Simulation Theory, il caos versione deluxe

in media rex

Tra musica, caos ed una buona dose di ego, Simulation Theory è un album arrivato quasi inaspettatamente per i fan dei Muse.

Qualche tempo fa il trio inglese aveva infatti affermato di non voler registrare altri dischi ma di volersi dedicare esclusivamente ai live. Invece a luglio, in contemporanea con l’uscita del singolo Something Human, la rivelazione: l’ottavo album, Simulation Theory per l’appunto, sarebbe stato pubblicato il nove novembre.
Oggi, a pochi giorni dall’uscita, mi sono presa io l’onere e l’onore di recensirlo, per la gioia e la salvaguardia di Riccardo, già abbastanza provato dall’ascolto dell’ultimo album degli Imagine Dragons .

Ho già parlato qualche tempo fa del mio rapporto controverso con i Muse e Simulation Theory non fa altro che confermare senza ritegno la mia confusione. Ci sono diverse cose che mi hanno spiazzato del nuovo album:
Simulation Theory è stato anticipato da ben cinque singoli, come nelle “migliori” boyband.
Parliamo di un album che non sarebbe dovuto esistere e che invece conta tre diverse versioni: CD standard con 11 tracce, CD deluxe con 16 tracce e -udite udite- CD super deluxe con 21 tracce. Il tutto condito dalla pubblicazione su YouTube di un video per ogni canzone, da guardare come se fosse un unico film. Quando si dice la coerenza.
Sembra che questo sia un album decisamente autocelebrativo. Basti pensare che nella versione super deluxe non ci sono più inediti, ma le stesse undici canzoni remixate, acustiche, in versione acustica gospel, alternativa, strumentale e con tanto di marching band. Un filino eccessivo, forse.

Ogni canzone è stata registrata in studi diversi e con produttori diversi, e si sente. Il disco spazia dall’elettronica al Rock fino a scadere nel Sinth Pop senza una linea ben precisa, con un risultato -oserei dire- fine a sé stesso. I pezzi risultano slegati tra loro, si passa dalle sonorità elettroniche di Algorithm e The Dark Side al rock di Pressure, deviando nel pop di Get up and Fight.

Con questo non voglio dire che l’album sia da buttare, anzi. I Muse sanno il fatto loro, è innegabile, la maggior parte dei pezzi merita davvero di essere ascoltata e riascoltata. Personalmente credo che Propaganda, Break It To Me e Blockades siano le canzoni migliori di Simulation Theory, quelle che legano meglio tra loro e che danno un senso al caos di stili dell’album. Un occhio di riguardo lo rivolgerei anche a brani come Pressure, Algorithm e The Dark Side. Ma voglio soffermarmi un attimo sull’oscenità di Get Up And Fight. L’intro è degna di una delle peggiori canzoni di Taylor Swift (e guarda caso, il produttore è lo stesso) e il resto, molto stile Thirty Seconds To Mars, è decisamente da dimenticare. Tanto per dirne una, Dig Down in confronto è una canzone meravigliosa. Insomma sperimentare si, ma c’è un limite a tutto, e con questa i Muse hanno davvero toppato.

Nonostante sia uscito da pochi giorni, Simulation Theory ha già diviso i fan. C’è chi apprezza l’album e chi lo considera eccessivamente borioso e non degno di un gruppo come i Muse, sempre al grido dell’ormai prevedibile “Showbiz e Origin of Simmetry erano migliori!” e bla bla bla del genere. Solo una cosa mette tutti d’accordo: Get Up And Fight è la canzone peggiore dell’album.

Personalmente, nel mio rapporto amore/odio con Matt e soci, mi trovo esattamente nel mezzo. Non mi aspettavo un ritorno al passato della band, e non credo che la loro evoluzione sia un male. Nonostante alcuni pezzi Simulation Theory è la prova che sì, il loro stile è cambiato, ma i Muse producono ancora pezzi interessanti e di qualità notevole.

E comunque, se vogliamo fare i nostalgici, ci sono sempre i primi album da ascoltare nella nostra cameretta.


ABBIAMO PARLATO DI…

Muse- Simulation theory
Alternative
Warner, 2018

01. Algorithm
02. The Dark Side
03. Pressure
04. Propaganda
05. Break it to Me
06. Something Human
07. Thought Contagion
08. Get Up and Fight
09. Blockades
10. Dig Down
11. The Void
Le versioni alternative non ve le sto ad elencare, che sennò non la finiamo più.

Giada Corneli

Giada Corneli

Non ho mai abbastanza tempo, ma per far cosa poi? Eternamente in bilico tra quello che sono e quello che vorrei essere. Dormo poco, sogno troppo, mangio abbastanza.
Giada Corneli

About Giada Corneli

Non ho mai abbastanza tempo, ma per far cosa poi? Eternamente in bilico tra quello che sono e quello che vorrei essere. Dormo poco, sogno troppo, mangio abbastanza.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *