X-Factor 12 – L’ora dei “The Originals”

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… Perché chiamarli “inediti” non fa abbastanza pheego.

Chi l’avrebbe mai detto che saremmo arrivati a rimpiangere i ROS e i Maneskin. Ecco, non lo diciamo, ma lo sussurriamo tra una bestemmia e l’altra. Uno sfracassamento di maroni generale che ha pochi, pochissimi acuti. Oltre a ROS e Maneskin, iniziamo a rimpiangere anche Licitra. “Chi?” vi chiederete. Il vincitore di X-Factor dello scorso anno. “Ah… Ah, beh”.

Di seguito un velocissimo pagellone in cui analizzeremo sia le cover del quarto Live Show, sia gli “Originals”. Perché, lo ripetiamo, chiamarli “inediti” non fa pheego.


Anastasio

Another Brick In The Wall part 2 – Mara Maionchi impazzisce di gioia, siamo lì lì per sentirla tirare giù tutti i santi del calendario, investita da una sindrome di Tourette galoppante. Rappare sui Pink Floyd in italiano, in effetti, è prova di gran coraggio. Alla fine dei conti, non è manco così orribile il risultato, di certo meglio della storica cover in italiano degli anni Ottanta (torvate il video nel player sottostante). Voto 6,5 (aggiungete 0,5 in più per la reazione compostissima di Mara Maionchi).

La Fine Del Mondo – Vabbè, sempre la voglia di rivalsa, ma sognare un impianto con bassi pazzeschi nella Cappella Sistina è un sogno inquietante, pur capendo il concetto del testo. E poi cazzo, effattela ‘na risata. Voto 6


Bowland

Drop The Game – Zzzz… Oddio, non mi sono svegliato in tempo, sono in ritardo per l’uff… Ah, no. Voto NC (non classificabile, mi addormento dopo il dodicesimo secondo)

Don’t Stop Me – Quel suono fatto con la bocca incute un fastidio pari al biascicare di chi mangia sguaiatamente con la bocca piena e aperta. Qualcosa che in confronto Trinità è davvero un elegantone. Il flow però progredisce e piaciucchia. Come tutto il genere da 4 anni a questa parte. Dai, ringraziate anche i Depeche Mode da cui avete attinto un buon 40% di idee di rifinitura. Voto 6 (penalità per il biascichiccio)


Martina Attili

Strange Birds – Volete, o cari giudici di X Factor, smetterla di puntare su brani ansiogeni e dal facile piglio emotivo? Sembra paradossale, ma è facile toccare certe corde con queste scelte. Polemica a parte, Martina non ce la fa eppure sì: soffocata da una vocalità che le manca, ma funziona. Peccato quella cazzo di parte in italiano, basta. Voto 7 per incoraggiamento.

Cherofobia – Ovvero, l’ansia di stare insieme ad altre persone. Per essere deprimente, è quantomeno un argomento interessante, preso da un punto di vista diverso dal solito. Peccato che musicalmente sembra un demo di Annalisa. Voto 7 per incoraggiamento


Luna

Eppur Mi Son Scordato Di Te – Non male, ma manca quel quid per renderla davvero una esibizione memorabile. Voto 6,5

Los Angeles – Come già detto precedentemente, basta. Grande velocità e chiarezza nella parte rap, ritornello da spot Vodafone o del Culatello di Romagna. Voto 5-


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Questa puntata degli Originals è mortifera… Vado in confusione.

Leo Gassmann

Pianeti ‘Sto Live Show è allegro quanto un funerale il 2 novembre in un giorno di pioggia, senza nemmeno Andrea e Giuliano che non incontrano nemmeno Licia per caso. Peccato che ho finito le lamette, perché lo sgarro era assicurato. Bravissimo, ma che tristezza. Voto 7 per Leo, 4 per la scelta del brano

Piume – Hozier ha fatto danni. Ma seri. Leo, come scrissi precedentemente, sei bravo, questo è fuori discussione. Ma sorridi ogni tanto. La vita fa schifo, ma non serve farlo pesare ancora di più. Voto 5,5 (il ragazzo è bravo ma si applica male)


Naomi

Crisi Metropolitana – Oh, finalmente qualcosa di forte. Ma quando Naomi alza fino a diventare quasi l’ex Nightwish Tajira, l’effetto è quantomeno straniante. Almeno una roba strana, non bellissima, ma diversa dalla lagna dilagante e annacquante di questo Live Show. Voto 7,5 (giusto per far dispetto agli altri)

Like The Rain (Unpredictable) – Nella media. Nel senso stretto. Non è brutta, non è bella. Non dà irritazione, non esalta. Non così vicina all’atarassia, ma nulla che possa emozionare davvero. Per dire: emoziona di più il Theremin che si sente verso la fine. Limbo. Voto 6 (giusto per non darle troppo dispiacere)


Sherol Dos Santos

I Will Always Love You – Porca puttana, che interpretazione. No, non sono ironico. Grande performance, divora tutti gli altri e li sputa via con eleganza Cristiandesichiana. Che voce, che padronanza, che controllo! Voto 8,5

Non Ti Avevo Ma Ti Ho Perso – Ecco, dopo l’elogio, l’elogio funebre. Prendete il testo di “Lamette” di quella gran donna di Donatella Rettore. Si salva quasi solo per la base elettronica della seconda parte. Voto 5 (base elettronica, ben fatto)


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Sempre detto che aprire l’ombrello in un luogo chiuso porta sfiga. Figuriamoci un’intera coreografia che si basa sull’aprire ombrelli in studio

Renza Castelli

La Costruzione di Un Amore – Allegria, gioia, voce pazzesca. Due su tre sono menzogne. Non l’ultima. Santo iddio, emozionante, ma ho la pioggia dentro. Voto 7

Cielo Inglese – Ho sfondato il muro a testate. Volevo buttarmi dalla finestra, poi mi sono ricordato che la vita non fa così schifo. Ho spento tutto e tutto è diventato più sopportabile. “Parlerò con te nelle mie notti insonni”. Ma anche no. Voto 4

Andrea Mariano

Prigioniero degli anni ‘90, da tempo il soggetto in esame sfrutta il prodigio demoniaco chiamato internet per poter sproloquiare di ciò che lo appassiona e di ciò che lo cruccia, il tutto indossando camicia a quadri, Levi's 501 e Dr. Martens. Ha svolto tutto ciò su SpazioRock.it dal 199... dal 2010 al 2016. Ora è qui (ma va?). Odora leggermente di cavolo (cit. Theme Hospital)
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Prigioniero degli anni ‘90, da tempo il soggetto in esame sfrutta il prodigio demoniaco chiamato internet per poter sproloquiare di ciò che lo appassiona e di ciò che lo cruccia, il tutto indossando camicia a quadri, Levi's 501 e Dr. Martens. Ha svolto tutto ciò su SpazioRock.it dal 199... dal 2010 al 2016. Ora è qui (ma va?). Odora leggermente di cavolo (cit. Theme Hospital)

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