Due settimane di Muse: un report di amore, odio e sfortuna

in media rexDal film al nuovo singolo, l’evoluzione dei Muse da droni ad esseri umani.

Succede che vai al cinema a vedere il film dei Muse. Succede che dopo un’ora e mezza di spettacolo il concerto si chiuda con Matt Bellamy che dice di voler far sentire in anteprima il loro ultimo pezzo, Something Human. Succede che è tutto uno scherzone e bisogna aspettare una settimana in più per sentirlo davvero. Non ho idea del motivo, ma sembra che il destino quando si tratta dei Muse con me sia cattivissimo.

Come quando vennero annunciate le date del Drones World Tour a Milano, che grazie ad una combo micidiale di sfiga, sold out e mancanza di fondi, ho potuto vedere solo nei miei sogni più scabrosi. Questo fino a due settimane fa, quando in contemporanea in tutto il mondo il film del concerto è stato proiettato al cinema. Secondo My Movies, in Italia lo abbiamo visto in circa cinquemila, probabilmente tutti gli altri fan il concerto lo hanno visto dal vivo, e in cinquemila ci siamo beccati il surrogato del concerto, con scaletta ridotta e pezzi come Citizen Erased, Bliss, Stockholm Syndrome e Plug In Baby eliminati di netto. Uno scempio, mitigato solo dal fatto che alla fine i Muse sono i Muse e potrei passare la serata a guardarli sbavando anche se facessero un live a base di canzoncine della chiesa.

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“Io, fan dei Muse, ne ho viste di cose…”

Guardando il film comunque è chiaro che il concerto vero e proprio sia stato uno spettacolo assurdo, roba da mangiarsi le mani per non essere riusciti ad andare a vederlo (anche perché, per non farci mancare nulla, alcune delle riprese oltre che a Berlino ed Amsterdam sono state fatte a Milano, sempre parlando di fortuna). Palco a 360°, droni che volteggiano in aria per tutto il live, maxischermo e giochi di luce magistrali, in The Handler ad esempio Matt e Chris sembravano essere marionette legate con fili di luce a due mani di androide giganti. Dal vivo deve essere stato veramente uno spettacolo assurdo e ammetto che nonostante le pecche non mi sono pentita di essere andata al cinema per godermene almeno una piccola parte. Ma non perdiamoci in ulteriori chiacchiere. A fine concerto inizia una scena post credit che neanche i film della Marvel, in cui Matt e soci annunciano l’uscita il 19 luglio di Something Human e ne fanno partire il video in anteprima, video che però si interrompe pochi secondi dopo. Tutto uno scherzo, dobbiamo aspettare il 19 come ogni comune mortale. Una mini gioia comunque il buon Matt ce la regala, postando su Instagram un video in cui canta una parte del pezzo in acustico. Meglio di niente, in più la traccia non sembra male.

Insomma, ho aspettato una settimana per ascoltare il pezzaccio e sto impiegando un’altra intera settimana per riuscire a parlarne. Ironia della sorte. Ad ogni modo, ad essere sincera, sto ancora cercando di dissipare la miriade di pensieri che ho in testa, quindi dividerò il mio discorso in due macro argomenti: video e canzone.

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Video

Una trashata pazzesca. Se nei video precedenti abbiamo trovato citazioni di Grindhouse Planet Terror (Dig Down) e Thriller (Thought Contagion) e quest’ultimo ci era sembrato un revival degli anni ‘80 un po’ eccessivo, qui si esagera del tutto. Matt Bellamy deve restituire un vhs ad un Blockbuster intergalattico mentre viene inseguito in macchina da Chris e Dominic in versione poliziotti. Il tutto condito da un’accozzaglia di citazioni (alcune apprezzatissime, lo ammetto) che spazia da Stranger things, The walking dead, Doctor Who e Ritorno al futuro a Star wars (e se ne ho dimenticata qualcuna chiedo perdono), fino ad arrivare alla scena culmine in cui Matt diventa un licantropo in pieno stile Teen Wolf (che a detta sua è cool). Ok.

Canzone

Ovviamente non stiamo parlando di Time Is Running Out, ma nemmeno, per fortuna, di Dig Down. Il pezzo in sé è orecchiabile, è una canzone pop (ahimè) che definirei quasi tenera, una specie di ninna nanna. Non so per quale motivo ma in alcuni punti mi è sembrato di riascoltare Invincibile; so che il paragone è azzardato, ma ho trovato senz’altro nelle due canzoni lo stesso livello di -oserei dire- dolcezza. Su tutto vince il testo. Su Billboard, Matt Bellamy spiega che il tour di Drones è stato bello ma estenuante e “il risultato naturale è che appena si è concluso il tour è nato Something Human, che è un brano più tenero, con i piedi per terra e semplice, su come ci si sente ad essere stressati e desiderosi di tornare a casa per una vita più normale dopo essere stati in viaggio per un paio d’anni”. Ok, dopo aver letto questa intervista mi è venuta voglia di abbracciarlo.

In conclusione

Che dire, ho visto orde di fan inferociti sui social perché “che skifo, dove sono le chitarre, ma ke canzone è, non zono più i mius di una voltaaaaa!!1!1!1!!”. Vero, non sono più i Muse di una volta. Vero, anche io ho più volte detto che per me avrebbero potuto fermarsi a The Resistance o almeno evitare The 2nd Law (perché in fondo Drones male non è), ma penso che Matt, Chris e Dominic un po’ di fiducia da noi se la meritino dopo tutti gli anni e gli album meravigliosi che ci hanno regalato, sperando quantomeno che il loro prossimo lavoro, in uscita a novembre, sia uno di questi. Fingers crossed.

Giada Corneli

Giada Corneli

Non ho mai abbastanza tempo, ma per far cosa poi? Eternamente in bilico tra quello che sono e quello che vorrei essere. Dormo poco, sogno troppo, mangio abbastanza.
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