La maledizione degli Spoilera-scalette

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Ovvero, come spezzare dolorosamente un incantesimo custodito con tanta cura

Cosa pensate delle persone che spoilerano i finali delle serie-tv?
Badate bene, non ho usato la parola “amici” (sebbene, in effetti, questa non possa sposarsi troppo bene con il termine “spoiler”), ma “persone”, intese come individui che non dovete necessariamente conoscere, anzi che magari avete incrociato al massimo 3-4 volte in vita vostra, ma che probabilmente sono tra i vostri contatti Facebook. Ecco, immaginate la scena: siete in un momento di tedioso fancazzismo senza pretese, intenti a scorrere la bacheca col pollice, quando lo sguardo viene inevitabilmente catturato dal titolo della vostra serie preferita, di cui state già pregustando l’indigestione di episodi che farete di lì a qualche ora. Sapete che non dovreste fermarvi a leggere, che nei giorni successivi ai finali di stagione dovreste evitare i social come la peste bubbonica, ma avete un cervello che funziona come tutti gli altri e che, irrimediabilmente, viene attirato da quella sequenza di caratteri che voi stessi avete trasformato in leggiadra ossessione. Per cui niente, gli occhi catturano il post del simpaticone di turno: spesso una semplice frase, vergata in grassetto perché gli stronzi sanno fare bene il loro mestiere, che per i profani non vorrà dir nulla, ma che per voi rappresenterà il crollo della speranza in un futuro migliore, nonché della fiducia nel prossimo. “Lo ha fatto davvero, non sto sognando. E io adesso cosa cazzo farò della mia vita?”. Seguirà la pronta eliminazione del contatto dalla propria lista, quando non l’ossessivo studio dei suoi post da lì in avanti per sorprenderlo sotto casa e privarlo di una parte del corpo a scelta.

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Bene, adesso applicate lo stesso meccanismo alla musica dal vivo.
C’è una fila chilometrica davanti all’entrata della struttura che sta per ospitare il concerto del vostro artista preferito, quello che non tornava in Italia da settordici anni e che ha estasiato fan e critica con un nuovo disco clamorosamente meraviglioso, ma voi avete messo lì le tende dalla notte prima e siete placidamente appollaiati davanti ai cancelli (anche se state facendo il conto alla rovescia – delle ore – da almeno un paio di settimane e il tempo pressoché immoto di placido non ha proprio nulla). Siete giunti sul posto all’oscuro di tutto quanto sta per pararvisi innanzi: fin dalla pubblicazione della notizia del nuovo tour, passando poi per l’acquisto del biglietto e via via attraverso i mesi e le settimane fino al fatidico giorno, avete scelto di arroccarvi dietro una barriera di totale impermeabilità a commenti e indiscrezioni esterne su scalette, ospitate sul palco e quanto di minimamente inerente potesse fuoriuscire dalla massa indistinta di voci telematiche. Volete attimi di sorpresa pura, il sapore dell’inaspettato che intenso impregna i vostri sensi, facendovi esplodere il cuore di gaia e irrefrenabile follia.

“Ehi, hai letto che fanno La-canzone-a-grande-richiesta-che-non-suonava-dal-primo-tour?”. Dal nulla sentite un caldo pertugio aprirvisi in petto e, pian piano, allargarsi a tutta la cassa toracica e poi fino alle braccia. Con immane fatica vi voltate verso la fonte di quella voce e la identificate in un fan folgorato che ama studiare tutti gli aneddoti che contemplino una qualunque diramazione dell’albero genealogico dell’artista, ogni singola movenza sul palco con relativi collegamenti a recondite interpretazioni cabalistiche e la velocità media d’ingrigimento dei capelli rimastigli; nonché, ovviamente, la scaletta di ogni singolo concerto o apparizione televisiva fin dal lontano 1830 (che la TV neanche esisteva).

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La nostra reazione

E niente, l’incantesimo è rotto. Ora sapete che, prima o poi, La-canzone-a-grande-richiesta-che-non-suonava-dal-primo-tour arriverà e voi sarete lì, comunque a goderne, ma col forte e inestinguibile sentore che qualcosa di unico e inestimabile vi sia stato sottratto da sotto il naso; come cinque anni di giovinezza o, che so, la dirompente scarica di adrenalina regalatavi dal finale della vostra serie-TV preferita.

Gli antichi greci chiedevano lumi sul proprio futuro consultando oracoli e offrendo sacrifici agli dei. Ma voi, cari spoilera-scalette, non siete manifestazioni divine né evocazioni omeriche. Che siate maledetti!

P.S.: per par condicio nei confronti dei miei lettori, sento doveroso fornire un ottimo sito web presso il quale reperire la setlist di pressoché qualsiasi concerto tenutosi nel mondo a noi conosciuto (suppongo per live extraplanetari, sotterranei e ultraterreni si stiano attrezzando) e che si chiama, per l’appunto, www.setlist.fm. Non che mi piaccia giocare a fare il dio che semina il caos tra opposte, mortali fazioni, ma se per cause di forza maggiore doveste perdervi un concerto, magari vi divertirà girare per un po’ il coltello nella piaga.

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