Buon (non) compleanno, David Bowie

Celebrazione dell’amor platonico per un genio che non c’è più

Avevo 16 anni. Un caro amico, un fortunato reduce di quel crogiuolo di picchi artistici e follie che sono stati gli anni ’80, che era solito prestarmi dischi da ascoltare per ovviare alla mia quasi totale ignoranza in campo musicale, venne da me esordendo con un “Ehi pivello, ma senti un po’… tu sai chi è David Bowie vero?!”.

Certo che sapevo chi era David Bowie! Quello con gli occhi diversi tra loro, simile in tutto per tutto ad  un Renato zero “De noi artri”, un po’ finocchio, che cantava canzoni di cui però non capivo una mazza.

Ok. No. Non sapevo chi fosse David Bowie. Quell’amico mi porse allora un disco. Era “Scary Monters”.

Di solito quando si parla del Duca Bianco si associa il suo nome ad album più celebri come “The rise and fall…”, “Space Oddity” e tanti altri, ma io no, io ho conosciuto David partendo dal suo lavoro più glam e new wave, forse uno dei più eccentrici. Vi risparmio tutta la storia d’amore (e le conseguenti seghe) che da quel giorno è sorta tra me e la musica di quello che possiamo definire (senza sbagliare troppo) l’ultimo genio musicale del secolo. Ho iniziato a scavare, a spulciare, letteralmente a divorare ogni suo lavoro, dal bootleg più recondito al live più ricercato, quasi ogni giorno, da quando avevo 16 anni, posso dire di aver ascoltato almeno un brano di Mr. Bowie in cuffia, in vinile o semplicemente in cd, il formato contava poco.

So che un articolo di questo tipo può sembrare eccessivo, quasi sfiorare il fanatismo. Sì lo so, ma sapete, quando si tratta di arte, in qualsiasi sua declinazione, spesso si sfiora la passione più pura, l’amore platonico nella sua unica e vera manifestazione terrena. Ognuno di noi ha un cantante preferito, ci sono poi quei geni artistici che sono obiettivamente patrimonio dell’umanità tutta.

Molti, ogni giorno, continuano ad essere folgorati sulla via di David, molti ragazzotti come me salvati dall’inferno X-Factoriano tornano a veder la luce.

Oggi Bowie avrebbe compiuto 70 anni. Ma anche lui è stato portato via dal bisestil’ 2016, che di vittime illustri ne ha mietute molte. Ora David è da un’altra parte, lontano da qui, ma ancora più presente nelle nostre radio, sui nostri giradischi e nelle nostre librerie. Celebriamo allora questo suo ormai (Non)Compleanno continuando oggi e sempre ad apprezzare e ri-apprezzare la sua immensa eredità culturale e artistica senza spendere troppe parole su qualcosa che parla da sé. Tutto il resto è noia, Mr.Bowie.


Due platonici suggerimenti

Il disco: Scary Monsters

Il film: Velvet Goldmine

Leggi anche: David Bowie: “Lazarus”, ultimo atto dell’Uomo che cadde sulla Terra

Marco Ceretto Castigliano

Marco Ceretto Castigliano

Cresciuto a suon di Pearl Jam e Alfred Hitchcock, cerco di fare della mia vita un racconto, spesso senza capo né coda e senza prendermi troppo sul serio. Poggiata la penna vesto i panni dello speaker radiofonico.
Marco Ceretto Castigliano

About Marco Ceretto Castigliano

Cresciuto a suon di Pearl Jam e Alfred Hitchcock, cerco di fare della mia vita un racconto, spesso senza capo né coda e senza prendermi troppo sul serio. Poggiata la penna vesto i panni dello speaker radiofonico.

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