Twenty One Pilots: Name a more iconic duo

La band statunitense ha una propria identità, e con Trench colpisce per immediatezza e semplicità.

Ammesso e concesso che la maturità dello sfavillante duo proveniente dall’Ohio sia già stata raggiunta grazie ai pochi ma ben assestati colpi discografici passati, ci si chiede se essi siano dunque effettivamente pronti ad essere riconosciuti come tali.

Ad essere quindi guardati più attentamente e con un occhio di riguardo, essere giudicati alzando l’asticella per tutto quello che “deve essere preteso”. Ai fan non importa niente ed è normale. Un po’ meno normale è effettivamente vederli a schiere in fila – aspettando di poter entrare ad un concerto dei Twenty One Pilots – vestiti in divisa da pompiere giallonera, divisa che richiama grafiche, colori e titolo del nuovo disco “Trench”.

E “Trench” esce dopo mesi di silenzio stampa più assoluto. I fan iniziano a percepire che qualcosa si sta muovendo quando sul sito dei Twenty One Pilots cambia il logo, vengono sostituiti i precedenti stili grafici che rimandavano a “Blurryface”. Esce così il primo singolo “Jumpsuit”, ottimo brano dai toni malinconici ma dal quale riesce comunque a trasparire energia. Ed è un po’ quello che si respira nel full lenght “Trench”: brani dalle strutture semplici, ripetitivi ma ammalianti, talvolta adrenalinici. “Bandito” ad esempio sembra essere un lento struggente ed estremamente intimo, un bit ripetitivo ed ipnotico, che però è un crescendo. Concluso il pezzo ci si chiede quando sia mutato in questo modo ed in modo così naturale, senza che nessuno se ne sia accorto.

Hip hop, pop, trip hop o indie non importa, ogni brano ha sfumature differenti, ma sono l’originalità e freschezza compositive che lasciano il segno nell’ascoltatore. Poco importa se i brani sono semplici, poco complessi o poco articolati. Si riconosce nella loro immediatezza il marchio della band, è nitido all’interno di ogni pezzo.

I Twenty One Pilots affascinano per questo, per l’energia che scorre tra il duo: basso, chitarre e tastiere in mano al filiforme Tyler, batteria e percussioni percosse dal corpulento Josh. Energia che viene trasmessa su disco, ma sopratutto dal vivo, nei concerti sempre sold out. In due sul palco a saltare e vederli così pieni di vita non fanno rimpiangere il terzo/quarto elemento della band, che magari potrebbe servire in futuro. Per ora non resta che chiedersi “name a more iconic duo”.


ABBIAMO PARLATO DI…

Twenty One Pilots – Trench
Alternative Pop/Rock
Fueled By Ramen, 2018

01. Jumpsuit
02. Levitate
03. Morph
04. My Blood
05. Chlorine
06. Smithereens
07. Neon Gravestones
08. The Hype
09. Nico and The Niners
10. Cut My Lip
11. Bandito
12. Pet Cheetah
13. Legend
14. Leave The City

Matteo Galdi

Matteo Galdi

Ho un brano adatto per ogni momento della giornata, ho ogni ricordo importante legato ad una band o ad un disco. Il giorno della laurea mi sono presentato in completo, ma indossavo i calzini degli Iron Maiden che per fortuna non hanno carpito l’attenzione della commissione. Suono il basso in una band satanica, pagana e splatter. Anche se in fondo sono orgogliosamente “prog snob” e vi guardo tutti dall’alto verso il basso, voi che ascoltate solo indie. Amo scrivere, sopratutto di musica, vivo di concerti. Apprezzo l’arte in tutte le sue forme. Proprio per questo amo la Carbonara ed il tiro a giro alla Del Piero.
Matteo Galdi

About Matteo Galdi

Ho un brano adatto per ogni momento della giornata, ho ogni ricordo importante legato ad una band o ad un disco. Il giorno della laurea mi sono presentato in completo, ma indossavo i calzini degli Iron Maiden che per fortuna non hanno carpito l’attenzione della commissione. Suono il basso in una band satanica, pagana e splatter. Anche se in fondo sono orgogliosamente “prog snob” e vi guardo tutti dall’alto verso il basso, voi che ascoltate solo indie. Amo scrivere, sopratutto di musica, vivo di concerti. Apprezzo l’arte in tutte le sue forme. Proprio per questo amo la Carbonara ed il tiro a giro alla Del Piero.

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