I Metallica e il thrash che “c’è ma non c’è” in Hardwired… To Self Destruct

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“Ehi Lars, senti questa! E che dici di questo riff?”
“Fantastico! Però rallentiamo un po’?”

 

Metallica = Thrash Metal. O perlomeno thrash metal for the masses. Tempo fa.

Tagliamo la testa al toro e i capelli a Hetfield e diciamo subito che “Hardwired… To Self Destruct” è un buon album metal, con una produzione bella massiccia (era ora). Dopo “Death Magnetic”, in cui Kirk Hammett si lanciava in assoli per lo più sconclusionati pur di sfogare la rabbia repressa per non averne sparato nemmeno un uno per sbaglio su “St. Anger”, in cui comunque qualcosa di decente potevi percepirlo, i ragazzoni-non-più-ragazzoni hanno deciso di giocare d’astuzia, strizzando spesso e volentieri l’occhio al passato in “Hardwired” e “Moth Into Flame”, dove ti immagini Lars che tira bestemmie a rotta di collo pur di tenere il tempo del tellurico trittico Hetfield – Hammett – Trujillo. E godi, senza nasconderti. Perché quelle mitragliate fanno partire l’headbanging in automatico, anche se hai la cervicale a pezzi (immagine molto poco true e molto true al tempo stesso, prodigi dell’antinfiammatorio e dei ‘Tallica). E perdoni pure “Sad But True 1.5”, rinominata “Dream No More”, perché una pausa se la meritano tutti, anche Ulrich. E ti faresti andare giù anche “Halo On Fire”, che cerca di essere evocativa ma ci riesce solo in parte.

Però poi devi metter su il secondo ciddì. E partono gli Iron Maiden sotto steroidi. Si, perché il riff di “ManUnkind” potrebbe averlo scritto Adrian Smith e la cosa avrebbe perfettamente senso: un po’ di ‘Tallica style qua e là per coprire, e il gioco è fatto. Poi rinsaviscono, si ristabiliscono le parti e cercano di investirti dai sette minuti abbondanti di “Here Comes Revenge”, solo che lo eviti agilmente perché è un camion pesante che strombazza possenza da lontano, poi da vicino ti accorgi che sotto quel rombo si camuffa il motore di una vecchia Panda 4×4 (che riesce ad affrontare qualsiasi cosa pur arrancando e per questo merita rispetto, sia chiaro, ma non incute poi tutto questo timore). E tanto di cappello per l’omaggio a Lemmy in “Murder One”, ma citare “Born to lose, live to win” non basta per salvare le chiappe.

I Metallica dove hanno sbagliato? Hanno esagerato. Sarà stata la voglia di strafare, o la rabbia per aver perso in casa propria un iPhone con due anni di riff e idee (non rubato, non rotto, ma perso in salotto, forse tra i famelici cuscini del divano). Sarà che in effetti di materiale ne hanno raccolto in abbondanza in nove anni, ma non è che a una cena per quattro persone offro dodici chili di pasta e trenta grammi di condimento. Un solo ciddì di sei sette tracce, sarebbe stato perfetto e avremmo potuto dire che, sì, i Metallica avrebbero centrato il bersaglio in maniera egregia. Ma come in una cena opulenta, l’amaro che ti fa digerire tutto e che ti fa star bene al limite di un orgasmo alcolico giunge quando oramai il sottoscritto aveva gettato la spugna: “Spit Out The Bone”. Sette minuti di goduria pura, una scarica di cazzotti che in confronto l’uattattattattà di Kenshiro è lenta e prevedibile da far schifo (la sfida con Sauzer non conta, ovviamente). L’essenza dei Metallica incontra i Metallica. E Lars un buon ortopedico, dopo tutta quella doppia cassa lanciata su un’autostrada tedesca senza limiti di velocità.

Il quartetto americano sa ancora cosa sia il Thrash Metal, ma c’è un problema: riesce a suonarlo solo a sprazzi. Se aggiungete l’irritante difetto di logorrea musicale, il quadro è completo: SE “Hardwired… To Self Destruct” fosse stato un classicissimo album di un solo ciddì, saremo dinanzi a un prodotto con chapeau finale. Invece i non-più-ragazzotti  californiani tentano in tutti i modi di far vedere che hanno ancora tanto da dire. E ce l’hanno, solo che non riescono a scindere la noia dalle storie interessanti.


ABBIAMO PARLATO DI

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Metallica – Hardwired… To Self-Destruct
Thrash Metal
Blackened, 2016

Disc 1
01. Hardwired
02. Atlas, Rise!
03. Now That We’re Dead
04. Moth Into Flame
05. Dream No More
06. Halo On Fire

Disc 2
01. Confusion
02. ManUNkind
03. Here Comes Revenge
04. Am I Savage?
05. Murder One
06. Spit Out The Bone

Disc Ideale by me
01. Hardwired
02. Atlas, Rise!
03. Now That We’re Dead
04. Moth Into Flame
05. Halo On Fire
06. Confusion
07. Spit Out The Bone

Andrea Mariano

Andrea Mariano

Prigioniero degli anni ‘90, da tempo il soggetto in esame sfrutta il prodigio demoniaco chiamato internet per poter sproloquiare di ciò che lo appassiona e di ciò che lo cruccia, il tutto indossando camicia a quadri, Levi's 501 e Dr. Martens. Ha svolto tutto ciò su SpazioRock.it dal 199... dal 2010 al 2016. Ora è qui (ma va?). Odora leggermente di cavolo (cit. Theme Hospital)
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Prigioniero degli anni ‘90, da tempo il soggetto in esame sfrutta il prodigio demoniaco chiamato internet per poter sproloquiare di ciò che lo appassiona e di ciò che lo cruccia, il tutto indossando camicia a quadri, Levi’s 501 e Dr. Martens. Ha svolto tutto ciò su SpazioRock.it dal 199… dal 2010 al 2016. Ora è qui (ma va?). Odora leggermente di cavolo (cit. Theme Hospital)

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