I Liftiba, l’Eutòpia e gli schricchiolii assordanti

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La locomotiva steampunk fa un buon rumore, ma l’eutòpia è ancora utopia.

 

L’impossibile”, primo singolo dei Litfiba scelto per trainare l’arrivo del nuovo album “Eutòpia”, non ha avuto vita facile. Di per sé un brano non eccezionale, con quel “L’impossibile non c’è / perché tutto è possibile” che i più maligni hanno dato come buono per la sigla di un cartone animato, ha poi avuto la sfortuna di avere un video lanciato in pompa magna sul sito di La Repubblica, salvo poi essere rimosso e sostituito da un lyric video a causa di “problemi tecnici” (leggasi “non avevamo visto il risultato finale, e ora non ci piace”) e la cui versione definitiva è stata resa pubblica solo un paio di giorni prima dell’uscita dell’album. Intendiamoci, peggio di “Squalo”, singolo che ha affossato “Grande Nazione”, non si poteva fare a livello di canzone vera e propria, ma come lancio qui abbiamo toccato nuovi vertici.

Detto questo, dopo due tour amarcord per rispolveare materiale anni ’80 e ’90, la coppia Renzulli-Pelù torna con un album di inediti dopo oltre quattro anni dal già citato “Grande Nazione”. “Eutòpia” ha due livelli di lettura: dal punto di vista compositivo-musicale siamo al ritorno di un Ghigo ispirato. Il tocco riconoscibile del chitarrista di origini campane c’è, non compie virtuosismi ma azzecca come al solito quelle note semplici ma efficaci. La tamarrata “Dio Del Tuono” è pogo assoluto, “Maria Coraggio” ha una struttura davvero bella, con innesti medio orientali eccelsi, e qui l’apporto di Aiazzi alle tastiere si sente a tonnellate.

Menzione d’onore anche per Luca Martelli: dopo anni si percepisce enormemente una batteria che ha anima, un tocco e uno stile personali e riconoscibili, che sfrutta e arricchisce il 4/4 canonico. Chapeau, o headbanging. Si potrebbe dire similmente di Li Causi al basso, se solo si sentisse un po’ di più: il mixaggio non valorizza tutti i componenti, e persino le chitarre in alcuni frangenti sono soffocate da tastiere o batteria. Come abbiamo detto, comunque, dal punto di vista musicale siamo su buoni livelli, anche se “Santi Di Periferia” viene rovinata da una zanzariera impazzita che spadroneggia nel canale destro e che dilania le orecchie, “Gorilla Go” deve buona parte della sua struttura ad “Africa”, ma non è un problema. “In Nome Di Dio” è un cazzotto in faccia, la title track è dannatamente evocativa.

Il problema rimangono le parole utilizzate nei testi. Non tanto le linee vocali, che anzi in questo “Eutopia” sono molto spesso, ma proprio i testi. “Pecore senza lana e senza ricotta” è un incipit che fa cadere le braccia, i “gatti ineducati” di “Santi Di Periferia” miagolano vendetta, il disco grida vendetta. Per carità, “Maria Coraggio” ha un ritornello ridondante, ma funziona, le strofe sono ben studiate, “Straniero” ha la magia del fischio di Pelù e non è eccessivamente stucchevole (per lo meno rispetto al passato recente), ma “Intossicato” è inascoltabile, ed è un peccato perché l’arrangiamento della strofa è davvero malato e inquietante. “Oltre” ci invita, per l’appunto, ad andare oltre. E sempre qui, peccato, perché poteva essere una “Siamo Umani 2.0” interessante.

Eccolo dunque, il secondo piano di lettura, che un po’ affossa l’Eutòpia dei Litfiba. Aggiungiamoci un mixaggio non sempre eccelso, e la sensazione è quella dell’occasione sciupata. Per poco. Ancora una volta.

Peccato” è la parola che il sottoscritto si è trovato a ripetere in maniera lancinante, e anche un po’ dispiaciuta. Se, a livello di arrangiamenti, spunti interessanti ce ne sono, la capacità di generare testi senza un momento di facepalm è disarmante rivolta verso il basso.

L’eutòpia, ovvero l’ideale che incontra la realizzazione concreta, in questo caso è rimasta un’utopia.
L’impossibile non c’è”. Può darsi, Piero, però un discreto rammarico sì.


ABBIAMO PARLATO DI…

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Litfiba – Eutòpia
Rock
Sony Music, 2016

01. Dio Del Tuono
02. L’Impossibile
03. Maria Coraggio
04. Santi Di Periferia
05. Gorilla Go
06. In Nome Di Dio
07. Straniero
08. Intossicato
09. Oltre
10. Eutòpia

Andrea Mariano

Andrea Mariano

Prigioniero degli anni ‘90, da tempo il soggetto in esame sfrutta il prodigio demoniaco chiamato internet per poter sproloquiare di ciò che lo appassiona e di ciò che lo cruccia, il tutto indossando camicia a quadri, Levi's 501 e Dr. Martens. Ha svolto tutto ciò su SpazioRock.it dal 199... dal 2010 al 2016. Ora è qui (ma va?). Odora leggermente di cavolo (cit. Theme Hospital)
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Prigioniero degli anni ‘90, da tempo il soggetto in esame sfrutta il prodigio demoniaco chiamato internet per poter sproloquiare di ciò che lo appassiona e di ciò che lo cruccia, il tutto indossando camicia a quadri, Levi’s 501 e Dr. Martens. Ha svolto tutto ciò su SpazioRock.it dal 199… dal 2010 al 2016. Ora è qui (ma va?). Odora leggermente di cavolo (cit. Theme Hospital)

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