Perché l’album di inediti di Bello Figo sarà l’evento musicale del millennio

O anche, del perché il fu Gucci non è l’eroe che meritiamo ma quello di cui abbiamo bisogno

Qualche giorno fa ero felicio. Vedere che a trendare in Italia non è più Dua Lipa che non se ne frega niente, o Enrique Iglesias che si porta avanti con i tormentoni estivi quando outdoor ci sono -50°, o ancora Ghali e le sue risposte a chi gli dice di tornarsene a casa. Nessuno di questi: c’era Bello Figo. Il fenomeno da baraccone del web posta su Spotify un singolo sapientemente anticipato da una torma di Instastory e ci tiene a farci sapere della sua lunghissima attività della giornata precedente: ieri sera ha skopato. Dalle 7 fino alle 4.

Con le lacrime agli occhi ho deciso di spiegarvi perché sono così felicio.

Le sceneggiature

Siamo troppo social e troppo di premura per poterci dedicare ai vecchi concept album di una volta. Non è più tempo per The Lamb Dies Down on Broadway, siamo abituati ai soliloqui, agli YouTuber, a immedesimazioni immediate e a inizi in medias res. Figo lo sa benissimo e affida la sua pregna narrativa ai mezzi più efficaci che la comunicazione umana possieda. Mi capirà bene chi ha visto quel capolavoro di Locke, in cui Tom Hardy dipanava un intero drammatico intreccio tramite le sue parole al telefono.

Hello. OOOOO. No no no OOOO scusa scusa no no no OH non ho visto OH oh non ho visto la tua chiamata fratello scu… No stavo facendo una cosa per mia… Fika! No no stavo facendo due tre cose, capisci? Stavo facendo una cosa per mia madre ma ora ho finito. Cosa? Centro? No no oh. Vengo io. Non ti muovere vengo io a prenderti. Oh. Chiama anche gli altri facciamo tutti una cosa insieme, siamo tutti amici. Oh, non ti arrabbiare, OH. Calmati. Calmati. Calmati. Ci vediamo dopo dai fra capisci dai?

OMMIODDIO FIGAAAAH

Come direbbe l’altro premio Nobel Tommaso Paradiso: APOTEOSI.


Bagnatevi Pasionarie

Punto primo. Non siamo così superficiali nel definire Bello Figo un puttaniere misogino. Per Figo è l’8 marzo ogni giorno. La sua Bukowskiana poetica è un’esaltazione della bellezza delle nostre donne. La strenua reiterazione di versi quali “Io le sparo in bocca” sono romantiche carezze e sagge provocazioni, volte a contrapporre l’amore più puro e poetico alla violenza di un mondo in pericoloso riarmo.

Poi: vale anche la pena di rievocare un vecchio verso, di una colpevolmente trascurata canzone ispirata a una catena di fast food: “Lei mi fa il panino, io le tocco il culo” è una potente nobilitazione del lavoro della donna, un riconoscimento sincero ed efficace del ruolo per nulla subalterno -né nei fatti, né nelle menti- delle femminee creature.


Un bicchiere di vinio con un paninio

Linguisticamente parlando. La poetica del fu Gucci ha il positivo potenziale di cambiare le nostre esistenze, nel profondo e per sempre. Di stravolgere il modo in cui parleremo, peggio degli inglesismi, peggio dei vostri stupidi colleghi che ormai vi hanno fatto abituare a fare delle call su Skype per darvi degli inutili update in vista delle deadline. Bello Figo non sta soltanto traducendo in maniera trendy: sta spingendo per la nobilitazione del dittongo, sta ri-coniugando i verbi in un formato che sia attraente già a livello del significante, prima ancora che a quello del significato. Non sono mai stato più convinto dell’affinità con la mia donna di quando ha celebrato un nostro viaggio con una Instagram Story facendoci campeggiare sopra un glorioso “partiaml”.

E voi, so quanto vorreste chiamare i vostri amici e annunciar loro, con enorme gioia: GIURO OGGI SON FELICIO, ORA POSSO USCIRO.

L’attenzione ai dettagli

Il passaggio dalle basi rielaborate agli inediti può dare uno sfogo definitivo alla tensione drammatica dei versi del vate Verkel, valorizzate da una resa audio sapiente e di nicchia piuttosto che dal copincolla di motivetti celebri di pop di minchia. La base di Ieri sera ho skopato, con le sue tensioni teatrali affidate a secchissime note di pianoforte, sembra composta da un discepolo (bravo) di Hans Zimmer.

Ma non deprimiaml: i controcanti e le aggiunzioni inaspettate, come un provvido e meraviglioso TUTTI MIEI AMICI che a un certo punto emerge assolutamente dal nulla, son sempre lì a ricordarci come il mondo in fondo non è ingiusto, e come sia principalmente lo swag a salvarlo.


La cittadinanza italiana

Bello Figo non è l’eroe che meritiamo ma quello di cui abbiamo bisogno. È vero, è un essere vomitevolmente immondo con un senso del gusto pari al senso del fair play di Paolo Montero. Ma pensateci bene, riflettete sull’effetto che fece il suo essere arrivato in swag barca e il suo non fare praio, le sue adulazioni nei confronti di obiettivi del populista dissenso come Mattarella o Matteo Renzio.

In molti non si sono limitati ad andare contro il king dello swag per il suo evidente sessismo, per il gangsta pride nell’esporre tatuaggi di Hello Kitty, per l’invidia legittima del “sacco di fighe bianke che gli dikono mi piace il tuo kazzo”, o per l’invidia meno legittima verso tutti quelli che fanno sordi con il mezzo YouTube. Una volta, in treno davanti a me, un eroe – che colloco a metà strada tra l’elettore della Lega e quello del Popolo della Famiglia – mostrava inorridito, a un suo sodale, il video di “Non Pago Afito”.

C’è gente che non capisce che il sig. Verkel, cittadino italiano residente a Parma, è un enorme, gigantesco trollone bravissimo nel personal branding. E che pensa che, come tutti i negri, sia venuto qua per non lavorare esigendo al tempo stesso un buon wi-fi. Bello Figo ci può aiutare a riconoscerli. Ci può aiutare a difenderci.

Riccardo Coppola

Riccardo Coppola

Sulla linea di confine tra un matematico pragmatismo e una sognante fascinazione per le malinconie musicali e i sofismi esistenzialisti e/o fantascientifici. Suono ogni tanto, scrivo spesso, parlo troppo.
Riccardo Coppola

About Riccardo Coppola

Sulla linea di confine tra un matematico pragmatismo e una sognante fascinazione per le malinconie musicali e i sofismi esistenzialisti e/o fantascientifici. Suono ogni tanto, scrivo spesso, parlo troppo.

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