Due chiacchiere con Effenberg su malinconia e vecchiaia

L’intervista al cantautore in occasione dell’uscita del suo secondo album “Il cielo era un corpo coperto”

 

Due anni fa Stefano Pomponi, in arte Effenberg, raccontava sulle nostre pagine cosa c’era dietro il suo disco d’esordio. Il cielo era un corpo coperto, uscito da una manciata di giorni, ha affondato ulteriormente le coordinate musicali del cantautore in una onnipresente, autoironica malinconia. Abbiamo scambiato altre due chiacchiere con lui e ci siamo fatti confermare che in fondo facciamo tutti schifo e che, di male in peggio, stiamo anche diventando vecchi.


Sono passati due anni dal tuo esordio “Elefanti per Cena”. In che modo è maturato il tuo scrivere per il tuo secondo album?

Emotivamente non è cambiato molto, sono sempre attratto dalle persone e i rapporti umani. Forse, ho acquisito un po’ di mestiere per quanto riguarda le strutture dei brani, gli arrangiamenti e la sintesi.

“Il cielo era un corpo coperto” sembra meno agitato, più intimo, rispetto al tuo album di debutto. Cosa ti ha fatto sentire l’esigenza di dilatare un po’ i tempi per questo nuovo disco?

Sarà l’età che avanza. No in realtà è avvenuto in modo naturale. C’erano altri pezzi più “agitati” ma li ho eliminati dal disco perché non ero convinto dell’arrangiamento. Ho messo solo i brani che mi sembravano più a fuoco.

C’è anche parecchia più elettronica che in precedenza – cosa che avevi anticipato con il remix “femminile” del singolo “Atlantico”.

Si, in questo disco ci sono molti più suoni elettronici rispetto al mio album precedente. Mi sono sempre piaciuti questo tipo di suoni, soprattutto mi piace un tipo di elettronica dolce e melodica, che adoro mischiare con elementi acustici.

Sicuramente, infine, c’è parecchia ambizione anche per quanto riguarda gli artisti che hanno partecipato alla realizzazione delle tracce. Anche internazionali.

Molte collaborazioni sono nate per caso, le voci femminili sono della cantautrice peruviana LLamamé Fè. Ad agosto era in vacanza nella mia città. Dato che ha una voce spettacolare e un gran gusto, ho colto al volo l’occasione e in una sera abbiamo registrato tutto. Buona parte delle batterie sono invece di Pontus Berghe, un produttore svedese, anche lui un amico. Comunque oltre a me il grosso del disco è stato prodotto da Emmanuele Modestino e Paolo Sodini, con cui collaboro ormai da un paio di anni. Poi c’è Piero Perelli, il batterista che ha registrato “Elefanti Per Cena” che a mio parere ha fatto un grande lavoro sul brano “Lucciole”.

La poetica delle tue tracce rimane sempre in bilico tra un esistenzialismo desolante e un’ironia tagliente. Come nascono i tuoi testi? Quanto c’è di autobiografico?

Mi fa piacere che apprezzi e riconosci l’ironia dei miei testi. Una volta uno mi ha detto che devo prendermi meno sul serio nelle mie canzoni. Comunque si, sono quasi tutti autobiografici, sono il risultato di esperienze e sensazioni personali. La cosa bella della canzone è che è legate al momento in cui viene composta, riflette un’idea o lo stato d’animo in cui ci troviamo, dopo poco noi cambiamo ma la canzone resta. Mi è capitato di scrivere canzoni su sensazioni durate solo pochi secondi, “Quello Che Voglio” ne è un esempio chiaro.

Sul Mare, Altre cose degli Abissi, prima ancora Firenze Mare e appunto Atlantico. Sembra che il mare sia una costante nei tuoi testi.

E’ vero, alla fine ci casco sempre. E’ un elemento strausato nelle canzoni ma è talmente misterioso che in qualche modo riesce sempre ad insinuarsi nei miei testi. Ieri per esempio passeggiavo sulla spiaggia, osservavo i legni e i rifiuti e notavo come tutto ciò che passa dal mare prende una forma diversa, molto più interessante.

Luca Carboni ha disegnato la copertina per Buddha con Napoleone, e come tu stesso hai detto ti ha dato degli importanti consigli. Quali?

Luca è una persona molto sensibile e un grande artista, ha ascoltato qualche brano prima e dopo il mix , abbiamo parlato un po’ di suoni e di arrangiamento. Mi ha dato il suo feedback e sono rimasto contento del fatto che sia stato molto positivo.

Di recente hai collaborato a un’iniziativa di Legambiente, “Economia Circolare”. In un contesto in cui i media si combattono sminuendo o glorificando le iniziative ambientaliste e i #fridaysforfuture, quanta responsabilità pensi abbia la musica nel sensibilizzare riguardo queste tematiche?

Sinceramente non credevo che potesse avere un impatto reale sulla coscienza degli ascoltatori ma un amico mi ha confessato di aver smesso di gettare mozziconi in terra da quando ha ascoltato il brano. Ogni volta che sta per gettare via la sigaretta gli viene in mente la strofa del brano …”la sigaretta lasciata per strada ha fatto spazio ad una nuova veduta”…

Quali sono i tuoi progetti nel futuro più o meno prossimo per portare in giro la tua musica?

Fondamentalmente suonare, sbattersi a cercare date, salire in macchina e andare. Non credo che ci siano tanti altri modi.

Cito te per tirare le somme (colpa tua). Tutto sommato, nel 2019, quanto fa schifo ciò che sei diventato?

Non saprei, dipende dove guardo. In generale in Italia direi che siamo messi malino, le persone fanno abbastanza schifo, che poi non è neanche vero, però si adattano, pensano poco, hanno solo il valore dei soldi e si schierano sempre dalla parte del più forte. Se penso questo direi che facciamo tutti schifo, chi più chi meno. Poi però capita che vai in macchina e al semaforo vedi un lavavetri che durante il verde accudisce dei piccioni dando loro da mangiare e allora capisci che c’è ancora speranza.

Riccardo Coppola

Riccardo Coppola

Sulla linea di confine tra un matematico pragmatismo e una sognante fascinazione per le malinconie musicali e i sofismi esistenzialisti e/o fantascientifici. Suono ogni tanto, scrivo spesso, parlo troppo.
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About Riccardo Coppola

Sulla linea di confine tra un matematico pragmatismo e una sognante fascinazione per le malinconie musicali e i sofismi esistenzialisti e/o fantascientifici. Suono ogni tanto, scrivo spesso, parlo troppo.

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