PRIN$$, o degli eroi musicali che meritiamo

 

Riflessioni ispirate da King, swagghissimo debutto hip hop di Boa Boa Teng Teng

Ho fatto un’asta del fantacalcio settimana scorsa, con un’altra persona che non nominerò a sua volta coinvolta in queste pagine. Il tamarro in questione, prevedibilmente, ha piazzato la Ronaldata mettendo un costosissimo CR7 al centro di una formazione degna della Feralpi Salò. Il suo perno a centrocampo è Kevin Prince Boateng, bad boy finito a svernare a Sassuolo dopo una strana peregrinazione, che lo ha visto passare dall’autoproclamato club più titolato del mondo alla campagna siderurgica tedesca, passando per Las Palmas di Gran Canaria. Sono sicuro che se l’asta l’avessimo fatta adesso, nessuno gli avrebbe permesso di prenderlo a soli 35 fantamilioni.

Nel frattempo, infatti, con una metamorfosi del tipo Snoop Dogg -> Snoop Lion, Kevin Prince è diventato semplicemente PRIN$$. E ha da poco pubblicato il suo esordio hip hop, originalmente chiamato King. E King è un capolavoro. Ha un valore estetico superiore a quello che avrebbe una tripletta contro la Juventus al Mapei Stadium. Quando ho aperto il video diretto da Orkan Ce e ho sentito l’incoraggiamento “Bro, turn up the volume”, con Boa Boa Teng Teng che tiene tra le mani due palle da biliardo coi numeri di 1 e 7, ho pensato che avrei esperienziato con i sensi dell’udito e della vista qualcosa di ancor più imbarazzante della canzone house di Paolo De Ceglie, Moving On.

E invece no.

Come il Paolino della Juventus trasformava in audio e video tutta la sua ingenua e tenera ma assoluta inadeguatezza, PRIN$$ butta nel suo esordio un coefficiente swag esagerato, con la tipica tracotanza di chi sa bene che oggi come oggi almeno 300 calciatori in quanto a fatturato potrebbero agevolmente ridergli in faccia, e che vanno combattuti col potere insindacabile delle maglie Gucci. Ma Boateng è credibile. Boateng lancia bottiglie in una jacuzzi con estrema violenza, come se la jacuzzi avesse provato a fargli un tunnel. Indossa un maglioncino rosa Louis Vuitton da perfetta checca dei primi ’00, con la sicurezza di chi sa che non ci si deve piegare al buon gusto, ma piuttosto bisogna esigere il contrario. Sale su un tavolo da biliardo e mette in buca palline di tacco. Poi, prodotto nigga-crucco della Germania multiculturale, parla di automobili tedesche in location esotiche e spara a cazzo nel mucchio di personaggi black di culto (Mandela, Ali) per riempire versi squallidi con rime senza senso. Ed è credibilissimo. Manca solo il tatuaggetto in faccia per farlo diventare un membro ad honorem della DPG.

I’m in Abu-Dhabi with a German car
Helicopters, I’m flying high
They wanna copy, they try and try
Pulling up, the limelight

Per cui grazie, Kevin. Sei entrato nella mia rotazione musicale prima per scherzo e poi per merito. Spero che la tua impresa sia soltanto un grimaldello per l’ingresso nella musica che conta di tanti altri giocatori del campionato italiano, che ho sempre immaginato dietro un microfono. Insigne, per esempio: perché non andare subito a incidere Tarantella con il nome d’arte Lorenz’ ‘o Scugnizz’? Quanto sarebbe sensuale e dinoccolato l’esordio raggaeton di Gerson? Quando arriva il momento per Daniele De Rossi di andare per davvero a fare il cantante negli ZZ Top?

Aspetto, fiducioso. Lascio nel frattempo la chiusura a un commento presente sotto il video. La merita. Aggiungete pollici a quei 620.

Riccardo Coppola

Riccardo Coppola

Sulla linea di confine tra un matematico pragmatismo e una sognante fascinazione per le malinconie musicali e i sofismi esistenzialisti e/o fantascientifici. Suono ogni tanto, scrivo spesso, parlo troppo.
Riccardo Coppola

About Riccardo Coppola

Sulla linea di confine tra un matematico pragmatismo e una sognante fascinazione per le malinconie musicali e i sofismi esistenzialisti e/o fantascientifici. Suono ogni tanto, scrivo spesso, parlo troppo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *