Syd Barrett: Diamanti grezzi del diamante pazzo

B-sides e pregiati elementi solisti dell’anima ispiratrice dei Pink Floyd

Genio al quale i Pink Floyd attinsero per fare le prime mosse, e principale compositore dell’esordio The Piper at the Gates of Dawn, Syd Barrett rimane ancora oggi uno dei più incompresi e incomprensibili anti-eroi della storia del rock.

Oscillante negli stili adottati e nella qualità delle forme assunte dalla sua fantasia, la discografia di Barrett, sebbene risicatissima, regala momenti degni d’estrema considerazione anche al di fuori della sua storia con i Pink Floyd; al tempo stesso, comprende una serie di brani che gli stessi Pink Floyd considerarono secondari, ma che si vestono di esasperata psichedelia possibilmente ancor di più di quanto facesse A Saurceful Of Secrets, secondo album della band e ultimo prima dell’allontanamento.

La playlist che segue è un breve compendio di esempi delle due sopracitate categorie.


Arnold Layne (1967)

Primo singolo della band, che non vide originariamente luce su alcun LP ma fu trasformato live in devastanti jam che arrivavano a superare i 15 minuti. Arnold Layne non era una strada come Penny ma uno dei rari personaggi che Barrett tirò fuori dalla vita reale: un maniaco che rubava la biancheria intima dalle case che le mamme di Syd e Roger Waters affittavano a delle studentesse. Il singolo includeva il meno faceto b-side Candy and a Currant Bun, il cui molto esplicito titolo originale recitava testualmente Let’s Roll Another One.


Apples and Oranges (1967)

L’ultimo singolo composto da Barrett, il primo a non lasciare alcuna traccia nelle classifiche britanniche. Un’allegra ballata (descritta dallo stesso Barrett come avente “un tocco natalizio”) cui i restanti Pink Floyd decisero di dedicare un tristissimo tributo, registrandone un video ufficiale cantato da Roger Waters in lip-syncing. Un resoconto allucinato di una fascinazione nei confronti di una donna, a detta di NME il singolo più psichedelico che i Pink Floyd abbiano mai pubblicato.


Vegetable Man (1967)

Al posto di Apples and Oranges, in realtà, doveva esserci Vegetable Man, assieme al suo b-side Scream Thy Last Scream. La pubblicazione della coppia di pezzi (assieme a video promozionali già realizzati) fu però stoppata all’ultimo minuto per l’immaginario problematico dei testi, in cui il sarcasmo sferzante di Barrett contro il successo e le rock-star si mischia ad autobiografiche riflessioni sulla propria sanità mentale. Introvabile fino al 2010, Vegetable Man è stata finalmente rispolverata con un nuovo mix sulla recente compilation The Early Years.


Octopus (1969)

L’unico 45 giri da solista pubblicato da Barrett, pubblicato con picture sleeve soltanto in Francia e diventato rarità introvabile da aste a quattro cifre. Originariamente intitolato Clowns & Jugglers, il pezzo fu scritto e riscritto nei sei mesi in cui Barrett stava prendendo le distanze dai Pink Floyd. Octopus fu anche l’ultimo pezzo del primo set da solista di Barrett, nel 1970, che il frontman abbandonò infuriato per problemi audio prima ancora che la canzone finisse (https://www.youtube.com/watch?v=0d7SL8zf-9Q).


The Last Minute Put Together Boogie Band (1972)

Quasi il nome stesso della band recita: dopo le prime terribili esperienze, Barrett tornò on stage per una ventina di minuti di jam assieme alla band di supporto di Eddie Burns, un bluesman. L’impatto con i musicisti fu tale che a Barrett fu proposto di formare insieme a loro gli Stars. La nuova band, però, anche a causa di performance live non all’altezza delle aspettative dello stesso frontman, sopravvisse soltanto un mese.


Baby Lemonade (1970)

La traccia d’apertura del secondo album da solista di Barrett e probabilmente uno dei migliori epitomi della sua intera produzione musicale, introdotta da quello che (leggenda vuole) altro non era che un riscaldamento alla chitarra, che un rapito David Gilmour volle aggiungere in introduzione al brano. Una melodia ossessiva e volutamente esagerata, su testi immancabilmente macabri.

In the sad town
Cold iron hands
Clap the party of clowns outside


Wouldn’t You Miss Me (1969)

Forse un anticipato testamento, forse una spontanea e drammatica richiesta d’aiuto. Pubblicata sul primo album da solista The Madcap Laughs e in prime registrazioni ancora più strazianti sull’antologia Opel, Wouldn’t You Miss Me è diventato un brano dall’enorme valore simbolico, quasi una scelta d’obbligo per quei – tantissimi – artisti che ancora oggi dedicano a Syd i propri tributi.

Riccardo Coppola

Sulla linea di confine tra un matematico pragmatismo e una sognante fascinazione per le malinconie musicali e i sofismi esistenzialisti e/o fantascientifici. Suono ogni tanto, scrivo spesso, parlo troppo.
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About Riccardo Coppola

Sulla linea di confine tra un matematico pragmatismo e una sognante fascinazione per le malinconie musicali e i sofismi esistenzialisti e/o fantascientifici. Suono ogni tanto, scrivo spesso, parlo troppo.

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