Laura Marling: l’arte di essere donna

Laura Marling racconta il mondo interiore delle donne nel nuovo album “Semper Femina”.

 

Oh my hopeless wanderer, you can’t come in, you don’t live here anymore“: è quasi un monito quello che Laura Marling sussurra all’orecchio dell’ascoltatore nei primi secondi del brano d’apertura. Non avvicinatevi a questo disco se avete bisogno di conferme, se pensate che questo sia il frutto del lavoro di un’ottima musicista e poco altro. Dimenticate il folk, dimenticate la ragazzina diafana e introversa cresciuta coi vinili di Joni Mitchell e la chitarra acustica. Quella che abbiamo di fronte è un’artista complessa, talvolta indecifrabile, che in questo disco si è fatta carico del non facile compito di raccontare l’intimità delle donne, con la ritrovata voce di una donna.

Non traggano in inganno la citazione letteraria nascosta nel titolo (tratto da un celebre aforisma di Virgilio) e l’apparato musicale, che ancora una volta predilige la raffinatezza dell’acustico all’impeto dell’elettrico; Laura Marling sembra trarre ispirazione per il suo sesto album non più dal bucolico folk della nativa Inghilterra, ma dagli scenari di vita urbana di Los Angeles, città che l’ha ospitata negli ultimi tre anni. Tre anni durante i quali si è dedicata all’insegnamento dell’arte dello yoga e alla scrittura di nuovi pezzi. Tre anni che, dopo un periodo di alienazione sociale, l’hanno aiutata a ritrovare se stessa come artista e come donna, anche attraverso relazioni affettive con altre donne. Come Nouel, la musa che ha ispirato il brano omonimo, costruito su un arpeggio carezzevole – ormai un tratto tipico delle sue composizioni – ed un gioco di sguardi femminili perfettamente sceneggiato nel testo. Come le colleghe artiste intervistate nei podcast pubblicati sul sito Reversal of the Muse.

Un passo in avanti rispetto all’epico lirismo di “Once I Was An Eagle” e al viscerale folk rock di “Short Movie”, “Semper Femina” si mostra come un disco fortemente radicato nella traduzione cantautorale, eppure incline alla contaminazione. Non una vera e propria aria di rivoluzione, infatti, ma una piacevole sensazione di maturazione accompagna il sensuale crescendo jazzato del singolo “Soothing“, quasi una coreografia di danza contemporanea, in cui i protagonisti sono le corde pizzicate del contrabbasso e le partiture eteree degli archi. Nel video ufficiale, fedele al concept del disco, sono le donne a rubare la scena. Donne che coi loro corpi accumulano e rilasciano tensione, scoprendosi in un gioco di movimenti fluidi nella loro essenza più intima, anche erotica.

La ricerca di Laura Marling è umana ed artistica al tempo stesso: come nuove rughe arricchiscono l’espressivitià di una giovane donna, le influenze trip-hop e gitane di “Don’t Pass Me By” e l’Americana sferzante della conclusiva “Nothing, Not Nearly” mostrano l’impressionante crescita di una cantautrice sempre più intensa e difficile da catalogare. Persino il più classico chamber folk si tinge di capolavoro in “The Valley” e “Next Time”, grazie ad una padronanza di mezzi e ad un’eleganza che appartiene solamente ai grandi.

Sarà che questa musica è vintage e contemporanea al tempo stesso. Sarà che, essendo così perfettamente sospesa tra tradizione e innovazione, è inutile cercare di inquadrarla; l’unico tempo che assume un significato, in “Semper Femina”, è quello dei moti interiori della sua autrice. Un’autrice che, a soli 27 anni, ha saputo scavare a fondo nella matassa infinita delle emozioni femminili, restituendocele nella loro incontaminata bellezza. Per una volta, la parola capolavoro non andrà sprecata.

We love beauty ‘cause it needs us to.


ABBIAMO PARLATO DI…

Laura Marling – Semper Femina
Singer-Songwriter
Kobalt, 2017

01. Soothing
02. The Valley
03. Wild Fire
04. Don’t Pass Me By
05. Always This Way
06. Wild Once
07. Next Time
08. Nouel
09. Nothing, Not Nearly

Marco Belafatti

Marco Belafatti

Il suo habitat ideale è al confine tra il cantautorato più tenebroso e il folklore nordeuropeo. Si dice che scriva le sue recensioni al lume di candela, nel cuore della notte. Di giorno veste i panni di un umile docente di scuola secondaria. A volte sorride.
Marco Belafatti

About Marco Belafatti

Il suo habitat ideale è al confine tra il cantautorato più tenebroso e il folklore nordeuropeo. Si dice che scriva le sue recensioni al lume di candela, nel cuore della notte. Di giorno veste i panni di un umile docente di scuola secondaria. A volte sorride.

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