Reflection: riflettere con Brian di Woodbridge


Il nuovo disco di Eno, spiegato da Eno… e anche un po’ da me.

 

“Reflection è l’ultimo lavoro di una lunga serie, iniziata con “Discreet Music” nel 1975 (o forse è cominciata col primo lavoro Fripp & Brian Eno nel 1973? O forse addirittura con il mio primo pezzo originale all’ Ipswich Art School nel 1965?). In ogni caso, stiamo parlando della musica che avrei poi ribattezzato io stesso Ambient. Non penso di sapere esattamente cosa intendo con questo termine, ma sostanzialmente lo uso ancora oggi per distinguere quelle composizioni dai pezzi musicali che hanno una durata fissa, limitata e che sono ritmicamente connessi tra loro a formare un cosiddetto album”.

Queste le parole usate dallo stesso Brian Eno come incipit del lungo, complesso e affascinante discorso di presentazione del suo nuovo lavoro “Reflection”. Descrivere le composizioni di un geniaccio di tal calibro senza scadere nello snobismo chic o nella prosopopea più pallosa non è mai facile; per questo ho voluto rompere il ghiaccio facendo parlare lui.
Come avrete quindi già capito si sta parlando di Ambient music, quel genere musicale ideale in botta di oppio, di tisane malva e mandarino o semplicemente per una bella scopata nella penombra della vostra cameretta. “Reflection” è un lavoro come sempre complesso, come un po’ tutti i lavori dell’Eno solista: una composizione di 54 minuti senza interruzioni, ricca di alti e bassi, di giravolte e momenti di assoluta quiete e riflessività. Niente di veramente inedito nel repertorio dell’artista inglese, ma un bel viaggione sicuramente.

Tornando a far parlare Brian: “Composizioni come queste le chiamo anche con un altro nome: Generative, ovvero che si compongono da sé. Io in quanto compositore metto insieme un numero di suoni e pongo delle regole che decidono cosa succede a questi suoni. A quel punto faccio suonare l’intero sistema e vedo cosa accade; aggiustando i suoni, le frasi e le regole, fino a giungere a qualcosa che mi rende davvero soddisfatto.”

Bella anche la scelta del nome del disco, “Reflection”, perché – dice Eno – la stesura di questo pezzo lo ha riportato indietro col pensiero, proprio a quegli anni ’70 durante i quali stava costruendo un genere musicale, rivoluzionando l’elettronica e la composizione in generale.
Io ve lo consiglio caldamente, perché sono un grande fan, perché se vi fa cagare Eno allora non vi siete mai drogati e perché la dovete smettere di ascoltare solo Radio 105 (e ve lo dice un cultore dello Zoo). Un appunto però ve lo faccio: se siete nuovi all’ascolto di roba del genere allora magari approcciate prima ai lavori veramente rivoluzionari di Mr. Eno come “Music for Airport” e “Discreet Music”… vi sarà più facile a quel punto apprezzare appieno l’ultima perla del geniaccio pelato di Woodbridge.


ABBIAMO PARLATO DI…


Brian Eno – Reflection
Ambient – Generative
Warp, 2017

01. Reflection

Marco Ceretto Castigliano

Marco Ceretto Castigliano

Cresciuto a suon di Pearl Jam e Alfred Hitchcock, cerco di fare della mia vita un racconto, spesso senza capo né coda e senza prendermi troppo sul serio. Poggiata la penna vesto i panni dello speaker radiofonico.
Marco Ceretto Castigliano

About Marco Ceretto Castigliano

Cresciuto a suon di Pearl Jam e Alfred Hitchcock, cerco di fare della mia vita un racconto, spesso senza capo né coda e senza prendermi troppo sul serio. Poggiata la penna vesto i panni dello speaker radiofonico.

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