Il bestiario dell’ascoltatore social

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[Image credits: JAlexanderFranco]

Guida rapida alle categorie di ascoltatori che funestano gli aggregatori digitali.

 

Ricordo i miei primissimi tempi da internauta e il modo in cui le ore venivano buttate davanti a uno schermo. L’adolescenza. Winamp. Windows Media Player con i ghirigori che andavano a tempo con la musica. Gli MP3 a 128kbps scaricati con Emule. Le chat infinite monopolizzate da Windows Live Messenger. Era un periodo in cui l’espressione “social network” non era padroneggiata anche dagli ottantenni. In cui il massimo della condivisione era quell’inferno abominevole di script che era MySpace, o quel mondo di glitter e font illeggibili che erano i blog di Microsoft, o quell’allegro e ingenuo zoo del web 1.0 che erano i primi siti per appuntamenti di ragazzini (sondaggio: ke mi faresti??).

Gli ascoltatori di musica da postazione pc c’erano, ed erano come sempre numerosissimi. Ma erano ben integrati nel contesto, non potevano nuocere particolarmente all’ambiente e ai nervi altrui. Potevano mettere uno splendido video a 360p di Youtube, con l’autoplay, all’apertura del proprio blog. Oppure potevano mettere tale video nel proprio messaggio personale: enorme giubilo esplose quando il messaggio personale diventò cliccabile. Potevano fare spuntare in azzurrino la canzone in ascolto nello stato di Windows Live Messenger. E basta.

Il terribile e invivibile mondo costruito da quel bellissimo social network dall’azzurra icona ha invece sguinzagliato milioni di ascoltatori da social, di sedicenti esperti delle sette note che si imbarcano in crociate personali volte all’altrui istruzione o conversione, che bombardano le bacheche di innocenti con porcherie inenarrabili, o che si accaniscono in commenti per la difesa della propria indifendibile band preferita. In poche parole, un troiaio di opinioni e suggerimenti indesiderati.

Segue un breve bestiario che contiene esemplari tipici in cui potrete sicuramente identificarvi.

Il Paolo Limiti

Pensa di avere una visione assoluta dello spazio-tempo, ed è certo che nulla di ciò che è stato pubblicato a partire dagli anni Ottanta è meritevole della minima attenzione. Il suo illogico feticcio per l’analogico gli rende impossibile rendersi conto che, ai loro tempi, anche i classici facevano musica contemporanea. Nei casi peggiori va ancora in giro borchiato ed è convinto che due settimane fa fosse il 1969. Se assiduo ascoltatore di una sola band può evolversi nella bestia “dopo i primi dischi si sono persi”.

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Il condivisore seriale

Come per i fotografatori di cibo le papille gustative e la percezione della fame si attivano solamente ad avvenuto scatto, il condivisore seriale è totalmente sordo fino alla pressione del tasto “Share”. Trattando la sua bacheca (e la altrui home) come un mirroring esatto della sua playlist di YouTube, non spende superflue parole per non rischiare di interrompere il flow delle sue mitragliate. Sulla sua bacheca trovano pezzi privi di qualsiasi significato per gli stessi artisti che li hanno composti, canzoni senza padre, senza onore e senza Dio che vivono grazie a lui dei brevi istanti di misera gloria. Se ascoltatore dei Napalm Death può causare inconsapevoli attacchi DDoS ai server di Facebook.

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Il fashion blogger

Non è detto nemmeno che le canzoni le ascolti. Anzi, sicuramente non lo fa. Le canzoni sono un vezzo, un orpello, un elemento prettamente estetico volto alla comunicazione di uno stato d’animo. Segue con puntualità scientifica un regolamento secondo il quale a ogni viaggio, a ogni incomprensione amorosa, a ogni Natale e capodanno, a ogni nuovo inizio o giornata storta deve trovare un pezzo che faccia perfetto pendant. Nel peggiore dei casi, quello da fucilazione immediata, condivide Wake Me Up When September ends ogni 1° ottobre dal 2004.

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L’esegeta

Riporta, analizza, commenta. A fondo. Scopre reconditi significati che le canzoni non hanno minimamente, le completa con i suoi fiumi di parole aggraziate. Trova l’amore autentico nei Sex Pistols, la religione nei R.E.M., il senso in Vasco. Crede d’essere circondato dall’aria di “chi la musica la capisce” e del “poeta mancato” e di non avere interazioni per inferiorità intellettuale degli altri, pensando rancorosamente che scrollino i newsfeed soltanto per cercare figa. Non è necessariamente detto che non sia così.

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Il fan boy che c’è rimasto

Ha una sola religione che identifica nel suo artista o nel suo gruppo preferito. Ogni album, singolo, teaser o podcast è un’ottima occasione per ribadire quanto il suo eroe sia il migliore del mondo di sempre in quello che fa. Non accetta confronti, non accetta discussioni, si spende in duelli rusticani e sanguinosi con la già descritta tipologia “dopo i primi album si sono persi”. Chi non apprezza, non capisce.

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Il sentenziatore

E’ convinto che le sue opinioni abbiano per qualcuno una qualsiasi rilevanza. Senza avere esperienza da membro di band fa commenti tecnici, pur avendo una visione orba di piccole nicchie del mondo della musica inventa paragoni, stila classifiche, apre dibattiti e polemiche cui il più delle volte partecipa da solo.

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Riccardo Coppola

Riccardo Coppola

Sulla linea di confine tra un matematico pragmatismo e una sognante fascinazione per le malinconie musicali e i sofismi esistenzialisti e/o fantascientifici. Suono ogni tanto, scrivo spesso, parlo troppo.
Riccardo Coppola

About Riccardo Coppola

Sulla linea di confine tra un matematico pragmatismo e una sognante fascinazione per le malinconie musicali e i sofismi esistenzialisti e/o fantascientifici. Suono ogni tanto, scrivo spesso, parlo troppo.

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