Alessio Bondì: la World Music che passa da Palermo

Alessio Bondì racconta ad In Media Rex lo sforzo compositivo dietro il suo secondo album, “Nivuru”. 

Hai pubblicato da pochissimo il tuo secondo album, “Nivuru“. C’è parecchia retorica riguardo al secondo disco di ogni artista: come lo raffronti tu al tuo esordio, come pensi che la tua produzione si sia evoluta?

Il lavoro sugli arrangiamenti di Nivuru è stato sviluppato in maniera più meticolosa rispetto a  Sfardo e anche il processo di produzione, ripresa, scelta timbrica è più pensato. Avevo in mente un certo tipo di sound quando sono entrato in studio e ho scelto i musicisti sulla base di questo. Dal punto di vista poetico Nivuru è più intenso di Sfardo, che aveva anche lui dei momenti profondissimi ma che venivano stemperati dalla festa generale e dal sogno. In Nivuru c’è forse meno stupore bambino, c’è più disperazione, più sesso, ma non per questo si gioca meno. Anzi credo che non ho mai giocato così tanto con la musica in vita mia.

Il nero è sicuramente un colore molto meno giocoso dell’arcobaleno che troneggiava sulla copertina del tuo esordio. E in questo album, già partendo dal singolo Si Fussi Fimmina, sembrano albergare sentimenti più cupi, ma al tempo stesso (o forse proprio per questo) più profondi.

Sì, in questo nuovo album dappertutto aleggiano Eros e Tanatos, anche nelle ballate più innocenti c’è un contatto fisico molto forte. Si passa attraverso la carne per arrivare al cuore.

Anche strumentalmente hai adottato un approccio meno “carico”: Vucciria era un saltellante macello come il titolo stesso suggeriva. In che direzione hai voluto muoverti, e con chi hai collaborato per tutte le parti strumentali delle tue canzoni?

Io credo che il discorso musicale sia invece più ricco rispetto a Sfardo che era arrangiato intorno a un impianto fortissimo di “chitarra e voce”. Nivuru è più pensato come un disco da band e per fare ciò si è sviluppato un discorso musicale in maniera molto precisa, fornendo ad ogni singolo musicista tonnelate di dischi, riferimenti etc… in modo da sviluppare poi tutti insieme un sound compatto e pieno di influenze. Tutto sotto l’egida di Fabio Rizzo che ha prodotto e seguito gli arrangiamenti dall’inizio alla fine e che ha anche suonato alcune delle chitarre.

Ho trovato fortissimo il brano “Cafe”, a partire dal titolo: un tributo alla tradizione cantautoriale legata al caffè o più alla acclarata dipendenza dei tuoi conterranei?

Basta ascoltarlo per capire che non si tratta di nessuna delle due cose. Non so neanche io cosa sia questa canzone, ma mi attrae come una luna.

Come pochissimi rivendichi fieramente il dialetto palermitano, nei tuoi testi. Quanto ti ha aiutato e ti ha ostacolato questa “barriera linguistica” per farti conoscere e apprezzare?

Se tutti cantassimo nella stessa lingua non esisterebbe la world music. Il siciliano è una strada che ho intrapreso, all’inizio in modo inconsapevole adesso in modo più strutturato. Per il momento mi sta dando moltissime soddisfazioni e per me è una missione più che un progetto. Non vedo barriere, i muri li alzano soltanto quelli che non vogliono comunicare.

Ti aspettavi il riconoscimento all’estero, per esempio in Spagna dove piaci parecchio?

Onestamente no.

Esci per un’etichetta indipendente che pubblica un drappello di artisti interessanti, 800A Records. Una curiosita: che significa 800A?

Suca. Secondo me è geniale come nome per l’etichetta indipendente di Palermo che si preoccupa di dare un sound a questa città.

(Era una fangata, sono di Palermo.)

Forte.

Riguardo al sottobosco musicale palermitano, lo trovi in crescita in questi ultimi anni?

Più che altro scopro costantemente artisti che non conoscevo prima, visto che sono stato via in quegli anni decisivi in cui uno si fa un’idea della scena musicale e culturale della propria città. Palermo è piena di artisti meravigliosi.

Se ti dicessi di farmi tre nomi da seguire?

Aurora D’amico, Sergio Beercock, La rappresentante di Lista.

Avevi un piano B quando hai cominciato? Tipo fare serate grindcore al Rocket. Mio cugino le fa e guadagna parecchie casse di birra.

No. La musica era il mio piano B quando facevo teatro. Da quando ho smesso di fare teatro non ho più un piano A.

Fabrizio Miccoli è da ricordare come grande attaccante a prescindere o deve essere ricordato solo come un uomo indegno e basta?

Ha fatto tante cose giuste sul campo e troppe sbagliate fuori.

I tuoi obiettivi, adesso?

Portare in giro il più possibile Nivuru e insegnare il palermitano al mondo.

Un tuo saluto a chi ti legge?

Ciao ragazz*, spero di vedervi presto a un mio concerto!

Ciao Alessio, e grazie tantissime. S’abbinirica.

Awanasgheps!

Riccardo Coppola

Riccardo Coppola

Sulla linea di confine tra un matematico pragmatismo e una sognante fascinazione per le malinconie musicali e i sofismi esistenzialisti e/o fantascientifici. Suono ogni tanto, scrivo spesso, parlo troppo.
Riccardo Coppola

About Riccardo Coppola

Sulla linea di confine tra un matematico pragmatismo e una sognante fascinazione per le malinconie musicali e i sofismi esistenzialisti e/o fantascientifici. Suono ogni tanto, scrivo spesso, parlo troppo.

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