Dieci copertine nerd: quando la musica gioca con la scienza

Meraviglie scientifiche che sostituiscono sugli album le brutte facce degli artisti: ve le raccontiamo e proviamo anche a spiegarvele.

Anni di vita e di scuola e di università ci spiegano che tra gli interessi umani c’è una sorta di divisione invalicabile, bipartitica, tra le materie umanistiche e le materie scientifiche. Al netto di proporzioni auree e accurate geometrie ritmiche (che comunque restano in background per il fruitore disattento) c’è poco di matematico nella letteratura, nella musica e nelle arti figurative, come non c’è niente di artistico e di genuinamente bello in quelle formule con cui cercano inutilmente di spiegarci come funziona il mondo. In mezzo ai suoi dolori, al giovane Werther non viene voglia di dimostrare il teorema di Bolzano-Weierstrass. Al tempo stesso -per quanto su un testo universitario celebre vengano definite come “formulazioni di inusitata bellezza”- non c’è il fascino della Venere di Botticelli nelle equazioni di Maxwell. In ogni caso, nel mondo delle arti qualcuno ogni tanto ci prova, a colmare il grande gap, a immergere la fisica e la matematica nell’estetica dell’intrattenimento (o viceversa). Nei film, qualcuno vince i premi Oscar spiegando la teoria dei giochi alle famiglie, qualcun altro prende spunto dalle storie vere per insegnare come fare i conti e truffare a Black Jack.

Nella musica accade più raramente, e mai nei testi: troppo enormi le difficoltà a inserire scienza in testi brevissimi, e a farla capire a qualcuno che nel 90% dei casi ha la propria attenzione su qualcos’altro. Rimangono le copertine: quella stupenda forma d’arte cui lo streaming ha dichiarato guerra, e in cui ogni tanto fa capolino anche qualche fenomeno squisitamente scientifico (curiosamente capita più spesso nel rock, dove in fondo non tutti sono porci donnaioli ruttanti ma c’è anche qualche filo di alfabetizzazione). Quelli che seguono sono dieci casi particolarmente famosi e/o belli, accompagnati da maldestri tentativi di spiegazione di ciò che rappresentano.


Pink Floyd – The Dark Side of The Moon
Harvest/Capitol, 1973
La scienza: la dispersione ottica

Un’illustrazione che potrebbe essere presa pari pari da un qualsiasi volume di Fisica 2. Capitolo: l’ottica. Precisamente, la vista in sezione del semplice esperimento che s’ottiene facendo oltrepassare alla luce un prisma triangolare. Incidendo su una superficie trasparente, un raggio di luce viene rifratto di un angolo che dipende dalla sua lunghezza d’onda, e dunque dal suo colore. Il risultato del fenomeno su un raggio di luce bianca, composto da multiple componenti cromatiche, è quello di far prendere un angolo diverso a ciascuna di esse, ottenendo un arcobaleno e dunque questa leggendaria copertina dei Pink Floyd. Anzi, non esattamente: per qualche imperscrutabile motivo Storm Thorgerson volle sbarazzarsi dell’indaco.


Arctic Monkeys – AM
Domino, 2013
La scienza: la modulazione d’ampiezza

Gli Arctic Monkeys si cercano su Wikipedia, vanno alla pagina di disambiguazione, e scoprono che AM può stare sia per Aeronautica Militare che per Amplitude Modulation. Non volendo tradire la Royal Air Force, Alex Turner e compagni scelgono allora di mettere la seconda sulla copertina del loro album eponimo. Tappa fondamentale delle comunicazioni prima dell’arrivo di tecniche più sofisticate (la FM), la modulazione d’ampiezza è il trick che permette di inviare a enormi distanze la musica e la voce trasferendone l’informazione su un segnale radio ad alta frequenza. A destinazione, un demodulatore AM permette di filtrare le alte frequenze e riottenere il segnale originario.


Coldplay – X&Y
Parlophone, 2005
La scienza: il codice Baudot

No, la copertina del terzo studio album dei Coldplay non è uno screenshot di una schermata di errore di un cabinato di Tetris: Chris Martin e soci scelsero come tema comunicativo dell’intero album (che aveva anche una guida alla decodifica nelle pagine centrali del booklet) il codice Baudot, un arcaico antesignano del codice ASCII che rappresentava lettere e numeri sotto forma di stringhe di 5 bit. La cosa divertente è che -a differenza delle copertine dei singoli come Fix You, che erano corrette- la cover dell’album raffigurava un codice sbagliato, che piuttosto che in “X&Y” si traduce in “X96”. Provare per credere.


Metallica – Death Magnetic
Warner Bros, 2008
La scienza: le linee di campo magnetico

Dopo aver esplorato la biologia e svariati fluidi corporei con gli eleganti “Load” e “Re-Load”, i Metallica tornano ad occuparsi di scienza, parlando di magnetismo. Attorno alla bara raffigurata in copertina viene messo essenzialmente in pratica il primo degli esperimenti di chi si approccia al mondo dei campi magnetici, quello di spargere della limatura di ferro attorno a un dipolo magnetico (banalmente, una calamita rettangolare). Il risultato è l’educata e ordinata disposizione delle particelle lungo le linee del campo, uscenti dal polo Nord e entranti nel polo Sud. Il campo magnetico terrestre (di qui i nomi dei due poli) è schematizzato allo stesso modo, come se ci fosse un magnete rettangolare nel centro. Magari è una bara.


Sound of Contact – Dimensionaut
InsideOut Music, 2013
La scienza: il nastro di Möbius

A un occhio distratto, il simbolo ritratto sulla copertina dell’esordio dei Sound of Contact sembra una tipica rappresentazione dell’Infinito. Che fosse una speranza di lunga vita per la neonata carriera prog del figlio di Phil Collins, che invece si ritrovò alle porte del carcere per presunto spaccio di cocaina qualche anno dopo? Invece no: la conformazione geometrica ritratta in copertina (e citata poi dalle liriche sci-fi del concept) è il più famoso frutto dell’immaginazione di August Ferdinand Möbius. Il nastro è un felice onanismo matematico, una superfice fuori dall’ordinario, con una singola faccia, un solo lato, un solo bordo. Camminando a lungo su di essa, ci si trova dall’altra parte. Che in realtà non esiste, perché la superficie è una soltanto. In soldoni, è come se si potesse entrare nel piazzale dello Juventus Stadium camminando sulla superficie esterna dei tornelli. E invece per smuovere l’economia queste superfici le hanno lasciate soltanto ai quadri di Escher.


Tesseract – One
Century Media, 2011
La scienza: l’ipercubo quadridimensionale

Tesseract non hanno mai abbandonato la geometria, nelle loro copertine. Quella di One, in particolare, riprende la figura che la band ha scelto anche come proprio nome: l’ipercubo quadridimensionale. Per gli amici, appunto, tesseratto. Come un cubo è il risultato della congiunzione di due quadrati paralleli, l’ipercubo quadridimensionale sarebbe il casino inenarrabile che avverrebbe congiungendo due cubi paralleli. Ma siccome viviamo in sole tre dimensioni -e già il concetto di parallelismo tra cubi è di per sé astruso- ci accontentiamo di semplicistiche rappresentazioni planari che somigliano ad “un cubo dentro l’altro”. Per rendere l’idea della mostruosità della cosa, questa faccenda parrebbe essere una rotazione all’iper. Saluta Andonio.


Paul Weller – Saturns Pattern
Parlophone, 2015
La scienza: l’esagono di Saturno

L’ultimo album di Paul Weller era uscito ben prima che la NASA stupisse la popolazione terrestre con la scoperta dei sette esopianeti adatti alla vita del sistema TRAPPIST-1, così chiamato perché forse già colonizzato in tempi non sospetti dai belgi, che hanno avviato anche lì il loro business di birre di qualità. La copertina è una stilizzazione di una caratteristica unica di Saturno, meno nota degli anelli ma di simile clamorosa bellezza: un effetto dei gradienti delle perturbazioni ventose del polo sud, scoperto dalla sonda Cassini, che produce un visibilissimo esagono di masse nuvolose. Sì, ha la stessa forma del logo della Piaggio. Prima di partire per percorrerlo in Vespa riflettete sul fatto che ogni lato è lungo quanto il diametro della Terra, e che alla temperatura atmosferica di circa -140° anche la più agricola delle miscele sarebbe abbondantemente cristallizzata.


Muse – The 2nd Law
Warner Bros, 2012
La scienza: il Connettoma

Con una storia di copertine eccentriche ma dall’innegabile gusto artistico, i Muse piazzano sul loro sesto studio album quella che sembrerebbe una spugna di mare, o un simmetrico mazzo di fibre di amianto colorate in post-processing. L’immagine è in realtà un connettoma (in inglese, Connectome), una mappa -a oggi soltanto parziale- di tutte le possibili connessioni nervose presenti all’interno di un cervello umano in salute. Portata avanti da svariate università con un piano quinquennale da 30 milioni di dollari, la mappatura completa potrebbe far chiarezza su una serie di disordini mentali, quali la dislessia o la schizofrenia. Purtroppo nessuno potrà fare mai luce sui meccanismi cerebrali che portino ad apprezzare un album come The 2nd Law.


Joy Division – Unknown Pleasures
Factory, 1979
La scienza: lo spettro di emissione di una pulsar

L’infausto destino di Unknown Pleasures, capostipite di quella dannatissima corrente che è il post-punk, è stato quello di diventare stampa standard per catene di abbigliamento low cost. Con l’esito di avere schiere di adolescenti che comprano magliette con la sua copertina a 3€ da Primark, e non hanno nessuna idea di cosa stanno indossando. Una roba nera con una catena montuosa. Forse è il Gran Sasso. Forse è il sismogramma del terremoto di Messina. In tutta la grazia che i manuali degli anni ’70 potevano possedere, invece, l’ondulato disegno rappresenta lo spettro d’emissione (ossia, l’intensità della luce emessa, rilevata da un osservatore terrestre, secondo questa logica) di una pulsar, esotici corpi celesti che ruotano come trottole impazzite nello spazio profondo. Praticamente delle sirene della polizia in scala aumentata e fatte di neutroni.


Deadmau5 – 4×4=12
Ultra Records, 2010
La scienza: 2+2=5

L’Orwelliana formula magica per mettere a tacere pericolosi sentimenti anti-governativi non è solamente un espediente narrativo (invero efficacissimo) ma ha più precedenti matematici di quanti si potrebbero immaginare. Gottlob Frege, uno dei padri della logica moderna, in un suo scritto arrivò forzosamente a dimostrarla, e quando gli dissero che aveva già dimostrato in precedenza che 2+2=4 abbandonò la matematica per frustrazione per darsi forse all’ippica. Partendo da tale assunto è facile anche spiegare come Deadmau5 sia nel giusto. Se 2+2=5, basta sottrarre 2 a entrambi i membri per ottenere 2=3, e aggiungere adesso 1 per ottenere 3=4. Logico a questo punto che 4×4 sia uguale a 4×3, e dunque uguale a 12. Taaac. Ciaone, matematici. Va da sé che questa virtuosa mossa permetterebbe di dimostrare anche che le copertine trattate in quest’articolo sono 11, che il capolavoro di Orwell è ambientato nel 1985, che (dopo un po’ di passaggi) il Napoli è attualmente in testa alla classifica di Serie A. Divulgatela con cautela.

Riccardo Coppola

Riccardo Coppola

Sulla linea di confine tra un matematico pragmatismo e una sognante fascinazione per le malinconie musicali e i sofismi esistenzialisti e/o fantascientifici. Suono ogni tanto, scrivo spesso, parlo troppo.
Riccardo Coppola

About Riccardo Coppola

Sulla linea di confine tra un matematico pragmatismo e una sognante fascinazione per le malinconie musicali e i sofismi esistenzialisti e/o fantascientifici. Suono ogni tanto, scrivo spesso, parlo troppo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *