Beartooth: punti di forza e ispirazioni del metalcore di oggi

Il cantante dei Beartooth si racconta, tra influenze, composizione del nuovo “Disease” ed il tour europeo.

Pomeriggio piuttosto piovoso in quel di Milano, città nella quale solitamente non piove davvero mai e proprio per questo caratterizzata da un’immobile e statica grigia ed inquinata atmosfera. Pomeriggio nel quale mi accingo a raggiungere il noto Alcatraz per un’intervista a Caleb Shomo dei Beartooth, band metalcore dell’Ohio, pronto ad esibirsi in serata al fianco degli Architects. Trafelato, in ritardo e con un giubbotto davvero scomodo attendo impaziente la metro che da li a poco mi avrebbe portato nei pressi del locale. Il simpatico e cordiale, ma comunque impaziente tour manager della band mi chiama un paio di volte per accertarsi che io stia effettivamente per arrivare, ricordandomi giustamente che il buon Caleb ha una schedule da rispettare. Ci farò amicizia e mi regalerà anche i biglietti del concerto, quindi è una storia comunque a lieto fine. Dunque, arrivo correndo, entro nel backstage e trovo il frontman dei Beartooth coperto da una nuvola di fumo. Sta fumando una sigaretta elettronica a non so quale gusto esotico.

A proposito del nuovo tour.

Traspare fin dai primi minuti che Caleb tiene molto al nuovo disco il terzo, e non vede l’ora di proseguire il tour di supporto a “Disease”. Ama stare sopra il palco, sa interagire con il pubblico. E’sopratutto entusiasta di poter suonare insieme a molti dei gruppi più importanti del momento, oltre che monumenti del suo genere di riferimento: come gli Architects, forse la band più importante nel metalcore ed il Graspop Festival con i Gojira headliner.

I punti di forza di “Disease”: il processo di registrazione.

“Precedentemente” – spiega Caleb – “i dischi dei Beartooth in fase di registrazione facevano massiccio uso di computer, programmi di editing e software digitali. L’ultimo disco è stato invece registrato a partire soprattutto da una strumentazione di qualità, proveniente direttamente dagli anni ’70, grandi console missate su nastro e masterizzate “off the tape”. Le batterie sono reali, così come le chitarre, fatte passare attraverso veri amplificatori”. Caleb va fiero di “Disease”, e ammette che esso rappresenta un passo importante per la carriera dei Beartooth: lo spingersi verso nuovi livelli qualitativi era una sfida da dover vincere.

Il brano più personale del disco.

“Una delle mie canzoni preferite è sicuramente la traccia di chiusura “Clever”. Solitamente parlo per metafore, ma non dico espressamente ciò che penso, lo lascio magari intendere. Bene, in quel brano ho pensato di cambiare completamente la chiave di lettura. Ho scritto esattamente le cose come stavano, non ho lasciato spazio a possibili interpretazioni”. Scelta coraggiosa da parte del frontman dei Beartooth, perché “è piuttosto complicato, mette inizialmente paura non potersi nascondere dietro metafore, per non parlare apertamente di ciò che può dare fastidio. “Clever”, in questo senso, è terribilmente diretta, potente e personale”.

Influenze principali, ieri come oggi.

Sicuramente tra le band più affini al loro genere ci sono sicuramente gli Architects. “E’ un piccolo sogno che si avvera poter condividere con loro il palco, li ascolto da tanti anni”, afferma Caleb. “Poi ci sono i Meshuggah”, un nome che mostra certamente un’apertura mentale da parte del cantante. “La mia band preferita di tutti i tempi sono gli AC/DC, che proprio oggi ha annunciato il ritorno sulle scende ed un nuovo disco in fase di stesura. Sono molto contento al riguardo.” Tra le band emergenti poi Caleb sponsorizza i White Reaper dal Kentucky, in USA, che definisce “per nulla simili al sound dei Beartooth, sono Rock ‘N Roll, ma sono assolutamente incredibili”. “Sono influenzato dal Rock classico, sono cresciuto ascoltando Rock ‘N Roll e metal classico. Ho amato i Pantera e gli Slayer così come i Led Zeppelin. Queste le mie influenze”.

Lo saluto dopo questa piacevole intervista, scompare dietro le quinte. Saluto il tour manager che approfitto per ringraziare tantissimo, per essersi assicurato che io avessi un biglietto per il concerto della sera stessa, come ospite. Poco meno di un’ora ed ecco Caleb sul palco, in formissima e davanti ad una platea davvero numerosa. “Voglio vedere un fottuto circle pit, questo è un fottuto concerto metal” urla, strappandomi un sorriso.

Matteo Galdi

Matteo Galdi

Ho un brano adatto per ogni momento della giornata, ho ogni ricordo importante legato ad una band o ad un disco. Il giorno della laurea mi sono presentato in completo, ma indossavo i calzini degli Iron Maiden che per fortuna non hanno carpito l’attenzione della commissione. Suono il basso in una band satanica, pagana e splatter. Anche se in fondo sono orgogliosamente “prog snob” e vi guardo tutti dall’alto verso il basso, voi che ascoltate solo indie. Amo scrivere, sopratutto di musica, vivo di concerti. Apprezzo l’arte in tutte le sue forme. Proprio per questo amo la Carbonara ed il tiro a giro alla Del Piero.
Matteo Galdi

About Matteo Galdi

Ho un brano adatto per ogni momento della giornata, ho ogni ricordo importante legato ad una band o ad un disco. Il giorno della laurea mi sono presentato in completo, ma indossavo i calzini degli Iron Maiden che per fortuna non hanno carpito l’attenzione della commissione. Suono il basso in una band satanica, pagana e splatter. Anche se in fondo sono orgogliosamente “prog snob” e vi guardo tutti dall’alto verso il basso, voi che ascoltate solo indie. Amo scrivere, sopratutto di musica, vivo di concerti. Apprezzo l’arte in tutte le sue forme. Proprio per questo amo la Carbonara ed il tiro a giro alla Del Piero.

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