Perché dare fiducia a Harry Styles

Due singoli dal sound inatteso e tantissimo hype attorno all’imminente esordio: l’ex One Direction è molto meglio di quanto possiate credere.

Un primo singolo pubblicato, dopo parecchia attesa, lo scorso 7 aprile; poi, a distanza di una decina di giorni, il prestigioso debutto live sul palco del Saturday Night Live. Circondato dallo scetticismo che può suscitare solo l’ex frontman di una boyband di (e soprattutto per) teenager, Harry Styles è riuscito in un baleno a sbalordire tutti gli ascoltatori e critici musicali, scomodando paragoni illustri e dando nuove speranze a chi ancora crede nell’avvento di una nuova icona del pop-rock. Dopo averlo analizzato per bene, vi spieghiamo perché sì, ad Enrico Stili bisogna dar fiducia.

Gli artwork.

Basta osservare l’artwork del singolo di debutto per capire che qualcosa in Harry Styles è cambiato. Dove sono finiti il sole, la luce, i sorrisetti infantili ed i primi piani da ritagliare ed appendere al muro della cameretta, che tanto piacciono in gigantografia alle adolescenti? Tutto svanito. Il tramonto che lascia spazio ad un buio forse emblematico, una cover dalle tinte rosse e nere; Harry Styles galleggia sull’acqua in lontananza, solitario e di spalle. Si può notare la presenza di un corpo (annegato?) sotto di lui. Via alle interpretazioni. E anche sull’eponimo debutto (release il 12 maggio) Styles non ci mette la faccia -quella scelta anche da Christopher Nolan per il suo Dunkirk- malgrado si metta comunque, letteralmente, a nudo.

…perché (per ora) ci ha fregati tutti.

Uno se lo immagina mentre se la ride, sorseggiando un bel vino rosso, pensando a tutte le fanboy degli One Direction che non capiranno la sua scelta, il suo sound. “Danno di matto ai concerti, piangono, urlano, si bagnano. Chissà che succede se produco finalmente ciò che voglio, se mi diverto a suonare brani vintage dai toni british à la David Bowie?” penserà. Ora – senza scomodare alcun artista leggendario – a noi i due singoli piacciono, parecchio. Vuoi per le atmosfere, vuoi perché sempre meno pop commerciale e sempre più pop d’autore, vuoi perché oggettivamente eleganti. Riassumendo: Harry ridacchia, le directioners si disperano. Questa svolta rischia di porre questo esercito, più rumoroso e molesto di un pullman di marcissimi tifosi del Millwall, davanti alla prima terribile crisi adolescenziale della sua vita. Noi speriamo che questo scherzo non duri poco… sennò non è per niente bello.

Perché al “Saturday Night Live” qualcosa è cambiato.

Qualcosa è cambiato, in quel ragazzo. Sembra diverso e sembra non stia recitando un copione. Sembra davvero che apprezzi la musica, forse addirittura ripudia ciò che ha combinato con i 1D, forse – in fondo – gli hanno sempre fatto schifo. Che Harry sia uno di noi? In ogni caso i due pezzi presentati al SNL, “Sign of times” e “Ever since New York”, ci hanno veramente stupiti. L’ex Directioner (sarà chiamato così per molto, fino alla definitiva redenzione, qualora avvenisse davvero) ha dato prova di maturità artistica, suonando finalmente con musicisti professionisti e professionali, e dal palco si sente. Un tipo di songwriting inedito quello dell’artista, che in “Sign Of The Times” canta sorretto inizialmente da un piano ed in falsetto, in un credendo di orchestrazioni e progressivo coinvolgimento di tutti gli strumenti. Brano potente ed elegante. Suona anche una bella semiacustica in “Ever since New York”, una ballata pop vecchio stile, dal sound delicato e vintage; di breve durata ma interessante. Il prossimo passo sarà comporre brani da dieci minuti e riportare in auge il progressive made in Canterbury. Una sorta di percorso in stile Phil Collins, a ritroso. Noi ci speriamo e forse stiamo caricando troppo tutto, come Rudi Garcia caricava l’ambiente giallorosso ad Agosto. Magari rimane a “zeru tituli” (artistici): presto lo scopriremo.

Matteo Galdi

Matteo Galdi

Ho un brano adatto per ogni momento della giornata, ho ogni ricordo importante legato ad una band o ad un disco. Il giorno della laurea mi sono presentato in completo, ma indossavo i calzini degli Iron Maiden che per fortuna non hanno carpito l’attenzione della commissione. Suono il basso in una band satanica, pagana e splatter. Anche se in fondo sono orgogliosamente “prog snob” e vi guardo tutti dall’alto verso il basso, voi che ascoltate solo indie. Amo scrivere, sopratutto di musica, vivo di concerti. Apprezzo l’arte in tutte le sue forme. Proprio per questo amo la Carbonara ed il tiro a giro alla Del Piero.
Matteo Galdi

About Matteo Galdi

Ho un brano adatto per ogni momento della giornata, ho ogni ricordo importante legato ad una band o ad un disco. Il giorno della laurea mi sono presentato in completo, ma indossavo i calzini degli Iron Maiden che per fortuna non hanno carpito l’attenzione della commissione. Suono il basso in una band satanica, pagana e splatter. Anche se in fondo sono orgogliosamente “prog snob” e vi guardo tutti dall’alto verso il basso, voi che ascoltate solo indie. Amo scrivere, sopratutto di musica, vivo di concerti. Apprezzo l’arte in tutte le sue forme. Proprio per questo amo la Carbonara ed il tiro a giro alla Del Piero.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *