Maneskin, il ballo della vita e la strada piena di curve

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“Tutto questo presto sarà nostro”. Beh, c’è ancora da lavorare un po’…

L’avevamo lasciati lì, a X-Fac… Non, non l’avevamo lasciati da nessuna parte. A livello di visibilità, i Maneskin non hanno mollato un attimo, rischiando anzi di arrivare all’overburning da esposizione mediatica. Hanno rischiato l’ustione: ospitate di qui, firmacopie di là, un singolo post X-Factor (che è la copia carbone delle cover proposte per il Talent Show), interviste, copertine patinate. Attimo di respiro. Un altro singolo, poi l’annuncio di un film sul loro primo album (che è come se il pakistano sotto casa mi fermasse per volere a tutti i costi una mia foto per incorniciarla con tanto di targhetta “Cliente della settimana”). Bella ballatona come ennesimo singolo che profuma di buon Sanremo (“Torna A Casa”).

Ripetiamo: i Maneskin hanno rischiato l’overburning mediatico e della pazienza altrui. Siamo certi, anzi, che c’abbiano giocato sopra, godendoci anche un po’. Un risultato, ad ogni modo, l’hanno già prepotentemente ottenuto. Vi chiediamo: chi ha vinto l’edizione di X Factor con loro presenti? Per l’appunto. Non se lo ricorda nessuno, il bel canto di Lorenzo Licitra non se lo ricorda nessuno. Di quell’edizione vengono ricordati per lo più solo loro e, in misura (immeritatamente) minore, i ROS.

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Siamo qui, ora, hic et nunc. Ottobre 2018. I Maneskin pubblicano “Il Ballo Della Vita”, il loro primo vero album. Un mischione di generi, dove qualcosa profuma di succulento pasto per speranzosi auditori e qualcosa infastidisce, come se il buon arrosto tanto ostentato nasconda parti ancora ben crude. E il pollo, si sa, va mangiato ben cotto, altrimenti ci si può sentire male.

I Maneskin sono “estremi”, e allora estremizziamo: in Italia abbiamo loro, negli Stati Uniti i Greta Van Fleet. Imparagonabili, diranno molti di voi che state leggendo queste righe. “Ecco, ha detto la vaccata della settimana” dirà qualcun altro. Ma seguite il mio ragionamento per un attimo.

I Greta Van Fleet sono stati subito indicati come i possibili salvatori del rock: dei ragazzini che riprendono la lezione dei Led Zeppelin e del rock anni ’70 e lo ripropone senza cambiare una virgola. Male? Beh, considerando che chi ha vent’anni fatica a conoscere il nome di Chris Cornell e pensa che i Led Zeppelin sia un gruppo satanista, possono essere un punto di partenza per ricostruire una cultura musicale rock.

I Maneskin sono stati subito indicati come la ventata di aria fresca che serviva per il mercato discografico italiano. Giovani, giovanissimi, non propongono il solito pop strappalacrime e anzi si addentrano verso un funk basico sporcato da influenze reggaeton. Nulla di speciale, ma è necessario considerare il contesto attuale: sono anni che in Italia non emerge nulla di decente a livello di VAGAMENTE rock (bimbi, no: Le Luci Della Centrale Elettrica non è indie rock…).

Messo da questo punto di vista, le aspettative che sono state riposte verso le due band non sono poi così differenti: la possibilità che qualcosa possa muoversi nuovamente e creare un movimento, o quantomeno un fuoco di paglia. Basta oramai anche la mera illusione che duri un anno o due per poter continuare a sperare in qualcosa che non siano i soliti trap, le lagne dell’amore perduto (ben lontano da quello deandreiano).

“Il Ballo Della Vita”, dicevamo.

Un mezzo bluff, diciamo.

Perché pezzi come “Are You Ready?” e “Immortale” fanno emergere in te una creatura demoniaco-mitologica, metà Germano Mosconi e metà Mario Magnotta: delle aberrazioni, nel migliore dei casi semplicemente fuori posto perché mal si amalgamano al resto del disco.

Perché pezzi come “Close To The Top” (beceramente radiofonica ma ben studiata per un possibile tentativo di lancio all’estero), “Lasciami Stare” e anche l’opener “New Song” non sono malvagi, coinvolgono, hanno un bel tiro pur non smuovendosi dai binari che i Maneskin hanno imboccato sin dall’inizio. Lasciamo stare i simil plagi come “Fear For Nobody” (P!nk, lo so che ti stanno fischiando le orecchie da settimane): vogliamo essere buoni, sono errori di gioventù il cui risultato non è neppure così orribile. Anche le ballad non sono malvage, ben scritte, nulla da controbattere.

Ma è questo il problema principale de “Il Ballo Della Vita”: cagate inenarrabili e inconcepibili mescolate con pezzi standard orecchiabili e brani dal buon potenziale.

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Altro aspetto da non sottovalutare è la lingua: testi in italiano o lyrics in inglese? Scegliere “un po’ e un po’” crea disomogeneità. Col tempo decideranno definitivamente, si spera.

Tra poco tutto questo sarà nostro” diceva Damiano. Correggi il tiro: “Tra un po’, forse, tutto questo sarà nostro” suona più realistico.

Il talento c’è, l’essere sbruffoni al punto giusto anche. Non bruciatevi come hanno fatto altri millemila prima di voi.


ABBIAMO PARLATO DI…

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Maneskin – Il Ballo della Vita
Pop Rock
Sony Music, 2018

01. New Song
02. Torna A Casa
03. L’altra Aimensione
04. Sh*t Blvd
05. Fear for Nobody
06. Le Parole Lontane
07. Immortale (feat. Vegas Jones)
08. Lasciami Stare
09. Are You Ready?
10. Close To The Top
11. Niente Da Dire
12. Morirò Da Re

Andrea Mariano

Andrea Mariano

Prigioniero degli anni ‘90, da tempo il soggetto in esame sfrutta il prodigio demoniaco chiamato internet per poter sproloquiare di ciò che lo appassiona e di ciò che lo cruccia, il tutto indossando camicia a quadri, Levi's 501 e Dr. Martens. Ha svolto tutto ciò su SpazioRock.it dal 199... dal 2010 al 2016. Ora è qui (ma va?). Odora leggermente di cavolo (cit. Theme Hospital)
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Prigioniero degli anni ‘90, da tempo il soggetto in esame sfrutta il prodigio demoniaco chiamato internet per poter sproloquiare di ciò che lo appassiona e di ciò che lo cruccia, il tutto indossando camicia a quadri, Levi's 501 e Dr. Martens. Ha svolto tutto ciò su SpazioRock.it dal 199... dal 2010 al 2016. Ora è qui (ma va?). Odora leggermente di cavolo (cit. Theme Hospital)

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