Naomi Berrill: To The Sky, il violoncello, l’acqua

“La musica è nata per contaminare e contaminarsi”

Dal suolo irlandese a quello italiano, dalla musica classica al pop autoriale: la violoncellista Naomi Berrill scopre l’elemento acqua nel suo secondo disco da solista, To The Sky, e ci racconta le sue idee sullo scopo della musica, le sue ispirazioni, i pro e i contro del comporre da soli.


Ciao Naomi, e benvenuta sulle nostre pagine. Da qualche settimana è uscito To the sky, secondo lavoro a tuo nome. Come ti senti al termine di questo lungo processo che ti ha portato a questo nuovo traguardo?

Grazie, è un piacere! E’ una sensazione strana ma piacevole perché è la fine di un lungo percorso molto intimo, fatto di tempi lunghi e dilatati e che richiede molte energie ma ora inizia un altro momento importante in cui si schiude il baco e diventa farfalla che comincia a volare.

Sei stata attiva per tantissimi anni anche in realtà diverse da quelle dell’album da solista. Cosa ti ha spinto a iniziare questo progetto, due anni fa, con From the Ground?

Ho sentito la necessità di unire la mia esperienza nella musica classica (suonando in un quartetto d’archi), l’anima folk che mi accompagna dall’Irlanda, l’amore verso grandi autori contemporanei (Nick Drake, Nina Simone, Billie Holiday) ed anche l’amore per il jazz che frequento ormai da anni. Mi è venuto naturale mischiare i generi, voglio contaminare per far arrivare a pubblici diversi anche unendo di stimoli diversi dal solito. Mi piace pensare ad un un pubblico classico che si innamora di Nick Drake, uno jazz che che ascolta Purcell…

Non è il primo caso in cui uno strumento tendenzialmente associato al jazz, alla musica da camera, finisce per far da base a una voce e a delle composizioni più soft e accessibili. A chi si rivolge To the sky? Pensi sia un album realizzato per un’audience “colta”; o vuoi raggiungere un pubblico più vasto con questa tua creazione?

E’ rivolto ad un pubblico di ascoltatori curiosi alla ricerca di atmosfere semplici e sofisticate, non penso a chi possa ascoltare la mia musica: è questione di chimica seppur speri di poter raggiungere un pubblico più vasto possibile.

Questo disco è la tua prima esperienza di composizione in solitaria. Hai incontrato delle difficoltà? Qual è stata la cosa più bella del poter plasmare a tua assoluta discrezione le componenti sonore del tuo album? 

Ammetto che non è stata un passeggiata, però qualsiasi ostacolo è stato uno stimolo. L’unico limite avendo due bambini è stato quello del tempo, le ispirazioni non sono programmabili e magari se mi prendevo un paio di ore per lavorarci non era detto che sarebbero state ‘utili’ ma magari l’idea giusta mi veniva poi mentre stavo cambiando un pannolino. Ho imparato a darmi delle scadenze!

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Quali sono le ispirazioni musicali che -sia dal punto di vista della musica classica, ma anche del cantautorato- hanno più influito nella Naomi Berrill compositrice?

Per la classica mi hanno ispirato Purcell e Bach per l’armonia, gli ultimi quartetti di Beethoven per la profondità, Steve Reich per la capacità di ‘ipnotizzare’ con la musica e la freschezza e vitalità di Giovanni Sollima.
Come autori sono innamorata di Nina Simone e Nick Drake, due mostri sacri, ma mi interessano anche molti cantautori meno conosciuti mi ispirano come Noelie McDonnell, Declan O’Rourke che sono entrambi irlandesi, Iacampo, Chris Tyle… la lista è lunga!

Qual è la tematica principale, a livello testuale, dell’album?

Oltre alla tematica principale, quella dell’elemento Acqua, c’è spazio anche per una ninna nanna (Lullaby), e per estratti della Bibbia (Ogni cosa). Come si incastonano nel quadro principale questi frammenti? L’acqua è un elemento liquido ma anche vaporeo, alcuni brani hanno un moto ondoso, gli altri calmi e ondulati… volevo dipingere quadri che avessero quel sapore. Tutto tende verso il cielo: gli alberi, le persone, le idee e le speranze.

A proposito di Ogni Cosa: da dove nasce la scelta di inserire una singola traccia in italiano?

Dopo 10 anni in Italia questo è il mio primo omaggio ad un lingua nata per essere cantata, ma voglio fare un passo alla volta. Forse un giorno farò un album intero, ma non c’è fretta!

Sei nata in Irlanda, ma hai costruito gran parte della tua carriera sul suolo italiano. Quali pensi siano le cose più importanti che il territorio musicale italiano abbia potuto darti? Al contrario, c’è qualcosa che secondo te manca, nella nostra cultura musicale e nell’approccio a questa forma d’arte?

Sono abituata bene in Irlanda, per noi la musica è un modo di stare assieme, si suona a casa, nei pub, alle feste in famiglia, a scuola. La prima volta che sono stata a una session di musica irlandese in un pub in Italia ci hanno chiesto di compilare i fogli per la SIAE… uno shock culturale! C’è moltissimo talento in Italia ma non ci sono posti dove la gente può trovarsi e suonare senza secondi fini.
In Italia ho conosciuto musicisti di altissimo livello ed un pubblico molto colto. Poi i luoghi, la natura e l’arte che è incredibile fonte di ispirazione.

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Il tuo nome è legato a molti eventi che esplorano le città e le regioni in cui vivi e lavori: dalla presentazione dei brani dell’album in botteghe artigiane di Firenze, al festival High Notes sulle Alpi Apuane. Credi che la musica possa essere un forte strumento di valorizzazione delle realtà che ci circondano, o viceversa?

Direi entrambi, la musica è nata per contaminare e contaminarsi, può essere la colonna sonora di tanti momenti, tante realtà ed è bello poter stimolare o farsi stimolare da altri luoghi o arti.

Hai ulteriori progetti live per quanto riguarda i pezzi di To the sky? Qualche concerto “tradizionale” in agenda?

Il 5 di novembre ho lanciato l’album e alcuni brani sono stati accompagnati da dei quadri danzati e coreografa da due giovane danzatori che fanno parte della compagnia Virgilio Sieni. Avevo con me anche una violoncellista e violinista per suonare le arrangiamenti dei brani per più strumenti.Nel anno nuovo ci saranno delle repliche di questo preformance a Milano e a Roma.
A gennaio e Febbraio presento l’album in Irlanda (Galway e Dublino) e poi per St.Patrizio a marzo sarò in Sicilia per presentarlo in solo. Abbiamo anche creato un piccolo film documentario delle performance nelle botteghe a Firenze che viene presentato con alcune canzoni fatto anche dal vivo nella sala del Cinema e questo sarà un modo alternativo per girare con la musica di ‘To the Sky’.

Riccardo Coppola

Riccardo Coppola

Sulla linea di confine tra un matematico pragmatismo e una sognante fascinazione per le malinconie musicali e i sofismi esistenzialisti e/o fantascientifici. Suono ogni tanto, scrivo spesso, parlo troppo.
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About Riccardo Coppola

Sulla linea di confine tra un matematico pragmatismo e una sognante fascinazione per le malinconie musicali e i sofismi esistenzialisti e/o fantascientifici. Suono ogni tanto, scrivo spesso, parlo troppo.

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