Intervista ai Folkstone. Caro diario, ti scrivo come è andata

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Scambio telematico di battute tra un giovane anziano e la band autrice di un ottimo album quale Diario Di Un Ultimo

Quindici anni di carriera iniziano a essere tanti, sicuramente sufficienti per guardarsi indietro e per capire che qualcosa è cambiato. Qualche cambio di formazione, il gusto musicale che si evolve, ma le radici rimangono sempre lì, anzi si irrobustiscono. I Folkstone rinnovano il loro amore per quel folk metal italico che da sempre li contraddistingue e di cui da sempre si fanno orgogliosi promotori.

Diario Di Un Ultimo doveva essere, nelle intenzioni iniziali, il primo album solista di Lore, ma è diventato un lavoro di gruppo, oltre che del gruppo. Certo, l’ossatura di buona parte del materiale era già pronta, ma i tendini, la muscolatura sono arrivati dopo. Da anima individuale è divenuta anima collettiva. Questo ha permesso a Diario Di Un Ultimo di risultare coriaceo, non perfetto ma sicuramente d’impatto, che guarda verso i 15 anni passati per prendere con cura la rincorsa verso il salto successivo.

Abbiamo avuto la possibilità di intraprendere uno scambio di battute telematico (ah, la tecnologia…! E, sì, sono cosciente del fatto che il termine “telematico” sia oramai utilizzato solo da ultracinquantenni con la sindrome della “pulizia kontatti”), ed ecco cosa è saltato fuori.

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Ciao ragazzi, benvenuti su In Media Rex! “Ossidiana” è stato pubblicato a più tre anni di distanza da “Oltre… L’Abisso”, mentre “Diario Di Un Ultimo” arriva dopo poco più di un anno dall’ultima vostra fatica. Considerando che è un album bello corposo (14 brani), siete stati piuttosto rapidi. Quale è stato il processo creativo iniziale? Avete in parte utilizzato del materiale già esistente, che per un motivo o per l’altro era stato escluso da “Ossidiana” o da lavori precedenti?

Ciao e grazie! No non abbiamo utilizzato materiale già esistente. Questo album ha avuto una genesi diversa dal solito. All’inizio doveva essere il progetto solista di Lore, quindi la maggior parte della musica e dei testi sono partiti da lui. Per i testi, tra l’altro, ha collaborato anche il primo chitarrista dei Folkstone, Angelo Berlendis. A metà lavoro però Lore ha pensato che l’anima di questo suo progetto potesse essere tranquillamente da Folkstone. Così parlando tutti insieme e ascoltando i pezzi, abbiamo deciso di proseguire facendolo diventare il settimo album di gruppo e siamo davvero contenti di aver intrapreso questa strada. Tutto il lavoro è stato poi sapientemente curato e prodotto dalle abili mani e orecchie di Mauri, che in veste di produttore ha seguito in modo strepitoso tutto il lavoro presso lo studio Crono Sound Factory di Vimodrone (Mi).

Nel 2017 i Folkstone hanno optato un cambio di line up, da cui poi è germogliato “Ossidiana”. Quanto è cambiato l’apporto dei nuovi membri per “Diario Di Un Ultimo”?

Nel 2017 abbiamo salutato solo la nostra arpista Silvia Bonino. Quest’anno hanno preso un’altra strada i nostri compagni di viaggio storici, con cui abbiamo condiviso ogni istante sin dagli albori, Teo e Andrea. Per la parte Live ci seguirà Marco Legnani, polistrumentista con cui ci stiamo trovando molto bene. Detto ciò per quanto riguarda la stesura degli album, è stata sempre in mano a Lore, Mauri, Roby e Teo. Gli altri musici Folkstone davano il contributo di ritocco dovendo poi registrare le parti. Quindi diciamo che l’assetto live e l’assetto compositivo sono differenti.

A livello di produzione è stato fatto un grande lavoro, con un muro sonoro impattante e coriaceo. A chi dobbiamo stringere la mano?

I complimenti li lasciamo tutti al nostro Maurizio Cardullo, che in veste di Produttore ha seguito il lavoro dalla A alla Z. Ha infatti seguito il lavoro dalla pre produzione alla registrazione sino al mix finale. Quindi un lavoro a 360 gradi che noi troviamo davvero eccellente. È stata una scommessa che Mauri ha vinto appieno.

C’è una parte di Naufrago che a livello di arrangiamento (la frase di chitarra a metà brano) mi ricorda vagamente “Orion” dei Metallica. Sono io folle o l’omaggio è voluto? In ogni caso, sappiate che il qui presente scribacchino ha apprezzato la canzone nella sua interezza.

Bene, siamo contenti dell’apprezzamento. No, in realtà non vi è nessun omaggio celato. Non ci siamo nemmeno accorti… Ma tant’è che riteniamo normale che a volte inconsapevolmente si scrivano riff, frasi o che dir si voglia che ne ricordano altre. Il bagaglio musicale che ci si porta dentro riaffiora inconsciamente e all’improvviso.

Sappiamo che, per dirla a là Pino Daniele, “ogni scarrafone è bello a mamma sua”. Tuttavia, se doveste scegliere, quale è il brano di “Diario Di Un Ultimo” verso cui nutrite particolare orgoglio?

Ogni pezzo ha il suo perché, il suo vissuto, la sua storia da raccontare con musica e parole. Non ci piace scegliere o dire quale sia il prediletto. Preferiamo che ognuno abbia il suo e se lo tenga per sé.

Il vostro genere è piuttosto atipico nel panorama italiano. Insieme ai Furor Gallico, siete tra i pochissimi che uniscono sonorità Folk Rock/Metal a testi in italiano. Facendo un doppio salto carpiato all’indietro (coefficiente difficoltà 9.1), da dove nasce questa scelta?

Abbiamo sempre voluto esprimere concetti, emozioni e idee seguendo l’istinto, la quotidianità. La lingua di cui abbiamo padronanza è l’italiano, che con le sue mille sfaccettature offre un panorama immenso e ricco. Quindi perché usare l’inglese, che a dirla tutta manco sappiamo così bene?! Ci teniamo a far capire quello di cui stiamo cantando.

Piccolo aneddoto personale: chi vi scrive vi scoprì un ormai lontano giorno del 2011, eravate sul palco del Live Club di Trezzo. Lì conquistaste un nuovo vostro estimatore. Sono passati 8 anni: cosa è cambiato in voi nell’approcciare i concerti dai primi tempi a ora?

La passione è sempre quella, l’adrenalina sempre in aumento. Un concerto porta sempre una carica emotiva fortissima addosso. Passa il tempo ma l’approccio da festa da condividere con il pubblico carico di energia rimane invariato!

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Siete in giro dal 2004. 15 anni. Praticamente dei ragazzini in piena crisi ormonale. Cosa vi esalta ancora come ai primi tempi? E quale è stato, secondo voi, il momento più bello di questi 3 lustri di carriera (sì, ho usato “lustri” perché fa più figo, ndr)?

Abbiamo vissuto tanto e profondamente, sembra banale ma è così. Abbiamo fatto tanti sacrifici e ne siamo contenti perché ci hanno permesso di arrivare sin qui. Ce ne sono tanti di momenti belli da ricordare, davvero tanti… non sapremmo davvero come rispondere brevemente, ci vorrebbero pagine e pagine. Diciamo che l’ultimo più bello è stato registrare il nostro secondo Dvd Live ad ottobre 2018 (presente nella Deluxe Edition di Diario di un Ultimo), perché racchiude tutto il percorso fatto fino ad oggi. Un palco che rappresenta una vita musicale, artistica, personale… di amicizie, gioie e dolori vissute intensamente insieme e che rimarranno per sempre.

Avete in programma due concerti per presentare “Diario Di Un Ultimo”. Due concerti a cui si aggiungeranno altri appuntamenti in giro per l’Italia, immagino. Potete anticiparci qualcosa a riguardo?

Per ora ci concentriamo su queste due date di presentazione… il resto si vedrà. Un passo alla volta, anzi una pagina alla volta!

Giochino: avete la possibilità di portare con voi un album (vostro o di una band / un artista che stimate) a vostro piacere, MA siete anche obbligati a buttarne via uno. Quali sarebbero le vostre scelte?

Se dovessimo scrivere ognuno i suoi album troveresti delle discrepanze pazzesche. Per il quieto vivere e per marketing diciamo che porteremmo Diario di un Ultimo e butteremmo Diario di un Ultimo. Silenzio e fastidio a vita e via!

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Ultima domanda: vi abbiamo trattato male?

Assolutamente no, anzi ci siamo sentiti trattati molto bene.

Nel salutarci e nel ringraziarvi, a voi le ultime parole (bestemmie, improperi, ringraziamenti, qualsiasi cosa)

Vi aspettiamo il 30 marzo al Live Club di Trezzo sull’Adda (Mi) e il 12 aprile all’Orion Club di Roma per l’apertura di questo nostro “Diario… di un ultimo tour”!

Andrea Mariano

Andrea Mariano

Prigioniero degli anni ‘90, da tempo il soggetto in esame sfrutta il prodigio demoniaco chiamato internet per poter sproloquiare di ciò che lo appassiona e di ciò che lo cruccia, il tutto indossando camicia a quadri, Levi's 501 e Dr. Martens. Ha svolto tutto ciò su SpazioRock.it dal 199... dal 2010 al 2016. Ora è qui (ma va?). Odora leggermente di cavolo (cit. Theme Hospital)
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About Andrea Mariano

Prigioniero degli anni ‘90, da tempo il soggetto in esame sfrutta il prodigio demoniaco chiamato internet per poter sproloquiare di ciò che lo appassiona e di ciò che lo cruccia, il tutto indossando camicia a quadri, Levi's 501 e Dr. Martens. Ha svolto tutto ciò su SpazioRock.it dal 199... dal 2010 al 2016. Ora è qui (ma va?). Odora leggermente di cavolo (cit. Theme Hospital)

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