La serata finale del Rock in Roma 2019

Il sogno bagnato di chi ha partorito una line-up di assurda entropia musicale

Sono settimane calde quelle di aprile e maggio per il mondo della musica, con l’accavallarsi di annunci per concerti nelle location più improbabili, da isole della Croazia o nell’entroterra ungherese a castelli in paesini arroccati nelle montagne siciliane. Grande protagonista di questo periodo, ogni anno, è il grandissimo bordello che risponde al nome di Rock in Roma, da anni contenitore di qualsiasi cosa e perfetta rappresentazione musicale del concetto fisico di entropia. L’edizione 2019 sembra poter essere IL capolavoro irraggiungibile di Maxmiliano Bucci e Sergio Giuliani, che – magari ispirati dai post su Facebook che ti spingono a scrivere la prima frase che capita premendo sempre il suggerimento centrale – hanno tirato fuori una line up in cui il leitmotiv è che ciascun artista non c’entra un cazzo di niente con quello successivo.

Ricordando una serata di Collisioni in cui c’erano Max Gazzè, Daniele Silvestri e Carmen Consoli che hanno tirato fuori un set finale tutti insieme appassionatamente, ho ipotizzato una serata finale all’Ippodromo delle Capannelle, un glorioso e indimenticabile all-stars senza senso.

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Gaetano – Calcutta ft. Ben Harper

Per riscaldarsi delicatamente con qualcosa che può ancora avere un minimo di senso: il pizzicato elegantissimo dell’Harper al servizio di Calcutta, immobile al centro del palco davanti alle sue grafiche vaporwave, a non azzeccare una nota nemmeno per sbaglio.

A saurceful of secrets – Nick Mason ft. Franco126

Mason fa 25 minuti di assolo di batteria, coi suoi tempi compassati e col suo stile sempre uguale, guardando in faccia il buon Franco quasi a sfidarlo a intervenire. Franco fuma.

Riccione – Kraftwerk ft. Thegiornalisti

Per narrare di Berlino da un altro punto di vista e non soltanto da quello dei panini da mangiare ad Alexanderplatz.

The Good Doctor – Haken ft. J-Ax

Il pelato tatuato d’altronde non è nuovo a innestare strofe inutili su canzoni altrui (vedasi Man of Simple Pleasures dei Kasabian): qui all’ennesima potenza subito dopo il breakdown di un pezzo progressive metal, dove Ax blatera in italiano strofe da quindicenne su quanto è bello fumare marijuana.

Solo una canzone – Ex Otago ft. 30 Seconds to Mars

In fondo non può finire tanto peggio di quello scandalo, già pubblicato, che vede il pregiato featuring di Emma Marrone. A margine dell’esibizione Jared Leto raggiunge accordi con il produttore Cantaluppi per rendere ancora più smidollato e violentemente itpop il prossimo album della sua sempre più ridicola band.

Jam strumentale – Animal as Leaders ft. Carl Brave

Apoteosi di soli assoli del più tecnico dei gruppi sulla faccia della terra, con Carl Brave che doveva essere messo da qualche parte e a cui viene chiesto di stare al centro del palco cercando di muoversi a tempo sul djent di sottofondo. Ma i tempi sono troppo complessi e i movimenti spastici dell’inadeguato Brave fanno finire il set principale in rissa. Tosin Abasi ne espone gli occhiali come trofeo al pubblico dell’Ippodromo, come Bakayoko dopo lo scambio di maglia con Acerbi.


Encore

Rehab incluso gran tributo ad Amy Winehouse – Ketama 126 + Speranze + Massimo Pericolo + Neurosis + YOB + special guests

Ketama 126 aveva già dichiarato di essere, ai suoi tempi, un inveterato metallaro. Prima di diventare un invertebrato rapper. Il grande carrozzone finale del Rock in Roma ritorna dunque sul palco in un massacro di metallo pesantissimo, dove lo sludge violento dei Neurosis si snoda sui tempi semplici del musicista romano, prima di una gradevole fusione della Rehab moderna con quella originale della mai troppo tributata Amy. Tutti gli ospiti suonano a vuoto all’unisono, per un totale di sedici chitarre in accordatura ribassata. Interviene la protezione civile.

Untouchable pt. 2 – Anathema ft. Loredana Berté

Il momento del rammarico e delle lacrime. Sempre suadente, delicata e con la borsetta, la Berté dà alla band di Liverpool la carica e la forza necessaria per affrontare l’ennesimo massacro nella fase calda della Champions League.

Riccardo Coppola

Sulla linea di confine tra un matematico pragmatismo e una sognante fascinazione per le malinconie musicali e i sofismi esistenzialisti e/o fantascientifici. Suono ogni tanto, scrivo spesso, parlo troppo.
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Sulla linea di confine tra un matematico pragmatismo e una sognante fascinazione per le malinconie musicali e i sofismi esistenzialisti e/o fantascientifici. Suono ogni tanto, scrivo spesso, parlo troppo.

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