The Book Of Souls: Live Chapter – Il cuore batte ancora

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Ovvero, come sia ancora bello vedere un live dei Maiden, ma ascoltarlo e basta…

Ciao a tutti, sono Andrea Mariano e sono un fan degli Iron Maiden. Gioco a carte scoperte e per questo mi prenderò una marea di insulti, tanto che ho già addosso la giacca a vento e brandisco un ombrello per la pioggia di merda che mi beccherò.

L’uscita di un live album di Steve Harris e soci è sempre ben accetta, soprattutto se deve essere una prova ulteriore che i vecchietti ce la fanno ancora a dire qualcosa su un palco, soprattutto se Bruce Dickinson deve in qualche modo rassicurare sulle sue condizioni e prestazioni dopo la brutta avventura (conclusasi con un lieto fine) del cancro. Con questo spirito è stato realizzato The Book Of Souls: Live Chapter, incentrato per l’appunto sull’ultimo tour mondiale della Vergine di Ferro.

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Scaletta orfana di Hallowed Be Thy Name per dribblare questioni legali che vedono Robert Barton e Brian Quinn dei Beckett contro Steve Harris e Dave Murray (accuse di plagio. Accuse presentate con trent’anni di ritardo. Ok…), ergo il mio ego bestemmia in lungo e in largo; per fortuna c’è una buona commistione tra presente e passato, ma qui arriviamo al nodo della questione: c’è esigenza di comperare un altro live album degli Iron Maiden? Rido fragorosamente e vi rispondo seccamente: bah.

“Bah” perché The Book Of Souls: Live Chapter ha senso di esistere unicamente nella sua incarnazione audiovisiva, dato che lo stage è spettacolare, le immagini e le riprese degne di nota e si può notare simpaticamente come Bruce sia intollerante ai capelli lunghi (le riprese tratte da più live per un’unica canzone danno un effetto esilarante, con Bruce ora coi capelli corti, ora con un fungo grigio in testa, poi con un taglio di nuovo corto), senza contare il disorientamento visivo dal punto di vista delle chitarre (Murray prima con una Les Paul, poi con la classica Stratocaster, poi sempre con una Stato ma di colore e pickup differenti, per esempio). Tutto ciò non è un difetto per il sottoscritto, anzi, fa capire in un certo senso come tecnicamente, a seconda della location, i musicisti adottino soluzioni di strumentazione differenti.

“Bah” è perché, oltre a questo, oltre a essere felici di ascoltare Wratchild ancora decente e una Children Of The Damned in cui la voce è in evidente difficoltà pur portando a casa una performance tutta sentimento, senza il supporto visivo The Book Of Souls Live Chapter è forse il live più debole dei Maiden post 2000. Dickinson è promosso per come riesce a gestire l’ugola, sopperendo con l’interpretazione un calo di prestazione fisiologico naturale. È da pazzi sperare che continui a strillare come anche solo 5 anni fa. Già è un miracolo che non sia calato troppo negli ultimi 20 anni, ma in futuro gli Iron Maiden dovranno pensare a qualche soluzione migliore, come abbassare di mezzo tono o un tono quantomeno il repertorio più provante (tranne The Trooper o la recente If Eternity Should Fail, quelle rimangono hanno ancora grande impatto, pazzesco).

Sento che inizia a piovere. Scusate, apro l’ombrello ***ziiip***.

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Se proprio volete spendere i vostri quattrini il buon Andrea vi consiglia due opzioni: o mandate qualche spiccio al conto corrente del sottoscritto, il quale vi sarà eternamente grato, o virate per la versione video digital download. Solo audio, sarebbe un continuo “Eh, come passa il tempo…”, “Eh, meglio Rock In Rio” e via discorrendo.

Ora scusate, ma devo prendere la scialuppa. Piove più del previsto.


ABBIAMO PARLATO DI…

iron maiden the book of souls live chapter in media rex COVER

Iron Maiden – The Book Of Souls: Live Chapter
Heavy Metal
Parlophone Records, 2017

01. If Eternity Should Fail
02. Speed Of Light
03. Wrathchild
04. Children Of The Damned
05. Death Or Glory
06. The Red And The Black
07. The Trooper
08. Powerslave
09. The Great Unknown
10. The Book Of Souls
11. Fear Of The Dark
12. Iron Maiden
13. The Number Of The Beast
14. Blood Brothers
15. Wasted Years

Andrea Mariano

Andrea Mariano

Prigioniero degli anni ‘90, da tempo il soggetto in esame sfrutta il prodigio demoniaco chiamato internet per poter sproloquiare di ciò che lo appassiona e di ciò che lo cruccia, il tutto indossando camicia a quadri, Levi's 501 e Dr. Martens. Ha svolto tutto ciò su SpazioRock.it dal 199... dal 2010 al 2016. Ora è qui (ma va?). Odora leggermente di cavolo (cit. Theme Hospital)
Andrea Mariano

About Andrea Mariano

Prigioniero degli anni ‘90, da tempo il soggetto in esame sfrutta il prodigio demoniaco chiamato internet per poter sproloquiare di ciò che lo appassiona e di ciò che lo cruccia, il tutto indossando camicia a quadri, Levi’s 501 e Dr. Martens. Ha svolto tutto ciò su SpazioRock.it dal 199… dal 2010 al 2016. Ora è qui (ma va?). Odora leggermente di cavolo (cit. Theme Hospital)

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