The Pineapple Thief, la ricerca/ricetta della perfezione

A nemmeno due anni dall’ultimo lavoro, gli indefessi TPT sfoggiano un album tanto inquadrato quanto affascinante

“Il Ladro di Ananas”, un nome un programma. Soprattutto per chi non conosce i quattro/cinque britannici (non l’ho mai capito, a volte si aggiunge un chitarrista extra e a volte no). Già posso udire gli echi dei vostri: “che nome idiota!” che gironzolano nelle vostre teste. Ma non siamo qui per parlare di questo, ecco.

Innanzitutto è bene specificare: credo di conoscere al massimo una o due band che, come i TPT, in poco meno di 20 anni di carriera, siano riusciti a sfornare tutto questo materiale. EP, singoli, materiale extra e dischi solisti di Bruce Soord compresi. Dissolution è, infatti, la dodicesima fatica in studio del gruppo, un traguardo più che lodevole e la dimostrazione che, pian piano, il successo arriva, seppure con tantissima dedizione.

Quindi, con la fine dell’estate giunge anche questo piccolo regalo per consolarci un po’. Ecco, il tanto atteso Dissolution, che già da solo può sfoggiare tutta la furia batteristica di Gavin Harrison. Immagino che lo conosciate tutti, in caso contrario, potete anche terminare qui la lettura.

Bene, continuiamo.

Come stavo dicendo, arrivato il disco non ho perso un secondo e mi son fiondato all’ascolto. Le nove tracce che ci accompagnano sono un ‘satura lanx’ di materiale più che appetibile. “Not Naming Any Names” – che sembra una intro mancata per un film di James Bond (gli ultimi, si intende) – apre il sipario verso quello che è l’album vero e proprio, un cammino costernato da momenti nostalgici, tristi, ma anche più incalzanti.

Un po’ come il precedente “Your Wilderness”, tuttavia, il mood primario è principalmente malinconico e, a dirla tutta, il gruppo è corso un po’ ai ripari stavolta, evitando di uscire dalla cosiddetta “Comfort Zone”. Non che sia un problema, ma mi aspettavo un po’ più di coraggio da un gruppo che, a parer mio, ha avuto un’evoluzione continua e mai banale.

In altre parole, sì, le mie aspettative non sono state ripagate proprio del tutto, specie dopo il primo ascolto. Al che cosa ho fatto? Semplice. Dopo averlo riascoltato, ho immaginato il disco senza fare confronto alcuno, senza pensare al minimo paragone, come ad immaginare fosse una band che non conoscessi. E lì, l’ho amato.

Dissolution è davvero un gioiello: un album pieno di momenti catchy e quasi “radio-friendly” ed al contempo vagamente progressive/art rock. Un ossimoro, ma come ben sappiamo, negli ultimi anni la cosa è diventata piuttosto comune (anche grazie al maestro Steven Wilson) e i TPT consacrano questa tradizione con una grazia senza pari.

Il guitar work è costellato da piccoli assoli (pieni zeppi di effetto whammy) e riff tanto taglienti quanto puliti e levigati, che fanno costante accoppiata con le note di piano. Quella che chiamerei la loro “ricetta” preferita. Onnipresente, anche se leggermente meno del passato, è la chitarra acustica, che funge da sfondo ai momenti più  delicati dell’album. A dare il tocco di Mida all’album ci pensa la bellissima “White Mist”, instancabile nei suoi 11 minuti di perfetta armonia, a pari merito con “Threatening War” e i suoi virtuosissimi tempi di batteria.

Nonostante la mia iniziale vaghezza e titubanza sono riuscito ad apprezzare al meglio l’album. Dissolution continua il percorso della band, senza porsi come un’effettiva novità, ma vantando un songwriting raffinato e pieno di momenti interessanti, superando per alcuni aspetti anche il tanto acclamato predecessore.

Sia chiaro, probabilmente anche per qualcuno di voi ci vorrà qualche ascolto in più per arrivare ad un tutt’uno con l’opera (scusatemi, ma sono a corto di termini), e probabilmente anche un certo “mood” per l’ascolto. Sarà perché i due bellissimi singoli ci hanno ingannato per certi versi, dandoci l’idea di un disco un po’ più scatenato. Cosa che non è, ma è comunque una riprova dell’infallibilità del Ladro di Ananas.

Un nome ambiguo, in effetti.


ABBIAMO PARLATO DI…

The Pineapple Thief – Dissolution
Prog – Art Rock
2018, KScope

01. Not Naming Any Names
02. Try As I Might
03. Threatening War
04. Uncovering Your Tracks
05. All That You’ve Got
06. Far Below
07. Pillar of Salt
08. White Mist
09. Shed A Light

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