Chi è Liberato

Le soffiate dei miei informatori su chi si può nascondere dietro il fenomeno del momento.

È ormai da parecchi giorni che, almeno sui social ma questa volta anche nella real life dei ggiovani, sembra che non si parli d’altro. Per farla breve, per usare il punto di vista (che poi era il mio fino a non molto tempo fa) di chi non ne sa niente e –per sua estrema fortuna– non bazzica la scena d’estrazione del nostro fenomeno da baraccone: un tizio incappucciato dall’identità segreta ha unito l’indie che tanto fa sbarellare i ragazzi di oggi con la neomelodica napulicchia.

E sta spaccando. E sta andando a “liberare” i capoluoghi d’Italia. Nella natìa Napoli organizza un dj set circondato da suoi sosia e fa muovere (stimati) tra i 20 e i 60 mila crani. Che poi è una stima di merda, che è come se dico di avere tra i 10 e i 40 anni. Ma sono comunque tanti. Tanti tanti.

In realtà io sono certo che Liberato sia uno che ci stia prendendo per il culo. Che non sia uno venuto dalla strada, che sia qualcuno di importante che ha deciso di evadere creandosi un profilo privato. Un po’ come il profilo Instagram che vi fate per andare a dar fastidio alle diciassettenni che si fanno i primi book fotografici.

Ho scomodato le mi conoscenze più fidate e mi hanno detto che Liberato è sicuramente uno di quelli che seguono.


Calcutta

Qualche tempo fa, in un’intervista e come sempre nel pieno delle sue facoltà, il bonaccione di Bologna aveva dichiarato di essere l’Antonio Cassano dei cantautori. Se tanto mi da tanto, Liberato deve per forza essere il Taribo West della musica indie. O ancora meglio: Calcutta e Liberato incarnano poli talmente opposti dello stesso mondo che non possono che coincidere. Non possono che essere le due facce di una stessa mente musicale per noi fin troppo insondabile.

Damon Albarn

Non è nuovo a questi scherzetti, il buon Damon. A passare inosservato c’era riuscito per cinque secondi con i suoi Gorillaz, quando il suo stile di canto era fin troppo identico a quello che aveva nei suoi Blur – malgrado la nuova predisposizione alle collaborazioni con grossi negroni rapper. L’autotune permette oggi all’amico dei Gallagher di camuffare la voce; il compagnonismo da vele di Scampia di camuffare il suo snobismo british.

Federico Moccia

Guardateli, i video iperprodotti con cui Liberato sta diffondendo la sua poetica sentimentale da bacio perugina special edition al gusto friariello. Sembra di rivivere le proprie turbe amorose (ormai da banalissimi adulti) con gli occhi stupiti, romantici e fondamentalmente intellettuali di uno Step parecchio povero. Che invece della moto da strada ha dovuto ripiegare su un Kymco Agility senza targa.

Stefano Sorrentino

Stiamo parlando di un uomo capace di scrivere un’autobiografia e chiamarla l’Occhio della Tigre, con questa copertina. Un uomo dalle mille risorse e dai riflessi allenati, che gli permettono di carpire plasticamente le evoluzioni del gusto della gente, allo stesso modo dei tiri di forti centravanti tipo Kalinic. Il vecchio estremo difensore è sicuramente capace di narrare un’epica sfaccettata e interessante, senza necessitare i vezzi estetici del suo quasi omonimo Paolo. L’alter ego Liberato gli permette in aggiunta di tirar fuori il suo animo romantico, sensibile, da anni celato dietro il phisique du role da guerriero inflessibile che gli è indispensabile per guidare, a larghe sbracciate e disumane urla, una difesa dall’età media alta anche per un pessimo ospizio.

Matteo Salvini

Cosa c’è di più populista di abbracciare le folle senza metterci più la faccia? Soltanto abbandonare (dopo il nord del marchio) pure le felpone con le scritte di svariate città, sapendo che soltanto Napoli è casa di tutti, per tutti. È da lì che si riparte. Matteo lo sa, quelli recenti soltanto strafalcioni dovuti alla buona fede e all’innocenza: non si va allo stadio a bere i fruttini, a mangiare le patatine e vestiti con le robe nere di Casa Pound. Lo scappucciamento sarà un trionfo, una mano tesa al sud, un ricongiungimento con quel buon gusto che al coltissimo leader del carroccio viene raramente riconosciuto. Soltanto scafati statisti suoi pari sono stati capaci di sgamarlo, come da immagine qui sopra riportata. Ma non mi rovineranno la sorpresa: in fondo ho visto anche tutta l’ultima stagione di The Walking Dead pur sapendo che Carl crepava.

Banksy (e quindi Roberto Saviano)

Il graffitaro più famoso del mondo lo avevamo già smascherato (nonostante qualche scemo sostenga fosse Robert Del Naja) qualche tempo fa. A disegnare palloncini non era un tizio qualunque che suona quattro pirottini e si considera un musicista bravo: era l’uomo partito da Gomorra, il vero uomo della strada diventato fornitore di ineffabili opinioni non richieste. Noi crediamo che Liberato sia un’altra delle sue molteplici identità. E che lo scrittore triste dalla testa molto lucida, tra un Fior di Fragola e l’altro, abbia deciso di eludere la propria scorta e di smettere di sbeffeggiare la polizia inglese. Per mettere ‘e palle ‘mmocc alla scena indie italiana.

Riccardo Coppola

Riccardo Coppola

Sulla linea di confine tra un matematico pragmatismo e una sognante fascinazione per le malinconie musicali e i sofismi esistenzialisti e/o fantascientifici. Suono ogni tanto, scrivo spesso, parlo troppo.
Riccardo Coppola

About Riccardo Coppola

Sulla linea di confine tra un matematico pragmatismo e una sognante fascinazione per le malinconie musicali e i sofismi esistenzialisti e/o fantascientifici. Suono ogni tanto, scrivo spesso, parlo troppo.

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