Viceversa: Gabbani si celentanizza, forse, irreversibilmente

Dopo gli oceani di Magellano, Francesco Gabbani esplora a fondo la mediocrità

Ricordo quando tre anni fa, con lo spirito critico parzialmente obnubilato dallo scimmione sul palco dell’Ariston, mi trasformai nel primo fanboy di Francesco Gabbani e apprezzai notevolmente l’album di accompagnamento, Magellano. Ancora oggi penso di essere stato onesto e oggettivo nella valutazione di quell’album. Per spammare come di giusto le recensioni mi trovai però in gruppi facebook di over-50 all’interno del quale mancavano soltanto i buongiornissimi e i kaffè, e mi sentii vagamente fuori contesto e fuori target.

Gabbani stesso ha in effetti un processo d’invecchiamento secondo forse soltanto a quello di Simone Cristicchi e tempo un paio d’anni avrà probabilmente già superato, come raggrinzimento facciale e stile di canto, il sempre palese riferimento Adriano Celentano. La cosa fa il paio con una sostanziale perdita di brillantezza rispetto ai due album precedenti, dove l’elettropop del cantautore di Carrara era sempre irrimediabilmente kitsch ma riusciva a brillare grazie a un umorismo a metà strada tra il demenziale e il dissacrante.

Viceversa invece resta a mezzo globo terrestre di distanza da Magellano, preso in mezzo tra ballate che non hanno il drammatismo di quelle storiche e pezzi cazzoni che non fanno ridere quanto le hit precedenti (anzi, forse non fanno ridere e basta). Cancellami e 2019, per fare due esempi immediati, non sono minimamente all’altezza di analoghe come La Mia Versione dei Ricordi o Pachidermi e Pappagalli. E anche i pezzi migliori dell’album risultano ibridi strani e poco efficaci, con Einstein che ha un testo incredibile e una composizione particolarmente mediocre, e Bomba Pacifista che ha i connotati musicali del bel singolone estivo ma ha un testo imbarazzante da Piero Pelù appena uscito dai Litfiba (e dalle cliniche).

Rimane comunque il fatto che, in ogni caso, Gabbani ha venduto tutti i VIP pack per l’Arena di Verona: penso alla platea vip di milf urlanti e mi rendo conto che, effettivamente, quanto meno come esperimento sociale quest’evoluzione ha una sua ragion d’essere. Occhio che però il confine tra fenomeno e fenomeno da baraccone è sempre tanto, tanto labile.

Riccardo Coppola

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Sulla linea di confine tra un matematico pragmatismo e una sognante fascinazione per le malinconie musicali e i sofismi esistenzialisti e/o fantascientifici. Suono ogni tanto, scrivo spesso, parlo troppo.

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