U2, Songs Of Experience e i passi essenziali

U2 Songs Of Experience In Media Rex 1000

Quando l’innocenza non è abbastanza, l’esperienza insegna.

U2, amo et odi degli ultimi vent’anni. Non tanto del sottoscritto, quanto piuttosto di fan e rockettari in generale. Chi li accusa di aver abbracciato un po’ troppo il pop, chi li accusa di fare dischi semplicemente di merda. Perdonate il francesismo, ma i qui presente scribacchino ha notato proprio questa dicotomia negativa: chi si dispiace del cambio stilistico (da 25 anni oramai, sveglia), chi semplicemente da Achtung Baby in poi ha spalato badilate di concime elefantiaco a prescindere. Solo pochi irriducibili continuano a difenderli a spada tratta, arrivando per assurdo a essere i più obiettivi. Perché gli U2, è vero, sono cambiati molto (e grazie a sto flauto traverso); è vero, hanno realizzato album di discutibile bellezza che anzi si avvicinano all’escatologico giudizio dei badilatori di concime, ma questa volta dobbiamo dare a Bono quel che è dell’Unicef di Bono.

Songs Of Experience riprende il sound generale del suo predecessore, quel Songs Of Innocence che aveva fatto storcere le orecchie anche a chi, come me, non aveva chissà quali aspettative e a cui gli U2 non sono mai dispiaciuti troppo, ma il lavoro d’arrangiamenti e di testi è molto più rifinito, più particolareggiato, più curato. Insomma, sono i dettagli a fare la differenza, e per una volta sono proprio i singoli a essere la parte più debole in assoluto di tutta l’opera. Strano, non è vero?

L’innocenza fa tenerezza, l’innocenza spesso non basta. L’esperienza insegna, l’esperienza forma, l’esperienza ripaga. A buon intenditor, poche parole.

Songs Of Experience è forse il miglior album degli U2 da una decina d’anni a questa parte. Il suo predecessore ha sofferto moltissimo dei continui rinvii, causando una perdita di focus piuttosto marcata. Songs Of Experience sarebbe dovuto arrivare poco dopo, ma anche lui è stato rinviato. O meglio: la band ha deciso di prendere tempo, il che è molto diverso. Prendere tempo significa avere un quadro completo del lavoro già di per sé completo, assimilarlo, metabolizzarlo e capire meglio dove può essere migliorato, cosa aggiungere e cosa togliere, cosa dover bilanciare ulteriormente, quali versi limare, avere conferme della bontà intrinseca di ciò che è stato realizzato.

U2 Songs Of Experience In Media Rex 00

Non saranno rock come negli anni Ottanta, ma hanno costruito un sound riconoscibile, diverso ma che li identifica al primo ascolto. Sdolcinati? Neanche troppo. È questione di equilibri, e in Songs Of Experience abbiamo ritrovato quattro equilibristi esperti, consci delle cadute precedenti. Un brivido verso destra, una goccia di sudore verso sinistra, ma sempre in equilibrio su quella corda sottile ed elastica che li separa tra il “ben fatto” e la “cagata pazzesca” di fantozziana memoria.

Ho aspettato tanto, e ora posso finalmente scriverlo: bravi. Era anche ora.


ABBIAMO PARLATO DI…

U2 Songs Of Experience In Media Rex 550

U2 – Songs Of Experience
Pop Rock
Island, 2017

01. Love Is All We Have Left
02. Lights of Home
03. You’re the Best Thing About Me
04. Get Out of Your Own Way
05. American Soul
06. Summer of Love
07. Red Flag Day
08. The Showman (Little More Better)
09. The Little Things That Give You Away
10. Landlady
11. The Blackout
12. Love Is Bigger Than Anything in Its Way
13. 13 (There Is a Light)

Andrea Mariano

Andrea Mariano

Prigioniero degli anni ‘90, da tempo il soggetto in esame sfrutta il prodigio demoniaco chiamato internet per poter sproloquiare di ciò che lo appassiona e di ciò che lo cruccia, il tutto indossando camicia a quadri, Levi's 501 e Dr. Martens. Ha svolto tutto ciò su SpazioRock.it dal 199... dal 2010 al 2016. Ora è qui (ma va?). Odora leggermente di cavolo (cit. Theme Hospital)
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About Andrea Mariano

Prigioniero degli anni ‘90, da tempo il soggetto in esame sfrutta il prodigio demoniaco chiamato internet per poter sproloquiare di ciò che lo appassiona e di ciò che lo cruccia, il tutto indossando camicia a quadri, Levi’s 501 e Dr. Martens. Ha svolto tutto ciò su SpazioRock.it dal 199… dal 2010 al 2016. Ora è qui (ma va?). Odora leggermente di cavolo (cit. Theme Hospital)

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