Miley Cyrus non deve morire

Una veloce digressione sullo stato dell’arte musicale, partendo da candidi flashback linguistici

Galeotto fu il giornaletto gossipparo in attesa dal parrucchiere: Miley Cyrus: «Nuda per ‘Wrecking Ball’? Il mio peggior incubo». Come un lampo, il ricordo messo da parte della magica prima volta che ascoltai la biondina – che al 99,7 % coinciderà con quella di qualsiasi persona dotata di un cervello nella media che viva l’era dei social come uno sprovveduto semi-reietto – tornò a sfondare i confini innocenti del mio subconscio.
Vi ricordate a grandi linee quella maledetta palla da demolizione, no? Dio, quanto ci rimasi male. E non fraintendete, non perché la zoccoletta in questione si metteva a leccare i martelli. Ho visto tanta di quella gente ficcare la lingua nei posti più improbabili che di certo non mi scandalizzo per una voglia improvvisa di ferro o per una qualche eccitazione da utensile. No, affatto. Fino a quel momento ero rimasto piuttosto basito dall’accanimento di migliaia (che dico, milioni) di persone nell’additare la novella amante del fai-da-te come la peggiore tra le piaghe del sistema musicale, manco fosse il parto sciagurato concepito durante un’orgia di gruppo con Vanilla Ice e i Club Dogo. Ne sentii talmente tante sul suo conto che senza volerlo, anche solo scorrendo la mia dannata bacheca Facebook, ero già completamente informato su ogni sua cazzata in giro per il globo ancor prima di mettere su un suo disco (ne ha fatto uno, vero?). Eppure manco sapevo se fosse davvero un’artista o cos’altro, che voce avesse o se sapesse suonare la chitarra, l’ukulele da hipster, la tastiera Hasbro o il flauto traverso. “Miley ha twerkato di qui, Miley si è spogliata di là. Chissà quanto sarà orgoglioso papà Ray”. Va da sé che quando infine la spietata rotazione casuale di YouTube decise di spararmi davanti a tradimento il video, pienamente contaminato com’ero, ricordo di aver sentito correre sulle prime note un inaspettato e rispettabile hype.

Eppure, niente: durante la visione non provai niente. Nisba, nada, esattamente come la moglie di un eiaculatore precoce. Dov’era esattamente l’elemento disturbante? All’atto pratico trovai ad aspettarmi solo una canzonetta commerciale nella media, di buon impatto, addirittura con un ritornello piacevolmente melodico e un arrangiamento ben curato. Insomma, un paradiso per gli sciatti standard di Mtv.
Ma che cazzo, è davvero questo il vostro diavolo? È davvero così insignificante? Così carino e sberluccicante? Ma dai. Facile urlarci contro, era più trasgressiva Pollon. Sapete da quante merdate peggiori mi è toccato farmi trapanare le orecchie sin da quando mi iniziarono a spuntare i brufoli? Chili su chili. Tonnellate. Un mare. Di più, un oceano di pus musicale. Cento gruppi per ogni foruncolo, più o meno. Non mi fate far i nomi che di querele ne ho già collezionate tante, non ci trovo più gusto. Mi permetto solo di dire che se avete caparbiamente ingaggiato una lotta civile per i diritti etico-musicali, pompati dalla buon costume, dalla Lorenzin o da chissà quale altro moralista da quattro soldi nei confronti della fu Hannah Montana… beh, lasciate stare, mollate tutto, non ne vale la pena. Perché sprecare il vostro tempo? Abbiamo una vita che in media ci permette di vedere a malapena settanta inverni e volete continuare a passarla così, pensando che tizie come la Cyrus siano il demonio, visto che non leccano in maniera ortodossa?

No, il diavolo non era Miley Cyrus neanche a quei tempi, non lo è oggi e non lo sarà mai, in generale. Se davvero esiste e il suo nome non è Keyser Söze, secondo la mia modestissima opinione parrebbe molto più razionale identificarlo in prospettiva rovesciata. Si, mi riferisco proprio a tutta quella sterminata schiera di falsi bigotti che accusavano la strega di Disney Channel seduti comodamente sul sofà di casa, prima di girare sul talent show di turno. E, dannazione, LORO sono il peggio possibile, una dannata sonorizzazione del concetto di scroto: gente che giudica soltanto un video promozionale senza neanche prestare orecchio a cosa stia in realtà ascoltando; sballati cronici che si spacciano per intenditori solo perché conoscono grazie a Wikipedia il nome del cantante dei Talking Heads e hanno provato l’ebbrezza di inserire nello stereo un greatest hits di Bob Marley per farsi le canne in compagnia; cazzoni in carenza di figa che per sentirsi meno inutili si spingono a scrivere recensioni usando il solito pot-pourri di frasi del cazzo e poi finiscono irrimediabilmente a farsi le seghe in cerchio mentre cantano lo yodel in nuovo stile rumeno. O, ancora, generosi opinionisti che son convinti di sapere quale sia la musica adatta a pulirsi il culo e che si sentono giustamente in dovere di esternare la loro preziosa visione cosmica. Maledizione, a volte mi verrebbe da strappare quel cazzo di martello dalla bocca della gnoccona, prenderli e ficcarglielo nel…

miley cyrus

dicevamo, lasciamo stare. La suddetta biondina, come ci conferma il tranquillo cambio di rotta di Malibù, è solo una (probabile) porcona da collocare nel Valhalla dei gran bastardi che sono riusciti a fregare il sistema e a farsi i soldi senza uno straccio di talento, se non quello di saper egregiamente infinocchiare monumentali pacchi di ragazzine (lato sensu), tanto da concedere loro l’illusione di aver provato emozioni di taglio cospicuo grazie alla loro arte. Insomma, un po’ come fecero ai loro tempi Moccia con la letteratura o O.J. Simpson con la legge. Geni indiscussi. Miley Cyrus e gli altri svampiti vanno di diritto ad aggiungersi a questa dorata schiera. L’occasione fa l’uomo ladro e tutti cercano di vivere oltre le proprie possibilità. Loro semplicemente sono riusciti a farlo a danno dell’industria musicale; cioè, indirettamente, a danno nostro. Però voi non lo fareste? Sono sincero: io lo farei, se solo trovassi il modo. Del resto, smetti di credere nell’integrità e nell’innocenza quando senti roba come “Generation Swine” o le stronzate crooner di Van Morrison.

Poi, io parlo tanto (scrivo, in realtà, più che altro) ma in quei “tutti” di cui si stava discorrendo è in parte compreso ognuno di noi, chi più chi meno, chi più ammaestrato, chi più succube: siamo tutti demoni dall’animo colpevole, specie le nuove generazioni svezzate da X-Factor e imboccate sin da poppanti con tormentoni usa-e-getta. Un minimo di redenzione ci è concessa soltanto quando riusciamo per un attimo, in quei rari momenti, a ripulirci gli occhi dalla patina opaca di miopia che la società attuale ci ha donato in eredità e a realizzare che la musica odierna vuole dire tante cose, ma ormai è prima di tutto moda, estremamente passeggera, per di più. E la moda sempre più spesso degenera in pura plasticosa falsità e apparenza, come una fittizia spirale che da fuga dalla mediocrità si tramuta in tempo record in reale perdizione di originalità. Oltre che di dignità e coerenza.

Quindi, più che insultare, in questi casi dovremmo semplicemente compatire. Fine della storia.

Giulio Beneventi

Giulio Beneventi

Carpenter, Bowie e Bukowski hanno fatto di me il 90% di quello che sono oggi. Per il resto ci hanno pensato le sigarette, il Four Roses e i manuali di giurisprudenza.
Mai uscito vivo dagli anni Novanta, da sempre sulla breccia con Coltrane e un paio di vinili sottobraccio, mi sento a mio agio scrivendo solo a bocca piena, dopo trenta piegamenti di riflessione e una buona dose di gentil cinismo.
Giulio Beneventi

About Giulio Beneventi

Carpenter, Bowie e Bukowski hanno fatto di me il 90% di quello che sono oggi. Per il resto ci hanno pensato le sigarette, il Four Roses e i manuali di giurisprudenza.
Mai uscito vivo dagli anni Novanta, da sempre sulla breccia con Coltrane e un paio di vinili sottobraccio, mi sento a mio agio scrivendo solo a bocca piena, dopo trenta piegamenti di riflessione e una buona dose di gentil cinismo.

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