“Seven Inches of Satanic Panic”: i Ghost e la pensione dei grandi

Due brani per odiarli o per credere ancora di più che l’eredità delle grandi band heavy sia loro

L’incipit che introduce la presentazione del disco nelle mailing list parla di “un lavoro del 1969”. In effetti questo vinile 7” della band svedese contiene ben due singoli, entrambi carichi di sfumature riconducibili al rock vintage anni ‘70; e lo psichedelico e meraviglioso artwork, coloratissimo, non è da meno.

Ma si tratta dello stesso stile retrò e delle classic vibes che i Ghost hanno fatto ormai propri da tempo, adattandoli e personalizzandoli, uno stile divenuto progressivamente subito riconducibile alla band, ritenuta odiosa o amata alla follia. I Ghost continuano a crescere, dopo i meravigliosi “Meliora” e “Prequelle”, il successo del gruppo dell’ormai noto Tobias Forge è schizzato alle stelle, catapultato – con merito – nell’”Olimpo degli headliner”, e l’attesa nei confronti di un nuovo disco è alle stelle.

“Kiss the Go-Goat” è un brano energico e orecchiabile, mentre “Mary on a Cross” è una ballad sopraffina, un po’ sigla da sitcom americana anni ‘80, ma in una concezione positiva. E con testi disturbanti. Anche il video del primo singolo è meritevole di menzione: se la patina effetto vintage ha un fascino senza tempo, la presenza scenica della band è garanzia. Inutile provare a collocare i Ghost all’interno di un genere. Non Heavy Metal, non Doom, non Stoner né Pop… una rielaborazione personale, uno stravolgimento di tutte queste cose messe assieme, e tante, tante idee fresche ed originali.

Matteo Galdi

Ho un brano adatto per ogni momento della giornata, ho ogni ricordo importante legato ad una band o ad un disco. Il giorno della laurea mi sono presentato in completo, ma indossavo i calzini degli Iron Maiden che per fortuna non hanno carpito l’attenzione della commissione. Suono il basso in una band satanica, pagana e splatter. Anche se in fondo sono orgogliosamente “prog snob” e vi guardo tutti dall’alto verso il basso, voi che ascoltate solo indie. Amo scrivere, sopratutto di musica, vivo di concerti. Apprezzo l’arte in tutte le sue forme. Proprio per questo amo la Carbonara ed il tiro a giro alla Del Piero.
Matteo Galdi

About Matteo Galdi

Ho un brano adatto per ogni momento della giornata, ho ogni ricordo importante legato ad una band o ad un disco. Il giorno della laurea mi sono presentato in completo, ma indossavo i calzini degli Iron Maiden che per fortuna non hanno carpito l’attenzione della commissione. Suono il basso in una band satanica, pagana e splatter. Anche se in fondo sono orgogliosamente “prog snob” e vi guardo tutti dall’alto verso il basso, voi che ascoltate solo indie. Amo scrivere, sopratutto di musica, vivo di concerti. Apprezzo l’arte in tutte le sue forme. Proprio per questo amo la Carbonara ed il tiro a giro alla Del Piero.

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