani come “Tazebao” o a quella perla che è “Il minotauro di Borges“, brani che parlano d’amore invitando l’ascoltatore a pensare che l’amore non è mai lo stesso, è mutevole, incerto, stimolante, accecante, frustrante. Tutto dipende dal contesto in cui viene inserito, come per lo sperma.

 

Non basta rifarsi a due virgole di sperma sulla schiena per affermare che i Baustelle sono cinici, così come non basta credere che il vuoto di colpo sia bellissimo per tacciare Bianconi e company di assoluto idealismo o romanticherie da quattro soldi. Torna necessariamente la capacità di calarsi dentro il racconto, in prima battuta ai Baustelle perchè il rischio è sempre quello di scadere nel banale – soprattutto quando cerchi scrivere delle storie e non canzoni, ed in secondo luogo a chi ascolta. Perchè io posso immaginare che “Veronica, n.2” sia una canzone d’amore scritta per una donna che di mestiere fa la puttana, ma magari voi l’avete dedicata all’amore della vostra vita. O ancora “A proposito di lei” potrebbe benissimo essere una ballata che parla di un amore frustrato, di una persona che si dona e che viene usata, ma anche una canzone che narra di un amore che non è destinato a nascere per il semplice fatto che non viene dichiarato. “Perdere Giovanna” parla di liberazione e frustrazione, di tempo perso se volete, ma chi scrive sente rinascita, infinite possibilità, visioni e destino. Insomma, i Baustelle fanno metà del lavoro, il resto lo fa chi ascolta, come ascolta.

Sono comunque fermamente convinto che per ascoltare L’amore e la violenza vol.2 bisogna avere un certo stato d’animo, che non sia un disco da mettere quando si ha voglia di ascoltare qualcosa ma non si sa cosa. Non intendo necessariamente dire che lo stato d’animo debba essere positivo, che occorra essere “presi a bene” per ascoltare l’album, ma solo che occorra essere. Anche questo è contesto, e lo sanno anche i Baustelle, visto che da 18 anni continuano a raccontare e a raccontarsi, sempre a modo loro, pur ricevendo sempre le solite critiche. Come sopra, in amore vale tutto.

Alessandro Naimo

Alessandro Naimo

Cerco di appassionarmi al marketing per sopravvivere. Spazio dalle arancine alla musica agli Happy Three Friends. Terrone dentro, morbido fuori.
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