Leonard Cohen al confessionale: a qualcuno piace “oscuro”

cohen_you_want_it_darker_01

Leonard Cohen incontra una vecchia conoscenza: l’oscurità. E la sua poesia risuona più forte che mai in “You Want It Darker”.

 

Alla veneranda età di 82 anni ci si potrebbe tranquillamente prendere il lusso di non stare a sentire più nessuno, bofonchiare qualche lamentela gratuita ad uso e consumo di amici e parenti stretti, abbandonarsi all’incessante scorrere delle lancette sull’orologio e alla nostalgia degli anni passati. Alla peggio, tirare a campare. Certo, per un uomo che ha passato la vita a confessare alla carta e al microfono i propri “peccati”, considerare tale ipotesi non dev’essere semplice – e qui non si parla di sacramenti cristiani, ma di alcuni tra gli esempi più raffinati di poesia e cantautorato di cui i musicofili nati nella seconda metà del XX secolo conservino memoria. Posare Moleskine e penna non fa parte dei piani di Leonard Cohen – è cosa ormai certa. Ritirarsi dalle scene? Figuriamoci. Detto ciò, allontaniamo subito il nome del poeta di Montréal dalla già spaventosamente numerosa lista di “dinosauri” della musica e limitiamoci ad ammirarne la fervente attività discografica degli ultimi anni: dal 2012 ad oggi Cohen ci ha regalato due notevoli album in studio ed altri due registrati dal vivo, preziose istantanee di tour indimenticabili. Non pago di questo stato di grazia, eccolo tornare a farci visita sui nostri cari giradischi.

“You Want It Darker”: suona quasi come un commento ironico rivolto al pubblico. Volete ascoltare il Cohen più oscuro, vero? Eccovi accontentati. E con quale tocco di classe. Il quattordicesimo tassello di una carriera che copre ben cinque decenni di storia contemporanea lo ritrae, dopo gli sfarzi “colorati” di “Old Ideas” (2012) e “Popular Problems” (2014), nella tonalità che più gli si addice: il chiaroscuro. E ci consegna 37 minuti di sublime cantautorato, in cui Leonard Cohen, ancor prima di cantare, sussurra storie personalissime e confessa segreti inenarrabili in un monologo appassionato, ricorrendo al roco spoken word che è ormai il vero marchio di fabbrica di questa sua fase artistica.

cohen_you_want_it_darker_02

Grazie al contributo del figlio Adam, magistrale dietro la consolle, e dello storico collaboratore Patrick Leonard, vedono la luce nove gioiellini figli degli indimenticabili anni ’70 e di quella vena “maledetta” che rese celebre l’artista. Che a raccontarcelo siano i solenni cori in ebraico della title-track, il gospel dannato di “On The Level” (“I turned my back on the Devil / Turned my back on the Angel too”), il commiato malinconico di “Leaving The Table” o i sussulti del quartetto d’archi su “Steer Your Way”, il messaggio è chiaro: l’oscurità è una vecchia conoscenza che il cantautore non teme minimamente. Anzi, forte della maturità acquisita col tempo, Leonard Cohen si fa avanti per incontrarla, stringerle la mano, omaggiarla con le sue elegie. Offrirle una sigaretta, magari.

Nell’incertezza di questi tempi, “You Want It Darker” è una voce rassicurante, una pacca sulla spalla, il segreto di un amico – di un amico poeta – da custodire gelosamente. Le tenebre non sono mai state così invitanti.


ABBIAMO PARLATO DI…

cohen_you_want_it_darker

Leonard Cohen – You Want It Darker
Singer-Songwriter
Columbia, 2016

01. You Want It Darker
02. Treaty
03. On the Level
04. Leaving the Table
05. If I Didn’t Have Your Love
06. Traveling Light
07. It Seemed the Better Way
08. Steer Your Way
09. String Reprise / Treaty

Marco Belafatti

Marco Belafatti

Il suo habitat ideale è al confine tra il cantautorato più tenebroso e il folklore nordeuropeo. Si dice che scriva le sue recensioni al lume di candela, nel cuore della notte. Di giorno veste i panni di un umile docente di scuola secondaria. A volte sorride.
Marco Belafatti

About Marco Belafatti

Il suo habitat ideale è al confine tra il cantautorato più tenebroso e il folklore nordeuropeo. Si dice che scriva le sue recensioni al lume di candela, nel cuore della notte. Di giorno veste i panni di un umile docente di scuola secondaria. A volte sorride.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *