Queens Of The Stone Age – Villains: Rock’n Roll is Mad

Tornano le regine anche se l’età della pietra è un lontano ricordo. Haters gonna hate vol. 2.

È come quando disegni. Sei davanti al foglio bianco e devi decidere dove appoggerai la punta della matita per iniziare. Così è scrivere; che sia di musica o di attrezzatura per caccia e pesca non cambia molto. La prima parola, così come la prima linea, già indica una direzione che poi potrai cambiare mille volte durante la scrittura, ma in ogni caso, decide in qualche modo il percorso che il tuo pensiero seguirà. Farai migliaia di disegni nella tua vita (o forse nemmeno uno) e scriverai migliaia di cose (o forse non sai nemmeno scrivere) ed appoggerai quella matita in tutti i punti possibili del foglio bianco, noncurante di dove ti porterà quell’inizio, quella decisione iniziale. Alcune volte però ti trovi davanti al foglio bianco, sapendo dove vuoi arrivare e che è importante per te che il risultato sia di un certo tipo e quindi non vuoi sbagliare. E non appoggi quella maledetta matita da nessuna parte. Vorrei vedere voi a dover parlare di quest’album… Davvero. Da dove inizi? In teoria dovresti essere super partes. “Professionale”. “Preparato”. “Obiettivo”. Ma come fai ad essere obiettivo con un album del genere? Come fai ad ascoltarlo con l’orecchio vergine, col cervello piatto, col cuore trasparente?

Non so voi (che se state leggendo queste parole appartenete alla categoria “ti conosco” oppure alla categoria “li conosco” oppure alla categoria “ma chivveconosce?”), ma io avevo già deciso mesi fa che questo sarebbe stato un album stupendo. Lo sapevo. Avevo visto solo la copertina. Avrebbero potuto metterci due album interi di cover di “Ti voglio bene Denver” ed altri successi e l’avrei comprato ugualmente. Il lavoro di Boneface è bellissimo, migliore, a mio avviso, di quello precedente. Se voi avete avuto un avviso differente da questo, posso capirlo. È una questione di sensibilità. Non tutti ce l’hanno.

Bello e pericoloso. Come l’amore. Come il rock’n roll. Come la pizza con salame piccante, peperoni e ‘nduja.

Intimamente quindi ero pronto alla cover di “È quasi magia Johnny”, anche perché da mesi i corvi  volavano alti, in attesa che da quella copertina spuntassero i cadaveri putrescenti di quelli che furono i QOTSA. Una versione in avanzato stato di decomposizione di “Like Clockwork”. Il capitolo finale di una storia che stava prendendo una brutta piega. Un modo per finalmente consacrare un  passato di riff polverosi, e ballate lisergiche. Quasi a volersi togliere un peso, o un ulteriore investimento emotivo ed economico e piantarlo come una lapide sulla tomba di coloro che furono i padri pellegrini di un nuovo continente del rock. Mi piace immaginarmeli tutti lì, in fila, con le loro tastiere spiegate e le dita nere e adunche, in attesa di poter, per l’ennesima, maledettissima stupida volta dire “il rock è morto”… e invece…

provate a scrivere QWERTY con la tastiera infilata nel cu… bru..i str..i, pez..di ….da del c…o.

Ok.

E invece il disco è bello. Nessuna cover dell’amata Cristina all’orizzonte. Un Lato A che molte donne vorrebbero avere come Lato B.

Il Gingerone e gli amichetti sua sono usciti tutti pieni di lustrini e con le banane ingellatissime dimenando i fianchi ai quattro angoli del rock n roll. Vivi. Molto più vivi ed in salute che l’ultima volta. Si dimenano proprio. Che bello.

Villains è un passo avanti, in una direzione nuova per questa band. Non è certo la rivoluzione della musica, ma per i QOTSA è un ulteriore gradino di successo nel percorso di emancipazione dallo stereotipo musicale che solo un capolavoro come “Songs for the deaf” ti può lasciare addosso come band. “SFTD” sta ai Queens of the Stone Age come “Mr Bean” sta a Rowan Atkinson. È come uno stigma con cui puoi convivere con successo solo operando un cambiamento interiore radicale, una maturazione ulteriore che non tutti gli agglomerati umani (che molti conoscono come band) riescono ad effettuare con successo senza perdersi. Senza rischiare di sfaldare la propria identità. A questo punto non vorrei spoilerare il contenuto del disco elaborando un indice dei brani che lo compongono. Non mi piace proprio farlo e per questo non lo farò, ma se posso inoltrarmi ancora di una falange in quella pippa psicologica legata all’identità a cui accennavo poc’anzi , vorrei sottolineare che proprio la prima strofa di quella BOMBA!!!! che è “Feet Don’t Fail Me”, traccia d’apertura dell’album, così recita: “I was born in the desert, May / Seventeen in Seventy-three …” (che in italiano potrebbe essere tradotto con successo con “Ma veramente?!?!? Ma vai a studiare inglese e non rompere…”).  Quindi? Chi ha ragione adesso?!

Comprate questo disco e vantavene con gli amici. Sfotteteli proprio se non se lo comprano. Questo mi sento di consigliarvi. Risparmiatevi una brutta figura come siete soliti fare. Ascoltatelo e, se non vi piace, fate finta che invece sia la cosa migliore che avete mai sentito. Come facevate negli anni ’90 (per quelli di voi che già appartenevano a questa linea temporale).


ABBIAMO PARLATO DI…

Queens of The Stone Age – Villains
Rock
Matador, 2017

01. Feet Don’t Fail Me
02. The Way You Used to Do
03. Domesticated Animals
04. Fortress
05. Head Like a Haunted House
06. Un-Reborn Again
07. Hideaway
08. The Evil Has Landed
09. Villains of Circumstance

Davide Fadani

Se domani, facendo la spesa o facendo l’amore o scrivendo inutili cagate su Facebook che non faranno altro che aumentare l’odio nei vostri confronti, vi troverete ad ascoltare quel pezzo di cui avete letto in un mio articolo e per questo mi odierete ancora di più, allora avrò compiutamente fatto il mio dovere.
E quando mi guarderò indietro sarà solo perché ho bisogno di un esorcista.
Davide Fadani

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Se domani, facendo la spesa o facendo l’amore o scrivendo inutili cagate su Facebook che non faranno altro che aumentare l’odio nei vostri confronti, vi troverete ad ascoltare quel pezzo di cui avete letto in un mio articolo e per questo mi odierete ancora di più, allora avrò compiutamente fatto il mio dovere. E quando mi guarderò indietro sarà solo perché ho bisogno di un esorcista.

Un commento

  1. concordo pienamente, grande disco

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