The Rolling Stones: al blues non c’è cura. Per fortuna

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“Blue & Lonesome”, al Blues non si comanda.

 

Voglio raccontarvi una storia. Una storia che riguarda cinque arzilli vegliardi, cinque tizi che cinquant’anni fa vivevano in appartamenti dove regnavano due cose: whiskey e musica. Tanto whiskey e tanta musica. Ed entrambi non erano mai abbastanza. Il rumore sordo della bottiglia poggiata con irruento garbo sul pavimento s’innestava tra le note di Muddy Waters che echeggiavano nella stanza, i pensieri fluttuanti trovavano pace nel tormento di Memphis Slim, il fisico che si adagia sul divano facendo festa col ritmo di Little Walter.

In quell’appartamento, cinquanta e più anni addietro Keith Richards, Mick Jagger e Brian Jones vivevano il blues e il sogno così reale di poter attingere da quella magia l’essenza stessa della loro passione. E così, nel 2016, i The Rolling Stones decidono di riassaporare in maniera genuina quei momenti. Di tempo ne è passato, le rughe si sono fatte largo a spintoni tra un eccesso e l’altro, ma la purezza e la durezza di quella bellezza chiamata Blues è ancora dannatamente forte.

Così forte che i cinque vegliardi del Rock si chiudono in studio per appena tre giorni e trasformano la sala prove in una macchina del tempo: “Ride ‘Em On Down”, “Everybody Knows About My Good Thing”, “Just Your Fool” vengono suonate negli anni Sessanta, con strumentazione dell’epoca e registrate con tecniche dell’epoca. Sono gli anni Sessanta, l’anima degli Stones è quella di cinque ragazzi pazzi per il Blues, le mani sono quelle di ultra settantenni che se ne sbattono dell’età. Perché se c’è una cosa che il Blues ha insegnato loro è di rimanere fedeli a sé stessi, non dimenticare da dove si viene, da dove si è partiti, da dove si è nati, da dove la passione è sbocciata.

“Blue & Lonesome” è un elogio a loro stessi, è un elogio a quella scintilla verso cui hanno un debito e una gratitudine eterna. “Blue & Lonesome” è l’esaltazione di quell’animo puro (musicalmente parlando) che sotto quei lustrini, sotto quei riflettori, sotto quelle folle oceaniche pulsa ancora. Perché dopo aver venduto decine di milioni di dischi (o forse centinaia, ma sempre e comunque tantissimi), dopo esserti tolto qualsiasi sfizio possibile e inimmaginabile, tirar fuori un disco del genere, così sinceramente strabordante di estemporaneità, passione, groove, è davvero un colpo di classe. Se hai anche la spontaneità di fare quattro chiacchiere con un amico di vecchia data come Eric Clapton, che nel frattempo sta registrando nello studio di fronte al tuo, e di chiedergli se ha voglia di suonare un po’ con te a tempo perso e vedere cosa succede, significa davvero che, in fondo, hai ancora un animo puro, musicalmente parlando.

E non hai dimenticato il giorno in cui Jones, al telefono con un produttore interessato alla tua musica, alla domanda “Quale è il nome del vostro complesso?”, prende in mano un disco di Muddy Waters e sceglie un brano a caso dalla scaletta stampata sul retro della copertina “Rolling Stones, siamo i Rolling Stones”.


 ABBIAMO PARLATO DI…

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The Rolling Stones – Blue & Lonesome
Blues
Polydor Records, 2016

01. Just Your Fool (Buddy Johnson)
02. Commit A Crime (Howlin’ Wolf )
03. Blue And Lonesome (Memphis Slim)
04. All Of Your Love (Magic Sam)
05. I Gotta Go (Little Walter)
06. Everybody Knows About My Good Thing  (Miles Grayson & Lermon Horton) (ft. Eric Clapton on lead guitar)
07. Ride ‘Em On Down (Eddie Taylor)
08. Hate To See You Go (Little Walter)
09. Hoo Doo Blues (Otis Hicks & Jerry West) (ft. Jim Keltner, percussion)
10. Little Rain (Ewart. G. Abner Jr. & Jimmy Reed)
11. Just Like I Treat You (Willie Dixon)
12. I Can’t Quit You Baby (Willie Dixon) (ft. Eric Clapton on lead guitar)

Andrea Mariano

Andrea Mariano

Prigioniero degli anni ‘90, da tempo il soggetto in esame sfrutta il prodigio demoniaco chiamato internet per poter sproloquiare di ciò che lo appassiona e di ciò che lo cruccia, il tutto indossando camicia a quadri, Levi's 501 e Dr. Martens. Ha svolto tutto ciò su SpazioRock.it dal 199... dal 2010 al 2016. Ora è qui (ma va?). Odora leggermente di cavolo (cit. Theme Hospital)
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About Andrea Mariano

Prigioniero degli anni ‘90, da tempo il soggetto in esame sfrutta il prodigio demoniaco chiamato internet per poter sproloquiare di ciò che lo appassiona e di ciò che lo cruccia, il tutto indossando camicia a quadri, Levi’s 501 e Dr. Martens. Ha svolto tutto ciò su SpazioRock.it dal 199… dal 2010 al 2016. Ora è qui (ma va?). Odora leggermente di cavolo (cit. Theme Hospital)

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