The National al Milano Rocks: l’amore e la violenza

Come può una delle migliori band del pianeta diventare cartina di tornasole dell’intransigente idiozia del rocker italiano

Cara, carissima Italia: tu, che tra poche settimane mi porterai a considerare di diventare apolide piuttosto di star lì a guardare i miei politici eletti a farsi i selfi davanti ad architettonici simboli fallici scrivendo in calce del loro desiderio di raddrizzare il paese. Cara, carissima Italia: tu, che quando mi permetti di mettere in agenda un bel venerdì pomeriggio dedicato a uno dei più grandi svaghi che possa ipotizzare, non puoi esimerti dal mandare in giro i tuoi rappresentati a spargere il verbo dell’inabilità mentale e mi costringi a rabbuiarmi, a pensare a quanto sia inevitabilmente circondato di testacce di cazzo. Cara, carissima Italia: tu, che sui social non dovresti esistere.

Ieri era invero una giornata felice: la bacheca di Facebook, oltre ad anniversari di amicizie con persone di cui non mi interessa niente, mi aveva annunciato che al Milano Rocks, il 7 settembre, suonerà una delle band che mi regalano maggior piangente beatutidine, oltre che una band che si temeva che sempre più raramente sarebbe apparsa alle nostre latitudini, oltre che una delle band migliori che la scena rock americana abbia prodotto negli ultimi 10 anni, e possa offrire al giorno d’oggi. Sleep Well Beast, uscito qualche mesetto fa, è un capolavoro. È finito in Billboard. È finito su FIFA. Siti di inveterati snob e di cialtroni indie l’hanno invariabilmente piazzato al primo posto delle classifiche dell’anno. Tutti contenti come me, dunque, no?

E no.

Il macello. Roba troppo poco ROCCHE per una delle platee più ROCCHE del globo terracqueo, per la quale se non sei un pagliaccio obeso strillante con lunghi capelli e vestito di pelle sei praticamente poco più che Rosolino Cellamare. La ggente ha preso di mira i The National, gli organizzatori e gli ascoltatori contenti bombardandoli con una shitstorm social-musicale senza precedenti. Un coacervo di stronzi, poseracci e poveracci, di cui ho il piacere di raccogliere (con annessi commenti) i bestiali latrati in una orrenda top 10, oscurandone i nomi che sono disposto a darvi in pvt qualora voleste andare a prenderli a schiaffi.

Schifatevi.

Si appoggiano, si spalleggiano, soprattutto camminano sempre in coppia.

Già, che schifo questi The Natioanl.

E io che pensavo fossimo Ronaldo molto bene

Una goccia di critica compostezza in un oceano di liquami. Adesso però tutti a fare i biglietti per Firenze che lì siamo pieni di metal _|m/

Il richiamo del pogo in effetti scorre potente sulle note di I Need My Girl.

Hanno testi da far impallidire Cobain, ma in fondo mi aspetto anche io uno show degno del Mago Forest.

Off Topic: speriamo tutti insieme a te di arrivare incolumi a settembre.

Giulio Tremonti ha veramente una gran presenza scenica.

Un bel biglietto per i gloriosi 30 seconds to Mars, il giorno dopo, e amici come prima?

Siamo d’accordo. Sempre. Sanremo è meglio di qualsiasi altra cosa.

Tutto sommato, però, il problema fondamentale è un altro: i The National non sono conosciutissimi alle nostre latitudini, e come diceva uno scemo che conosco non sono esattamente allo status da headliner in Italia. Vero. Chi cazzo sono i The National? Immagino orde di geniacci che sono corsi a cercarli su Wikipedia, col sangue agli occhi alla vista di “Indie rock” e pensando di trovarsi di fronte allo Stato Sociale. Magari sono pure gli stessi che sono andati a vedere Eddie Vedder l’anno scorso: una performance assolutamente intima e intimista che non aveva niente di puro rock, da parte di uno che all’attivo da solista ha la colonna sonora di un film dedicato a uno che crepa mangiando fave e un album chiamato Ukulele Songs, che contiene veramente Ukulele Songs. Però Eddie Vedder era e sarà sempre grunge. I The National, Matt Berninger, Mr. November, nossignore: roba per fighette, da fighette.

La verità ultima è che l’ascoltatore rock italico, quello che riempie le pagine con Rock nel nome e sbraita su facebook, è essenzialmente un metallaro mal camuffato. Uno che sarebbe capace di chiedersi perché non ci sono gli Anthrax a Glastonbury. Qualora non apparteneste a questa categoria, tenetevene a debita distanza. Se invece lo siete, dopo avervi trattato così male, vi segnalo dunque un paio di concerti di qualità dove potete andare a fare headbanging:

I Machine Head a Bologna, Ciampino e Trezzo a difendere il loro ultimo capolavoro;

Il reunion tour dei Rhapsody;

L’ennesimo progetto di quel flagello di Portnoy.

Fate i biglietti, poi trovate le pagine Facebook relative a questi eventi e andate a parlare lì tra di voi. E seguite questo consiglio, di un eroico commentatore che ha fatto l’unico errore di non incollarlo sotto ogni singolo altro intervento.

Riccardo Coppola

About

Sulla linea di confine tra un matematico pragmatismo e una sognante fascinazione per le malinconie musicali e i sofismi esistenzialisti e/o fantascientifici. Suono ogni tanto, scrivo spesso, parlo troppo.

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